Esteri

Orrore in Siria: 40 corpi giustiziati trovati in una moschea

 DAMASCO. I corpi di una quarantina di persone, giustiziate con colpi di arma da fuoco alla testa, sono stati rinvenuti a Damasco, in Siria.

Lo riferiscono i Comitati di coordinamento locali, precisando che i corpi sono stati trovati nei sotterranei della moschea Omar di Muaddamiya, sobborgo a sud-ovest della capitale. Testimoni e attivisti hanno riferito dell’ingresso di blindati e carri armati dell’esercito nella capitale all’interno della cittadina, roccaforte dei ribelli anti-regime. Secondo le testimonianze riferite dai Comitati di coordinamento, i militari sono penetrati nel primo pomeriggio nel sobborgo protetti dai blindati, dando fuoco ai negozi, alle abitazioni civili e uccidendo sommariamente i civili in fuga. Secondo le ong il bilancio dei morti della giornata di martedì è di 110 vittime, di cui 70 nella regione di Damasco.

Intanto, il governo siriano ha risposto alle minacce di Obama che durante una conferenza stampa aveva parlato di un intervento militare, in caso di uso da parte del regime di Assad di armi chimiche. “Le dichiarazioni dei Paesi occidentali sulle armi chimiche in Siria sono il pretesto per un’invasione”, ha detto il vice premier siriano, Qadri Jamil, responsabile dei negoziatori economici della Siria e a capo di una delegazione ufficiale in visita in Russia. “Una storia pensata all’estero, che ci ricorda la storia dell’Iraq”, così Jamil ha risposto in una conferenza stampa a Mosca ad una domanda sull’ipotesi relativa a possibili armi chimiche presenti in Siria.

“L’occidente cerca una scusa per un intervento armato in Siria. Se questa scusa non funziona, ne troveranno altre. Ma noi diciamo che questo non è possibile”, ha aggiunto. Poi ha aggiunto di essere “disponibile a discutere” le dimissioni di Bashar al Assad, ma solo nel corso di un processo di dialogo nazionale, non come precondizione per lanciarlo.

E da Mosca arriva anche la risposta della Russia: Solo i siriani potranno decidere del futuro della Siria. Sergei Lavrov, il ministro degli Esteri russo, ha ribadito il no di Mosca a interventi esterni sulla guerra civile siriana. Lo scrive oggi l’agenzia di stmapa Interfax. “La riconciliazione nazionale è l’unica possibilità per fermare bagno di sangue il prima possibile e fornre ai siriani stessi le condizioni per sedersi al tavolo negoziale e decidere le sorti del paese senza alcun suggerimento, senza alcun intervento dall’esterno. L’unica cosa che gli attori esterni devono fare è creare le condizioni perché questo dialogo cominci”, ha detto Lavrov dopo un incontro con il vicepremier Jamil.

Una delle peggiori crisi umanitarie del mondo. Così hanno definito gli Usa la situazione in Siria e hanno stanziato 82 milioni di dollari in aiuti. “Ci sono 2,5 milioni di persone che hanno bisogno di aiuti umanitari in Siria e 1,2 milioni hanno dovuto lasciare le proprie case. Si tratta di una delle peggiori crisi umanitarie al mondo” ha dichiarato ad alcuni giornalisti europei, in una conferenza stampa via internet, David Robinson, responsabile dell’ufficio del dipartimento di Stato che si occupa di flussi migratori. In 17 mesi di conflitto, in Siria sarebbero morte 21mila persone.

Nel frattempo, la nota ong “Medici senza Frontiere” ha trasformato una villa nel nord della Siria in un ospedale da campo, dove in due mesi sono state curate centinaia di persone rimaste ferite nel conflitto civile. Secondo quanto riferisce Brian Moller, anestetista australiano, che fa parte di un team di medici e infermieri composto da sette esperti stranieri e circa 50 siriani, l’ong ha impiegato una settimana per istituire l’ospedale. “Potevamo vedere e sentire i bombardamenti quasi ogni giorno”, racconta Moller, spiegando di aver informato il governo siriano della presenza della struttura, ma senza precisare dove questa si trovi. “Non hanno apprezzato la nostra presenza”, ha sottolineato il medico.

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