Aversa

Shoah, “Quel che è Stato”: incontro con Alberta Levi Temin

 Aversa. “Treni e treni di uomini, donne e bambini, stipati in carri bestiame, scaricati sulle rampe dei Lager ed avviati alle finte docce dove venivano uccisi con un gas letale”: fu questa la sorte che toccò ad ebrei e a coloro che rifiutarono le leggi razziali durante la seconda guerra mondiale.

Si svolgerà il 26 gennaio, alle ore 17.30, la manifestazione pubblica in ricordo della Shoah “Quel che è Stato”, presso la Libreria “Il Dono” Piazzetta don Peppe Diana, Aversa. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Migr-Azioni, Associazione Convergenze – Libreria “Il Dono”, Presidio Libera “Zi GENNà”, Legàmi Aps e Un forum per il Cambiamento, vedrà la partecipazione di Alberta Levi Temin testimone della persecuzione degli ebrei. Quest’anno anche Aversa contribuisce alla conservazione della memoria, tramandando tra i giovani ilvalore della pacecontro ogni forma di intolleranza, odio e non rispetto della vita.

“Lavorare senza tregua per una umanità dove tutti gli uomini possano riconoscersi fratelli” con questo messaggio conosceremo la storia di una scampata all’opera distruttiva della dignità umana. Alberta Levi Temin, nasce a Ferrara e in seguito, per sfuggire ai tedeschi dopo una prima retata ove furono presi 23 giovani ebrei, si trasferisce a Roma con la famiglia. Ospite di una zia dopo tre giorni arrivano i fascisti e portano via la madre, la sorella, gli zii e i cugini mentre lei si salva per miracolo. Contattato il padre riesce a nascondersi in casa di amici dove il giorno successivo furono raggiunte dalla sorella e dalla madre , scampate dalla deportazione nei campi di concentramento.

Nel 1945 sposa Fabio Temin e si trasferisce a Napoli per lavoro. Conosce il Movimento dei focolari e con amici ebrei e cristiani fonda l’Associazione Amicizia ebraico-cristiana, una delle realtà più vive a Napoli nel dialogo interreligioso. Alberta è considerata una delle maggiori testimoni del mondo ebraico e ha dedicato gran parte della sua vita ai giovani per raccontare loro i tanti orrori commessi durante la guerra mondiale.

“Qualcuno ha detto che non era vero niente, che non era successo niente. Allora ho capito che dovevo raccontare, che avevo il dovere di far conoscere alle nuove generazioni quello che avevamo vissuto”. È da questa testimonianza Alberta diventa portavoce di quei milioni di uomini, donne e bambini che furono portati nei campi di concentramento e lì barbaramente uccisi. “Rispetto per la mia cultura e per tutte le culture degli altri”: è questo il messaggio che ci lascia Alberta Levi Temin, scampata ai campi di concentramento e che attivamente lavora per diffusione della cultura della pace tra le giovani generazioni a favore del dialogo interreligioso e interculturale.

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