Santa Maria C. V. - San Tammaro

“Sangue e Arena” all’Anfiteatro Campano

 SANTA MARIA CV. Nonostante la tappa napoletana della competizione velica sia già terminata, l’onda lunga dell’America’s Cup è giunta fino alle porte di Santa Maria Capua Vetere.

Nell’ambito delle manifestazioni che, a corollario dell’evento sportivo, puntano al rilancio d’immagine del territorio campano, domenica 22, alle ore 10, ed in replica a mezzogiorno, nell’Anfiteatro Campano è prevista la rappresentazione teatrale “Sangue e Arena” messa in scena dalla compagnia “Le Nuvole”. La pièce scritta ed allestita da Fabio Cocifoglia, con Enzo Musicò protagonista, promette di essere un intrigante viaggio nelle schiavitù umane. Dalla Roma imperiale fino ad oggi,attraverso la rivisitazione delle storie di uomini che non si sono rassegnati al loro status di prigionieri, lo spettatore potrà rivivere i loro sforzi profusi nel liberarsi da un destino avverso.

La prima figura tratteggiata sarà quella di Spartaco. Il gladiatore nel 73 d.C ,proprio da qui, lanciò la su crociata per la libertà e, dopo essersi trovato a capo di un esercito di schiavi, tenne in scacco il grande esercito romano fino alla sua morte. In questo viaggio scenico che farà tappa nel mito romano, attraverso la rappresentazione di “Androclo ed il leone”, un posto di rilievo sarà riservato a Iqbal Masih. Il bambino pakistano, dopo anni di prigionia passati a tessere tappeti per le grandi industrie, ebbe il coraggio di ribellarsi e denunciare i suoi padroni. Il “sindacalista dei bambini”, divenuto ambasciatore dei diritti dell’infanzia negata dallo sfruttamento minorile, fu freddato dalla mafia pakistana con due colpi di pistola.

Era il giorno di Pasqua del 1995, Iqbal aveva solo 12 anni. L’Anfiteatro Campano promette di essere lo scenario perfetto per spettacoli che puntano al rilancio dell’ immenso patrimonio archeologico locale . Edificato tra il I ed il II secolo d.C., secondo solo al Colosseo per dimensioni, la costruzione che, lo studioso Perconte Licatese ha definito “Inferno dell’antichità e miniera per i posteri”, sovrasta nella sua autorevole e allo stesso tempo truce magnificenza Piazza I ottobre.

La sua arena fu il palcoscenico dove si consacrarono miti e si consumarono migliaia di vite … Nel periodo di massimo splendore dell’Altera Roma, alle lotte tra gladiatori, che spesso si risolvevano con la morte per acclamazione degli sconfitti,era demandato da parte di imperatori e senatori il compito di raccogliere i consensi della plebe. Nella stesso teatro, sebbene le battaglie navali fossero i giochi più spettacolari, i più macabri erano le finte cacce (venationes). In tal caso si trattava di vere e proprie esecuzioni pubbliche, con gli schiavi inermi che dovevano battersi contro le fiere.

Domenica prossima, inoltre, grazie alla competenza di numerosi archeologi,le morte pietre riprenderanno la loro originale luce ed i visitatori rivivranno le giornate degli schiavi nelle le scuole gladiatorie (l’Antica Capua ne ospitava una delle più importanti della Romània).

La schiavitù nelle sue accezioni moderne è un tema di stretta attualità. Laddove essere “schiavo” ora significa essere “assuefatto” ad un destino ineluttabile ed il futuro dei giovani sembra irrimediabilmente segnato dal pollice verso di un indice di borsa, ricordare le storie di Spartaco, lo schiavo che sfidò Roma e di Iqbal, il bambino che si oppose alla “mafia dei tappeti”,può servire da sprone per rivendicare la libertà di sognare. Anche a costo della vita.

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