Caserta

Scuola, gli studenti occupano il Liceo ‘Diaz’

 CASERTA. Liceo Scientifico Diaz. Il ragazzo
che si occupa della sicurezza mi fa entrare e mi dice di aspettare all’ingresso.

Mentre aspetto i rappresentanti di
istituto, nell’androne dell’edificio scambio due parole con un’insegnante. “La
prego, signorina”, mi dice, “riporti la verità. Troppe menzogne sono state
scritte su questi ragazzi in questi giorni”. Già, si è addirittura parlato di un
incendio divampato nella palestra della scuola. Falsità. I ragazzi protestano, è
vero, ma con assoluto rispetto nei confronti della struttura e di tutti coloro
che, non sentendosi vicino alla causa, decidono di non prendere parte
all’occupazione e di continuare a svolgere regolarmente le lezioni come è nel
loro diritto.

Dopo circa 10 minuti di attesa, mi
viene incontro Ivan Santinelli, rappresentante d’istituto insieme ad Antonio
Vozza e a Raffaele Giovine. Ivan non mi elenca i motivi dell’occupazione. Quelli
li conosciamo tutti. Innanzitutto, la Legge Aprea che fa sentire i ragazzi in
mano ad una cultura che diventa sempre più privata e indirizzata a “chi se lo
può permettere” quando, invece, dovrebbe essere garantita a tutti. Parlando in
rappresentanza di tutti gli studenti, Ivan mi elenca le attività e le modalità
secondo cui questa occupazione è organizzata.

“Non è un’occupazione fine a se
stessa”, afferma, “ma, piuttosto, vuole essere finalizzata a qualcosa di
concreto”. La prima ora di lezione, infatti, è dedicata alla lettura e allo
studio delle leggi e delle proposte di legge che sono tutt’ora al vaglio dei
nostri politici.

Lettura volta alla stesura, da parte
degli stessi studenti, di un documento nel quale specificare i punti su cui sono
in disaccordo e proporre le loro soluzioni. Inoltre, vi sono corsi autogestiti e
corsi gestiti con la collaborazione degli insegnanti. Quest’ultimo punto non è
da sottovalutare. I professori, infatti, appoggiano e sostengono la causa
portata avanti dai loro studenti, convinti dalle loro giustissime motivazioni.

Si tratta del loro futuro, dopotutto.
Non chiedono assurdità, vogliono solo che gli venga garantito il loro diritto
alla conoscenza, alla cultura, unico mezzo per un riscatto sociale e politico.
Fino a quando, infatti, anche la cultura verrà monopolizzata da “i signori del
potere”, resteremo un paese che non sarà in grado di garantire giustizia e
civiltà al suo popolo.

Ed ecco, allora, che gridare i propri
diritti diventa un obbligo morale per chi crede che, ostacolare gli studenti,
sottometterli ad un potere che nessuno ha scelto, ma che è stato imposto,
combattere contro la manipolazione delle coscienze sia un dovere più che un
diritto. Hanno la bellezza, la forza, gli ideali dei 18 anni (o giù di li)
questi ragazzi. Hanno la rabbia di chi vede negarsi, giorno dopo giorno, la
possibilità di costruirsi un futuro. Possibilità che gli è dovuta, come è dovuta
a chiunque la dignità di essere umani. La vita non li spezza! – cantava Venditti
– Questa “lotta” è ancora nostra!

di Roberta
Magliocca

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