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False polizze assicurative, 17 arresti contro il clan dei casalesi

 Napoli. 17 persone sono state arrestate, giovedì mattina, dai carabinieri del Ros e dei comandi provinciali di Napoli, Caserta e Benevento in quanto ritenuti organici ad un’organizzazione dedita alla produzione e commercializzazione di false polizze assicurative per la Rca, riportanti il logo di note compagnie del settore, come Unipol, Sara Assicurazioni, Generali Assicurazioni.

Devono rispondere, a vario titolo, di reati quali associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione e porto illegale di armi da sparo. L’operazione scaturisce da un’attività investigativa su un’articolazione dell’organizzazione, riconducibile all’ex superlatitante Michele Zagaria, operativa prevalentemente in provincia di Caserta e con ramificazioni in diverse zone del territorio nazionale.

Gli indagati. Vincenzo Bruno, 45 anni, di Caserta; Dionigi Catena, 25 anni, di Villa Literno; Ulderico Ciccarelli, 38 anni, di San Cipriano d’Aversa; Nicola Coppola, 33 anni, di San Cipriano d’Aversa; Maurizio D’Avino, 40 anni, di Benevento; Giovanni di Bernardo, 35 anni, di Villa Literno; Nicola Luongo, 35 anni, di Succivo; Giovanni Di Nardo, 36 anni, di Mugnano di Napoli, già detenuto; Giovanni Daniele Di Puorto, 38 anni, di Casal di Principe; Michele Fontana, 44 anni, di San Cipriano, già detenuto a L’Aquila; Fioravante Garofalo, 58 anni, di Casapesenna; Giuseppe Massimilla, 45 anni, di Cancello Arnone; Massimo Mincione, 38 anni, di Macerata Campania; Luigi Moraca, 46 anni, di Giugliano; Massimo Racioppoli, 39 anni, di San Tammaro; Luigi Sportiello, 49 anni, di Giugliano, già detenuto; Armando Zara, 44 anni, di San Cipriano.

Le indagini hanno consentito di fare emergere come il sodalizio sin dagli inizi di settembre 2011 avesse destinato risorse economiche, uomini e mezzi per produrre, e poi commercializzare, polizze false nei territori di Casapesenna, San Cipriano e località limitrofe. In poco più di sei mesi di intercettazioni ambientali e telefoniche, supportate da servizi di osservazione e di pedinamento, il Ros ricostruiva la genesi dell’attività e ne delineava l’estensione in una vasta area della provincia di Caserta, rilevando significative analogie con gli esiti di una precedente indagine, svolta su una articolazione del medesimo sodalizio dedito alla gestione di piattaforme informatiche destinate all’esercizio dell’attività di scommesse clandestine sulle partite di calcio e sui principali eventi sporti nazionali e mondiali.

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E’ inoltre emersa l’imposizione di una tangente di 6mila euro mensili al gestore di un Internet Point sui proventi derivanti dalla omologa attività di commercializzazione di polizze assicurative Rca false, richiesta sotto la regia di una persona ritenuta, secondo la ricostruzione accusatoria, affiliata al clan “Mallardo” di Giugliano in Campania (Napoli).

Le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno svelato come in poco tempo l’attività criminale si fosse progressivamente estesa attraverso il ricorso a sistemi informatici e a specifici programmi all’uopo creati, nonché attraverso una suddivisione di compiti tra tutti i soggetti coinvolti, tra cui concessionari di auto e agenti assicurativi. I numerosi riferimenti ai detenuti e alle loro famiglie hanno consentito di accertare come una quota dei proventi dell’attività che andava ad alimentare le casse del gruppo camorristico fosse destinata a sostenere economicamente le famiglie degli affiliati detenuti.

Gli investigatori si sono giovati del rilevante contributo di un collaboratore di giustizia coinvolto, fino al momento del suo arresto, in tutte le attività criminali del gruppo casalese costituito dalle famiglie Iovine, Zagaria e Venosa. Le sue dichiarazioni, infatti, si sovrapponevano perfettamente agli esiti delle indagini del Ros, consentendo di delineare il ruolo degli indagati nell’associazione per delinquere e la destinazione dei proventi che andavano ad alimentare le casse del sodalizio camorristico.

Individuati i siti internet utilizzati per la realizzazione delle polizze riportanti il logo di compagnie del settore (Unipol, Sara Assicurazioni, Generali Assicurazioni) e ricostruita la ramificata rete di associati che, sfruttando la copertura delle attività ufficiali esercitate – carrozzerie, concessionarie di auto, agenzie di assicurazioni – le commercializzavano, acquisendo, attraverso il diretto e continuativo rapporto con gli esperti informatici, le informazioni necessarie per la produzione delle polizze false da destinare al mercato.

Verificata, infine, la particolare diffusione del fenomeno per il rilevante numero di polizze false smerciate e per la consequenziale la circolazione di un gran numero di veicoli sprovvisti della necessaria copertura assicurativa.

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