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“Exodus”, la Bibbia secondo Ridley Scott

L’attesissimo “Exodus – Dei e Re”, nei cinema dal 15 gennaio, non è un remake del classico “I Dieci Comandamenti” (1956) di Cecil De Mille. Lo ha precisato in più occasioni Ridley Scott, il regista del kolossal biblico, che confeziona una pellicola rivolta sì ai cristiani ma anche a chi religioso non è.

I miracoli raccontati, infatti, a cominciare dalla mitica apertura delle acque del Mar Rosso, ma anche quelle che furono le Piaghe d’Egitto, troveranno sullo schermo una spiegazione innanzitutto scientifica. Vedere per credere.

La storia si sofferma sul legame fraterno che si crea tra Mosè (Christian Bale, che dopo aver rifiutato la parte di Noè in Noah, si ritrova comunque in un “bible movie”) e il futuro Faraone Ramses (Joel Edgerton, già visto ne Il Grande Gatsby) , dalla cui famiglia viene allevato l’uomo destinato a guidare il popolo ebraico verso la salvezza.

Il cast è di prim’ordine: oltre all’ex Batman Bale e al lanciatissimo Edgerton, ci sono Sigourney Weaver, attrice feticcio di Scott dai tempi di Alien (1979), chiamata ad impersonare la Regina egizia, la moglie di Seti, che conta invece sulle fattezze di John Turturro. E ancora Ben Kingsley e Aaron Paul, volto noto ai fan della serie tv Breaking Bad, qui col ruolo di Giosuè.

Proprio la scelta di questi attori ha destato qualche polemica, poiché troppo bianchi per raffigurare al meglio le genti dell’antico Egitto. Polemiche anche in merito alle imprecisioni storiche e religiose che hanno spinto Egitto, Emirati Arabi e Kuwait a non distribuire il film.

Il regista de “Il Gladiatore” ha definito questa sua opera “la più grande” ma c’è un altro motivo per cui ne va fiero:  per la prima volta affronta pubblicamente la questione di suo fratello Tony, regista e produttore morto suicida nel 2012. Fa comparire infatti alla fine di Exodus, sullo schermo nero, la scritta: “A mio fratello Tony Scott 1944 – 2012”.

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