Italia

Polemiche caso Eternit. Renzi: “Cambiare le regole sulla prescrizione”

 Torino. È bufera di polemiche dopo l’annuncio della prescrizione del maxi-processo Eternit, che ha annullato la sentenza di condanna a 18 anni per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny.

Grande delusione per i parenti delle oltre duemila persone, morte per inquinamento da amianto, che hanno deciso di protestare. Il sindaco di Casale Monferrato, nell’alessandrino, ha deciso di proclamare il lutto cittadino e di scendere in piazza per chiedere l’annullamento della prescrizione.

Il responsabile legale dell’Associazione familiari vittime dell’amianto, Paolo Liedholm, ha così commentato la decisione della Cassazione: “Di fronte a una storia così che vede ancora oggi persone che muoiono a ritmo di 50-60 l’anno, dire che tutto questo è prescritto, quando in realtà sappiamo che l’apice non è ancora arrivato e sarà solo tra 15 anni, è una cosa paradossale, assurda e che ci fa fare davvero una brutta figura agli occhi del mondo. Ma ricominceremo sin da subito a lottare- assicura il legale -Per altro so che la Procura di Torino sta già pensando a un Eternit bis; e, se il motivo di questa sentenza è la prescrizione, allora si farà un altro processo in cui questa volta verranno contestati gli omicidi. Almeno per quelli, si spera non ci sarà un discorso di prescrizione perché naturalmente si consumano nel momento in cui si verifica la morte, e a quel punto vedremo se finalmente in questo Paese si può avere un minimo di giustizia”. Alcuni familiari avrebbe definito la sentenza “inaspettata e demenziale”.

La vicenda riapre le porte alla problematica della riforma della giustizia e di un intervento sui tempi di prescrizione dei reati. Renzi: “Cambiare le regole sulla prescrizione. Da cittadino mi colpiscono le interviste ai familiari e mi fanno venire anche un po’ di brividi. Perché mostrano un’abilità straordinaria perché credono nella giustizia più di quanto ci creda talvolta un servitore dello Stato e continuano a combattere non perché le morti siano consolate, ma per l’idea di attaccarsi fortemente alla giustizia come etica di un Paese. E’ un dolore e una bellezza senza fine”.

Polemiche anche in Parlmento, dove il capogruppo Pd, Luigi Zanda, ha dichiarato: “Credo che questa sentenza debba essere da noi commentata e desidero manifestare il mio profondo dissenso verso il modo in cui la legge è stata interpretata. Dissento perché è stata interpretata diversamente da quanto è accaduto nei due precedenti gradi di giudizio e dissento per un motivo sostanziale: il cancro determinato dall’amianto è una malattia che può dare i suoi effetti nefasti decine di anni dopo, fino a trent’anni da quando il cittadino, il lavoratore è stato contaminato. È un reato quindi che, se dovessimo applicare la prescrizione con questi metodi, potrebbe essere realmente, sostanzialmente, perpetuamente impunito e francamente penso che questo non possa essere l’obiettivo del legislatore. Noi abbiamo il dovere di rimettere mano alle regole della prescrizione e questo è un dovere che il Parlamento deve considerare prioritario, ma in questo momento, nella giornata di oggi, abbiamo il dovere di dire che dissentiamo fortemente da questa decisione della Corte di cassazione”.

Ribatte Donato Bruno di Forza Italia: “Anche noi siamo molto vicini ai parenti delle vittime di quelle tragedie che si sono verificate negli anni, ma invece di commentare la sentenza, credo che dovremmo commentare, e quindi tenere delle riunioni ad hoc, l’andamento dei processi in Italia. È troppo facile oggi dire che la Cassazione ha assolto i colpevoli: la Cassazione ha applicato la legge, perché quando la legge prescrive, per un reato, il decorso di un numero di anni quasi illimitato e non si arriva ad esprimere una decisione, si deve parlare di mala giustizia. Non si tratta, però, di una mala giustizia dipendente dal giudizio della Cassazione, bensì da quello che il Parlamento non riesce a fare in riferimento alla abbreviazione dei termini che ci devono essere. Questo è l’impegno che il Parlamento deve assumere. Questo è ciò che questa sentenza ci deve insegnare, perché non è più possibile che fatti gravissimi come questi possano essere coperti dalla prescrizione, senza nessun responsabile”.

“Bisogna capire bene – ha aggiunto – quando i magistrati ritengono di correre in alcuni processi e quando invece per taluni processi ritengono che bisogna rallentare la marcia. E allora, senatore Zanda, non speculiamo su un fatto così grave, rispetto al quale credo che tutto il Parlamento sia d’accordo nell’essere vicino ai parenti delle vittime. È anche vero che se un monito deve venire da quella sentenza, il monito è solo per noi, per le nostre responsabilità, perché non siamo riusciti negli anni ad approvare quella necessaria riforma sulla giustizia che metta al centro non l’avvocato, non il magistrato, ma il cittadino. Oggi si tende molto spesso a dare alla magistratura una copertura che non le è dovuta”.

Il Movimento 5 Stelle attacca: “Quella è la legge e il magistrato è tenuto ad applicarla- ha sottolineato Carlo Martelli -Ma la colpa di questa legge, però, è vostra non del magistrato perché la legge sulla prescrizione l’avete votata voi. Il Movimento 5 Stelle non ha partecipato a questa cosa. Quindi nel momento in cui voi vi dissociate da cosa vi dissociate? Da voi stessi? Una dissociazione del cervello? La bocca dice una cosa e il cervello ne dice un’altra?”.

Intanto, c’è indignazione sul web. Su Twitter l’hashtag #eternit è al primo posto tra quelli più utilizzati, i commenti sono tutti negativi. Sono tre le inchieste aperte sul caso Eternit: la prima in cui il magnate svizzero è indagato per omicidio volontario di 213 persone; la seconda si rifersice agli italiani deceduti dopo aver lavorato negli stabilimenti in Svizzera e Brasile; il terzo riguarda l’amiantifera di Balangero, in provincia di Torino, la più grande cava d’amianto d’Europa.

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