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Trattativa Stato-mafia, assolto Mori: “Il fatto non costituisce reato&quot

mario MoriPALERMO. Assolto il generale dei carabinieri, Mario Mori, nell’ambito del processo trattativa stato-mafia.

L’accusa che pendeva sul suo capo era quella di favoreggiamento aggravato alla mafia: non avrebbe infatti catturato il boss, Bernardo Provenzano, che, nel 1995 era ricercato in quanto latitante. La sentenza, che è stata emessa dal Tribunale di Palermo, è stata trasferita agli atti della Procura, affinchè si possano valutare le posizioni dei principali accusatori di Mori, cioè Massimo Ciancimino e Michele Riccio.

I giudici hanno assolto anche il coimputato di Mori, l’ex colonnello dell’Arma, Mauro Obinu: per entrambi la formula assolutoria è stata “perché il fatto non costituisce reato”. Da parte loro i pm della Procura palermitana,Vittorio Teresi e Nino Di Matteo, esprimono amarezza, spiegando che “adesso si tratta di capire i punti di vista di chi, come il Tribunale, ha analizzato le carte. In tutti i processi si può vincere e si può perdere ma sono importanti le motivazioni”.

Ad esultare è invece il legale dell’imputato, Basilio Lilio, che ha sostenuto che la sentenza possa mettere fine “almassacro mediaticodelle figure di Mario Mori e Mauro Obinu. Eravamo fiduciosi per le carte ma icondizionamenti ambientalici preoccupavano. E’ una vittoria che condivido con mio padre, che ha per lungo tempo portato avanti il processo. Finalmente Mori e Obinu possono essereliberi dalle infamiee dalle accuse”. La sentenza è stata pronunciata, dopo circa sette ore e mezza di camera di consiglio, dalla quarta sezione del tribunale presieduta da Mario Fontana, alla presenza dei due ufficiali.

L’accusaaveva chiesto 9 anni per l’ex generale del Ros Mori e 6 anni e mezzo per il coimputato, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per entrambi. Gli accusati hanno scelto di non commentare la sentenza. Ad ascoltare il dispositivo una decina di esponenti del movimento Agende rosse alcuni dei quali al momento della lettura hanno gridato: “vergogna”.

Più tardi alcuni di loro hanno commentato: “Siamo indignati. Questo processo è ladimostrazione che lo Stato non processa se stesso. Speravamo che potesse accadere, ma anche stavolta non è accaduto. Conoscendo le carte, speravamo in risultato diverso ma sapendo i sistemi di potere che ci sono dietro ce lo potevamo aspettare. Noi continueremo a lottare per la verità”.

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