Italia

Usura: volevano costringere imprenditore a cedergli ditta: sei arresti

 EMPOLI. Sei persone sono state arrestate nelle province di Napoli, Roma e Firenze dai carabinieri di Firenze in un’inchiesta su episodi di usura ed estorsioni con l’aggravante del metodo mafioso.

Gli arrestati sono affiliati al clan camorristico “Gallo-Vangone-Limelli”. L’inchiesta è partita nel luglio scorso dopo la denuncia del titolare di una ditta di trasporti dell’empolese.

Secondo gli investigatori, gli indagati, dietro minacce e danneggiamenti, volevano costringere un autotrasportatore di Empoli, che si era indebitato con loro a tassi usurai, a cedere la sua ditta o a lavorare per loro. Si tratta disei persone,tre uomini etre donne, accusate dei reati di usura ed estorsione entrambi aggravati dal metodo mafioso.

Le attività investigative sono state avviate a seguito della denuncia di un autotrasportatore empolese che ha raccontato nel luglio scorso agli investigatori che nel novembre 2010, a causa della crisi economica, si era trovato costretto a rivolgersi agli usurai. In particolare l’imprenditore era stato avvicinato da due suoi ex dipendenti e dalla moglie di uno dei due, che gli hanno fatto incontrare A.M., dalla quale ottenne un prestito di 50 mila euro pattuendo la restituzione della somma di 3mila euro al mese.

I primi accertamenti hanno permesso di appurare che A.M.è la moglie del reggente di un clan camorristico, operante nel napoletano, allora ed anche attualmente sottoposta al regime degli arresti domiciliari (in quel periodo proprio a Castelfiorentino, presso l’abitazione dei coniugi G. e S.), poiché colpita da ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli insieme ad altre 84 persone, per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso.

Dal mese di gennaio 2012, la vittima, a causa delle perduranti difficoltà economiche e nonostante un pesante ridimensionamento aziendale (riduzione dipendenti e parco veicoli), non riusciva più a pagare regolarmente le onerose rate impostegli dai usurai, che hanno iniziato a minacciare l’uomo, passando poi a danneggiargli i veicoli aziendali e a rubargli il carburante.

In cambio del mancato pagamento delle rate, gli strozzini avevano chiesto all’imprenditore di cedere loro gratuitamente la sua ditta di autotrasporti, o di mettersi a disposizione del clan malavitoso per effettuare viaggi e consegne. Gli investigatori, acquisiti oggettivi ed inconfutabili elementi di colpevolezza e prova a carico dei sei, hanno proceduto agli arresti.

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