Esteri

Obama-Romney: il primo duello tv va al repubblicano

 WASHINGTON. Se Mitt Romney, nel primo faccia a faccia televisivo con il presidente uscente Barack Obama, doveva riuscire a dimostrare di essere all’altezza della situazione e di poter interloquire con l’avversario mettendosi sullo stesso piano, …

si può senza dubbio affermare che il candidato repubblicano ha passato il test. Come da copione, l’ex governatore del Massachussetts fin dalle prime battute si è lanciato all’attacco, obbligando Obama, soprattutto nella prima parte del duello, a giocare in difesa.

Al centro di uno scontro a tutto campo la difficile situazione economica del paese e della classe media americana, il problema della riduzione del deficit e dei conti pubblici su cui gravano le spese per le politiche sociali e soprattutto l’Obamacare, la riforma sanitaria licenziata da Obama nel suo primo mandato. È il formato convenuto per questo primo appuntamento a prevederlo: sei ‘blocchi’ di 15 minuti ciascuno, i primi tre focalizzati sull’economia, il quarto sulla sanità, il quinto sul ruolo del governo e l’ultimo sui programmi dei due candidati.

“Guarda all’evidenza degli ultimi quattro anni. È straordinario – incalza Romney ironicamente – abbiamo 24 milioni di persone senza lavoro o che hanno addirittura smesso di cercarlo, una crescita economica quest’anno inferiore all’anno scorso e l’anno scorso ancora più debole di quello precedente. Non credo che lo status quo vada bene agli americani che oggi stanno lottando”. A parlare è un Mitt Romney particolarmente a suo agio e riposato: completo scuro (come quello dell’avversario) con cravatta rossa, sguardo rivolto verso Obama e atteggiamento sicuro di sé.

Obama, sembra irritato, prende appunti e questo non ‘premia’, soprattutto nella prima mezz’ora del dibattito, perché l’inquadratura a mezzo busto mette in evidenza il suo viso chino sugli appunti e non rivolto alla telecamera o all’avversario. Si difende tuttavia bene ricordando i problemi ereditati dall’amministrazione Bush e i risultati comunque conseguiti, nonostante la crisi economica globale. “Quando sono arrivato nello Studio Ovale – evidenzia – ho trovato mille miliardi di deficit e tutti sappiamo da dove venivano: due guerre pagate con carta di credito, due tagli fiscali e un sacco di programmi di spesa senza coperture e poi una massiccia crisi economica”. “Dovevamo prendere misure d’emergenza per non ricadere in una Grande Depressione e, nonostante tutto, l’abbiamo fatto”, ricorda Obama.

Ma gli scambi più duri tra i due sono quelli sulla ricetta economica per risollevare il paese e sul problematico declino della classe media americana: aumentarne il benessere è una priorità del programma democratico perché, come ha tenuto a ripetere il presidente uscente, “l’America sta bene quando la sua ‘middle class’ sta bene” ed è giunta l’ora di “promuovere un nuovo patriottismo” per quest’ultima. Ma Romney lo gela: in realtà, “le tue politiche economiche l’hanno schiacciata” e comincia a snocciolare dati: “Il prezzo della benzina è raddoppiato sotto questa presidenza, i costi dell’elettricità, degli alimenti e della sanità anche”.

Il confronto continua sul piano della ricetta per riaccendere la locomotiva americana. Un capitolo che ha fatto da perno a tutta la campagna elettorale, sul quale i due candidati alla Casa Bianca sono agli antipodi: la cura di stampo reaganiano – tagli fiscali, privatizzazioni e decentramento agli stati – propugnata da Romney, contro la ricetta di Obama per un ruolo attivo del governo federale capace di correggere le distorsioni del mercato. “Il tuo approccio è quello già sperimentato nel 2001 e nel 2003”, ribadisce Obama criticando il piano da 5mila miliardi di tagli fiscali per le classi più abbienti proposto dall’avversario e ricordando come tagli simili, varati dall’amministrazione di George Bush, abbiano portato alla “crescita dell’occupazione più bassa degli ultimi 50 anni, ai deficit dopo anni di surplus e, infine, alla peggiore crisi finanziaria dall’epoca della Grande Depressione”.

“Basta con le vecchie ricette”, ammonisce Obama ma, ancora una volta, Mitt Romney sferra l’affondo: “Il Presidente non ha capito la mia ricetta”, spiegando senza troppo entrare in dettaglio il suo piano in 5 punti per rivitalizzare l’economia, un percorso che nessuno, a suo avviso, ha percorso prima: rendere gli Usa energeticamente autonomi, rimettere in sesto il bilancio, alleggerire lo stato centrale, ridurre le aliquote per tutti, e non solo per alcuni, cominciando dalle piccole e medie imprese, ridare all’America il lavoro. “Non ho mai parlato di tagli da 5mila miliardi” contrattacca poi Romney sferrando subito dopo un altro affondo: “Il presidente dice che ridurrà il deficit ma intanto lo ha raddoppiato” e, di seguito, “il presidente dice che la classe media deve rialzarsi ma, intanto, alza le tasse e ammazza il lavoro». «Presidente, non è riuscito a ottenere risultati”, afferma.

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