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Capodrise, Cecere (Udc) apre alla minoranza su Puc e Pip

 Capodrise. “La vera sfida che l’Udc vorrebbe affrontare oggi è quella di tessere un filo che unisca tutti gli amministratori di buona volontà, senza lasciarsi condizionare dai pregiudizi e dagli interessi si parte”.

Esattamente in questi termini si è espresso Angelo Andrea Cecere. Il segretario dell’Udc, venerdì sera, è intervenuto all’applauditissimo “question time” tra il sindaco Angelo Crescente e i cittadini, organizzato dal centro studi “Alcide De Gasperi”. A fare gli onori di casa il presidente del “De Gasperi”, Salvatore Liquori, e la portavoce del sodalizio, Tina Raucci. Le parole di Cecere assumono un peso politico e amministrativo rilevante, essendo l’Udc il partito di maggioranza nella maggioranza, nei cui valori si riconoscono il sindaco stesso, il presidente del consiglio comunale Enzo Negro, gli assessori Gaetano Argenziano e Giuseppe Montebuglio e il consigliere Antonio De Filippo.

“Capodrise – ha spiegato il leader dei moderati – si trova in una fase delicata: bisogna rimettere mano all’area per gli insediamenti produttivi, con l’auspicio che il Pip possa attrarre investimenti e, quindi, occupazione, e bisogna redigere il Piano urbanistico comunale; in altre parole, occorre ridisegnare il volto della città del futuro. Sono due temi, ma ce ne sono tanti altri, rispetto ai quali un governo eletto può intraprendere due strade: la prima è usare la forza dei numeri in Consiglio e fare tutto da sé; il risultato, legittimo, sarebbe una Capodrise a immagine e somiglianza di una parte, per quanto maggioritaria, comunque limitata di cittadini”.

“Poi – ha proseguito Cecere – , c’è la seconda strada. Di certo, più impervia ma più appagante e rispettosa del concetto di bene comune: provare a coinvolgere gli altri. Distaccarsi da ogni forma di autoreferenzialità e aprirsi alle forze di minoranza. Dentro un quadro che riconosca la dialettica politica e la diversità dei ruoli, la vera sfida che l’Udc vorrebbe affrontare è quella di tessere un filo che unisca tutti gli amministratori di buona volontà, senza lasciarsi condizionare dai pregiudizi e dagli interessi si parte”.

Il segretario dei moderati non ha ipotizzare, e nemmeno avrebbe potuto, essendo una prerogativa del sindaco, cambi, rimodulazioni, rimpasti negli organi di governo. Si è limitato a dire che “saranno i soggetti che avvertiranno questa esigenza come prioritaria a stabilire le forme e i tempi del reciproco coinvolgimento. Ma io ritengo che un tentativo in questa direzione vada fatto; e va fatto oggi, che la maggioranza è solida, perché altrimenti verrebbe interpretato come un atto di conservazione. Se non altro per affrontare i prossimi anni e gli impegni futuri senza il rimpianto di non averci almeno provato, convinti di aver interpretato il desiderio profondo di ogni cittadino”.

“La crisi economica – aggiunto il segretario dell’Udc – sta inasprendo le differenze tra le classi sociali: i ricchi contro i poveri; le proteste di questi giorni ne sono la prova. E la politica nazionale, anziché di fungere da collante tra i vari pezzi della società, sta creando altri conflitti, come quello tra giovani e vecchi. Come se, poi, la carta d’identità fosse anche una carta di valori che scadono col passare del tempo. Ecco, io mi sentirei meglio se, almeno nella mia città, riuscissi a invertire questa rotta scellerata. Ma da solo – ha concluso – e senza il contributo prezioso di chi ha idee diverse dalle mie, forse, non ci riuscirei”.

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