Santa Maria C. V. - San Tammaro

Sui passi di Falcone e Borsellino: giovani e legalità alla Sun

 SANTA MARIA CV. Il sorriso di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino a fare da sfondo ed una platea di giovani chiamati con le loro scelte a farne rivivere la memoria; questa la cornice in cui si è svolto, stamani, l’incontro “Giovani per la legalità”.

L’amministrazione comunale sammaritana, di concerto con le facoltà di Giurisprudenza e di Lettere e filosofia afferenti alla Seconda Università degli Studi di Napoli, ha dato vita ad un dibattito in cui è stato commemorato il ventennale delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Presso l’aulario di via Perla, diversi relatori hanno dissertato sulla legalità e su come questa caratterizzi l’esercizio della loro professione.

Solo “impiegando tutte le forze migliori delle istituzioni – come diceva Falcone – si può vincere la mafia ed inoltre “la lotta alla mafia non sia solo un’opera di mera repressione ma un movimento culturale che coinvolge tutti”: da questa presupposti il presidente del consiglio civico, Dario Mattucci, ha coinvolto le autorità intervenute. Gli indirizzi di saluto sono passati così al sindaco Di Muro ed al consigliere comunale e provinciale Stellato, quali rappresentanti delle istituzioni politiche, alla preside di Lettere e filosofia Cioffi e al professore Corso per Giurisprudenza. Legalità tuttavia è solo una parola, a volte abusata.

Don Luigi MerolaL’obiettivo è quello di dare forma, sostanza, contenuto ad un termine così omnicomprensivo da risultare per alcuni vuoto. Gli studenti intervenuti hanno cercato di ritrovarla, di vederla rappresentata nel Berretto che aveva tra le mani il tenente della compagnia dei Carabinieri di Santa Maria,Fabio Volpe , nell’uniforme delle Fiamme Gialle impeccabilmente indossata dal colonnello Vincenzo Amendola oppure nel colletto bianco dell’ informale veste talare di don Luigi Merola. I ragazzi hanno potuto apprendere dalle parole emozionate del giovane carabiniere come il rispetto delle regole sia rispetto della libertà e non il senso di repressione che la sua uniforme incute. Tale libertà può essere ottenuta solo con un sistema educativo efficiente, con l’impegno a conoscere le regole, a rispettare l’altro in età scolare.

“La cultura è l’unica forma di chemioterapia che può sconfiggere il cancro della mafia” ha ripreso don luigi Merola. Il parroco di Forcella quando morì Annalisa Durante nel suo poco formale approccio ha insistito sull’asse legalità-scuola. La dispersione scolastica (12mila ragazzi in Campania) foraggia la malavita. Portare in un sistemo educativo giovani problematici, senza abbandonarli al contesto degradato in cui vivono, significa fare l’unico investimento necessario di uno Stato: quello sui cittadini del domani. Sul volto severo del colonnello Amendola, la legalità sa tanto di rigore marziale; la sua uniforme lo impone. Nel suo intervento, però, la liceità non è solo un concetto giuridico ma è un messaggio di speranza. Nel 1992 i compianti magistrati entrarono per la prima volta nelle scuole per dire ai giovani d’allora che c’era la possibilità di cambiare le cose, che potevano scegliere.

La mafia non ha paura della polizia ma della scuola che libera le menti. All’uscita dell’aulario, un gruppo di non ancora maggiorenni si guarda negli occhi e si chiede: e se la legalità indossasse i loro jeans e magliette colorate, parlasse di mare, di facebook e credesse che le mafie possono essere sconfitte con le loro decisioni? Fino a vent’anni fa erano pochi. Paolo e Giovanni, ad esempio, erano due amici che di mestiere facevano i magistrati e che, con il loro lavoro, volevano riscattare l’amata Sicilia dalla malavita. Grazie anche a loro, oggi, ognuno ha la possibilità di scegliere.

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