Esteri

Siria, i dubbi della Russia: “Le prove degli Usa non convincono”

 MOSCA. Obama ha legato un possibile attacco militare in Siria alla decisione del Congresso, ma la tensione internazionale resta alta.

Gli Usa, attraverso il segretario di Stato, John Kerry, ribadiscono di avere le prove dell’uso di gas tossici utilizzati dal regime di Assad contro la popolazione. Ma la Russia non è convinta. “Ci hanno mostrato alcuni materiali che non contengono nulla di concreto e che non ci convincono. Non ci sono né mappe geografiche né nomi. Inoltre ci sono molte incongruenze, restano moltissimi dubbi”, commenta il ministro degli Esteri, Lavrov, secondo cui “non ci sono fatti, ci sono semplicemente dichiarazioni che loro sanno per certo”.

“E quando voi chiedete delle conferme più dettagliate – ha proseguito il ministro di Putin – loro dicono che è tutto segreto e che per questo non possono farci vedere: vuol dire che non vi sono elementi per la cooperazione internazionale”. “Anche quello che ci hanno fatto vedere in precedenza e ultimamente i nostri partner americani, come pure quelli britannici e francesi, non ci convince assolutamente”.

Nel frattempo, la marina militare degli Stati Uniti prosegue nelle operazioni di “accerchiamento” della Siria. Alla portaerei a propulsione nucleare “Uss Nimitz” e alla sua squadra navale, comprendente quattro caccia-torperdiniere e un incrociatore, è stato dato ordine di fare rotta dall’Oceano Indiano verso ovest, attraversando il Mare Arabico in direzione del Mar Rosso. Insomma, nonostante, al momento, non sia previsto un avvicinamento al Mediterraneo orientale, è stato comunque deciso di collocare la flotta nelle vicinanze del teatro operativo qualora fosse “necessario” farvi ricorso in previsione dell’intervento militare.

L’Italia, come annunciato nei giorni scorsi dal premier Enrico Letta e dal ministro degli Esteri, Emma Bonino, propende, invece, per la soluzione diplomatica. Oggi è il ministro della Difesa, Mario Mauro, a ribadire tale posizione: “Credo che lo abbia fatto il Parlamento britannico, assumendosi la responsabilità di un voto che va in questa direzione, e ancor più lo ha fatto il presidente americano che, nonostante abbia prerogative chiare rispetto alla possibilità di impegnare in un intervento armato il proprio paese, ha preferito rimettersi nel dialogo con il congresso all’eventualità di altre opportunità”. “Credo, quindi, – ha aggiunto Mauro – che ci sia in corso una sorta di contagio di ragionevolezza, che non può fare che bene alla comunità internazionale, fermo restando che l’utilizzo di armi chimiche rimane un crimine gravissimo contro l’umanità”.

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