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Crisi, Napolitano: “Nessuno si salva da solo”. Fmi: “Punto critico”

 ROMA. “Nessuno Stato può salvarsi da solo: chiusure egoistiche e concezioni anguste degli interessi nazionali sono fuorvianti e destinate a fallire”.

A dirlo è il presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato al convegno “Europa federale, unica via d’uscita”. Secondo il Capo dello Stato “si deve dunque muovere nella direzione in cui spingono la crisi in atto e la forza delle cose: quella di un’Europa politica secondo l’ispirazione federale dei fondatori del progetto di integrazione”.Napolitano spiega che “la crisi finanziaria globale culminata nella crisi dell’Eurozona sta mettendo a dura prova la coesione dell’intera unione e le sue prospettive di sviluppo”. Per questo “è improrogabile” puntare sulla crescita ma “cruciale sta al tempo stesso diventando un forte rilancio di volontà politica comune e di operante solidarietà”.

“Uniti – ha aggiunto il presidente – i Paesi e i popoli europei possono affrontare e scongiurare il rischio dell’irrilevanza e della regressione per l’Europa. Uniti, possiamo promuovere uno sviluppo equo e sostenibile, non facendo venire meno il peculiare apporto dell’Europa a una nuova fase dell’evoluzione mondiale”. “È ormai improrogabile – ha concluso Napolitano – un’effettiva mobilitazione di risorse a livello europeo a sostegno della ripresa economica, insieme con un processo convergente di stabilizzazione finanziaria e con la prosecuzione di efficaci riforme strutturali”.

BORSE. Intanto, venerdì mattina avvio di seduta negativo per le principali borse europee, inclusa Piazza Affari. Il Ftse Mib fa segnare in apertura un calo dell’1,15% a 13.595 punti. Perdite che in breve tempo scendono al di sotto del punto percentuale. Poi la situazione migliora e Milano si riporta attorno alla parità. Lo spread Btp-Bund è in rialzo oltre i 422 punti, dopo aver chiuso ieri a 418.

MOODY’S TAGLIA RATING BANCHE. Sui listini pesa anche il taglio del rating di 15 banche di tutto il mondo ad opera di Moody’s. La scure dell’agenzia di rating si abbatte su tutte le principali banche europee ed americane. Quindici in tutto, di cui nove nel Vecchio Continente (da Deutsche Bank a Bnp Paribas) e cinque negli Usa (da Jp Morgan Chase a Goldman Sachs). La decisione era nell’aria da settimane e attesa fin dall’inizio del mese. Con l’euro che reagisce subito male, scendendo ai minimi da cinque mesi sul dollaro a quota 1,2540.

FMI: “PUNTO CRITICO”. E da Washington arriva un rapportorticolo IV sull’Eurozona del Fondo monetario internazionale. La crisi dell’Eurozona, si legge,”ha raggiunto un punto critico” e, nonostante le azioni politiche straordinarie, “il mercato bancario e dei titoli di stato in molte parti dell’Eurozona rimane sotto stress acuto”, sollevando dubbi sulla tenuta dell’unione monetaria stessa. Secondo l’Fmi “azioni determinate e decise verso un’unione monetaria e bancaria più integrata sono necessarie per fermare il calo di fiducia che attanaglia la regione”. Questi passi, continua il rapporto, dovrebbero essere accompagnati da riforme strutturali di ampio raggio, sostenendo la domanda nel breve termine per supportare gli aggiustamenti all’interno della regione.

“CIRCOLO VIZIOSO”. L’istituto nordamericano sottolinea anche che “il contesto economico e finanziario continua a deteriorarsi”, con gli investitori che spostano capitali su terreni più sicuri e tolgono fondi agli stati che ne hanno maggiore necessità. In assenza di meccanismi collettivi per interrompere il circolo vizioso, “il contagio di un ulteriore intensificamento della crisi, con stress sul mercato del credito e tensioni su banche importanti dal punto di vista sistemico, si farebbe sentire a livello globale”.

“OCCORRE UNIONE BANCARIA”. Per questo, l’impegno a completare l’unione monetaria, di pari passo con una maggiore integrazione fiscale e bancaria, “aiuterebbe a ridare fiducia”. La priorità immediata, dice il Fondo, “sono azioni concrete per un’unione bancaria” che porterebbe con sé “una maggiore integrazione fiscale con una condivisione del rischio sostenuta da una più solida governance”. “L’introduzione di una limitata forma di debito comune può essere un passo intermedio verso una integrazione fiscale e una condivisione dei rischi”, conclude il Fmi, per il quale questi titoli di debito potrebbero all’inizio essere limitati a quelli a più breve scadenza ed essere condizionati ad un controllo più centralizzato.

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