Esteri

Clima da guerra fredda: la Russia vuole nuove basi militari all’estero

 Mosca. Sembra una di quelle notizie che venivamo diramate ai tempi della guerra fredda. Eppure oggi il governo russo punta ad espandere la sua presenza militare all’estero, creando delle basi in vari Paesi, tra cui Cuba, Venezuela, Nicaragua, Seychelles, Singapore, Vietnam.

Lo ha annunciato il ministro della difesa russo Serghiei Shoigu. “I colloqui sono in corso, stiamo siglando documenti importanti”, ha rivelato, precisando che i negoziati non riguardano solo le basi militari, ma anche la possibilità di visitare porti in questi Paesi a condizioni favorevoli, come pure l’apertura di siti di rifornimento per i bombardieri strategici in pattugliamento.

Attualmente Mosca ha una sola base navale fuori dall’ex Unione Sovietica, a Tartus, in Siria, ma il suo destino resta incerto, a causa della guerra civile in corso nel Paese. Nel 2002, Mosca chiuse la sua base navale in Vietnam e quella radar a Cuba per motivi finanziari, ma da metà anni 2000 la Russia ha cominciato a rilanciare la sua marina e la sua aviazione militari, anche per proiettare l’immagine del Paese all’estero e per proteggere i suoi interessi nazionali nel mondo.

Nell’ex Urss, Mosca ha basi militari in Kirghizistan, dove sono stati dislocati anche paracadutisti, in Tagikistan, dove la brigata si è trasformata in divisione, e nelle due regioni georgiane separatiste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud, mentre quest’anno sarà dispiegato un reggimento dell’aviazione (caccia) in Bielorussa.

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