Italia

Lega, finisce l’era Bossi: via libera a Maroni

Roberto Maroni e Umberto BossiMILANO. Umberto Bossi ha dato il via libera alla candidatura unica di Roberto Maroni in vista del congresso della Lega.

È quanto filtra dalla riunione del Consiglio federale del movimento padano, riunitosi lunedì nella sede della Lega in via Bellerio, a Milano. Tra i temi all’ordine del giorno la posizione della Lega nel secondo turno delle elezioni amministrative ma soprattutto i congressi nazionali e federali del movimento. A quanto pare il senatur, che aveva annunciato la sua ricandidatura, avrebbe fatto un passo indietro. Sul tema, nei giorni scorsi, all’interno del gruppo dirigente si è cercata un’intesa tra lo stesso ex leader e Maroni. Che a quanto pare sarebbe stata alla fine trovata.

Bossi avrebbe parlato di un accordo che prevede Maroni Segretario con tre Vicesegretari. Uno dei quali dovrebbe essere nominato vicario del segretario, e dovrebbe essere un veneto. Al Senatur verrebbe riservata la carica di Presidente fondatore, una carica che non esiste formalmente nello statuto del movimento. E che avrebbe senz’altro un ruolo di secondo piano rispetto al segretario federale.

Pochi giorni fa Bossi ha detto e poi ripetuto che si sarebbe ricandidato “per forza” alla guida della Lega per evitare laceranti divisioni. Ora, con la stesse motivazioni, cioè “tenere unito il movimento”, è tornato sui suoi passi, dando l’ok all’amico-nemico Roberto Maroni per la candidatura unica alla segreteria in vista del congresso federale di giugno, che decreterà la nuova leadership. Non c’è stata, come ipotizzato alla vigilia, la sigla formale di un documento contenente i termini dell’accordo.

Ma il testo sull’intesa raggiunta sarebbe stato letto durante la riunione, al termine del quale Bossi pronunciato l’investitura di Maroni, come ha confermato Manuela Dal Lago che, insieme a Roberto Calderoli e allo stesso Maroni, forma il triumvirato che guida temporaneamente la Lega: “Bossi ha proposto la sua candidatura a presidente e quella di Maroni a segretario federale”. Non sono in molti, però, sia tra i bossisti sia tra i maroniani, i leghisti pronti a dare per certo che la battaglia sia davvero finita qui e che i giochi siano ormai fatti.

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