Aversa

Emergenza barelle all’ospedale “Moscati”: il video di un lettore

 Aversa. Emergenza barelle all’ospedale “Moscati”. Per superarla il responsabile della medicina generale e medicina d‘urgenza chiude il reparto ai ricoveri ordinari.

A segnalare il problema delle troppe barellei parenti dei ricoverati che nella giornata domenicale si sono recati in visita ai familiari trovandoli alloggiati in barelle depositate nel corridoio.

“Personalmente, ho contato otto barelle nel corridoio, quattro nello spazio poco distante dal banco dei medici e qualche barella sparpagliata all’interno delle camere. In totale credo fossero una quindicina”, scrive in una mail trasmessa, con tanto di video, alla redazione un lettore che si è recato in visita ad uno zio ricoverato nel reparto di medicina che, da tempo, riunisce anche la medicina d’urgenza.

Per il lettore è uno scandalo perché la collocazione della barelle cancella ogni diritto alla privacy dei pazienti barellati che effettuano terapia, praticamente, con gli spettatori. “Perché – dice – se occorre fare una iniezione, una flebo o una qualsiasi altra operazione medica i visitatori di chi è ricoverato in una stanza vengono invitati ad uscire, si chiude la porta e medici e infermieri lavorano senza sguardi indiscreti ma se si è su una barella, all’interno del corridoio, tutto questo non può avvenire dal momento che non si può far uscire dal reparto tutto il pubblico mentre si cambia un catetere, giusto per fare un esempio”.

“E poi – aggiunge – mi chiedo come sia possibile assistere correttamente con il personale calcolato per soddisfare le esigenze dei ricoverati che, stando a quanto riferitomi da infermieri, dovrebbero essere 28 essendo 28 i posti letto, quei 28 e una dozzina abbondante più visto che oggi (ieri per chi legge) ci sono 15 ricoverati in più, arrangiato su altrettante barelle”.

“C’è poi da dire che questo numero potrebbe aumentare perché, se il reparto è anche medicina d’urgenza, nel corso della notte chissà quanti altri ricoveri potranno essere effettuati. È un fatto normale o ci dobbiamo preoccupare?”, conclude la mail. Giriamo la domanda alle autorità preposte a dare risposta.

VIDEO

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