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Concordia: conclusa prima udienza con nuova accusa per Schettino

 GROSSETO. La prima maxiudienza per l’incidente probatorio sul naufragio della Costa Concordia si è conclusa con un nuovo capo d’accusa nei confronti del comandante, Francesco Schettino.

Distruzione e deterioramento di habitat all’interno di un sito naturale protetto, ovvero l’Isola del Giglio. A contestare la nuova accusa, per Schettino e gli altri ufficiali a bordo, il procuratore Francesco Verusio. Il reato si aggiunge alle precedenti accuse formulate dagli inquirenti: omicidio plurimo colposo, naufragio, lesioni, abbandono dei passeggeri e omesse comunicazioni alle autorità marittime.

Fin dalle prime ore dell’alba di sabato, centinaia di persone, compresi giornalisti provenienti da tutta Europa, si sono accalcati davanti al Teatro Comunale di Grosseto, luogo scelto per l’incidente probatorio. Nel corso dell’udienza, il gip, Valeria Montesarchio, ha estromesso dall’incidente probatorio tutte le parti diverse da familiari delle vittime, passeggeri ed equipaggio, istituzioni come Regione Toscana, Comune del Giglio, Provincia di Grosseto ed i Ministeri ambiente, interni e trasporti e disposto l’abbandono dell’aula di associazioni come Legambiente, Codacons e Lipu in quanto l’oggetto dell’accertamento era solo il naufragio.

Assenti in aula sia il comandante Schettino che gli altri otto imputati. Il gip ha assegnato il termine di 90 giorni, salvo proroga, per la consegna delle perizie relative all’inchiesta sul naufragio della Concordia, fissando l’inizio delle operazioni peritali per il 9 marzo nell’aula gip del tribunale di Grosseto. La prossima convocazione è prevista per il 21 luglio con la relazione dei periti, incaricati di rispondere ai quesiti proposti dal gip Montesarchio.

Sulla base delle memorie presentate dalle parti (pm e difesa) è stato proposto ai periti un quesito ampio e articolato in 50 punti per accertare le cause del naufragio della Costa Concordia, la sera del 13 gennaio scorso, e per ricostruire nel dettaglio tutte le fasi precedenti al naufragio stesso e successive.

I periti dovranno accertare la dinamica del naufragio e le condotte degli indagati attraverso i dati del Vdr (scatola nera) e dei dispositivi di bordo, ma anche la rotta, le carte nautiche, la conformità della progettazione della nave e le manovre del comandante prima e dopo l’urto, le condizioni di manovrabilità della nave ed il sistema di rilevamento Ais, nonché la prevedibilità delle conseguenze dell’urto con il fondale.

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