Campania

Narducci: “A Pisani davo fastidio, hanno già tentato di infangarmi”

Giuseppe NarducciNAPOLI. Il tentativo di raccogliere informazioni per accusarlo di fare uso di droga, riferito da un pentito di camorra, non rappresenta l’unico episodio per screditare l’ex pm Giuseppe Narducci, oggi assessore alla Sicurezza del Comune di Napoli.

Lo ha sottolineato lo stesso Narducci incontrando i giornalisti all’indomani della pubblicazione dei verbali del collaboratore di Giustizia Salvatore Lo Russo: quest’ultimo ha riferito che l’ex capo della squadra mobile di Napoli Vittorio Pisani, imputato nel processo sul riciclaggio di denaro nel settore della ristorazione, gli chiese di acquisire informazioni sull’acquisto di cocaina destinata al magistrato.

Narducci ha spiegato di essersi recato martedì sera in procura per rendere dichiarazioni ai pm titolari del procedimento in cui è coinvolto Pisani. “E’ fatto notorio a Napoli, in ambienti giudiziari e investigativi, che da 15-20 anni sono considerato da Pisani foriero di molte sue disavventure. Una circostanza che lo stesso Pisani non ha mai nascosto”. Narducci ha ricordato le sue inchieste sul clan camorristico dei Giuliano e sulle collusioni di esponenti della polizia. In seguito ad una sua relazione all’allora procuratore Agostino Cordova, infatti, Pisani finì sotto inchiesta per favoreggiamento (vicenda conclusa con un non luogo a procedere dopo l’imputazione coatta ordinata dal gip) e fu trasferito a Roma.

Dopo l’omicidio di un esponente del clan Giuliano avvenuto nel luglio 1998 – ha riferito l’assessore – fu intercettata una telefonata tra Pisani, all’epoca capo della sezione omicidi della squadra mobile, e il boss latitante Guglielmo Giuliano. Una vicenda definita “anomala” da Narducci, il quale ha sottolineato che il compito di un funzionario di polizia è in primo luogo quello di arrestare un boss latitante della camorra. In quella circostanza il boss, al quale Pisani chiedeva informazioni sul delitto, esprimeva anche pesanti apprezzamenti sul conto di Narducci, “senza del resto che da parte dell’interlocutore venisse mossa alcuna obiezione”.

Narducci ha spiegato di aver fornito ai pm altri “elementi di fatto”: tra questi altri episodi, trasmessi poi all’autorità giudiziaria di Roma, in cui emergeva il tentativo da parte di poliziotti di indurre collaboratori di giustizia a muovere false accuse nei suoi confronti, sempre relative al consumo di stupefacenti. Ricordando l’inchiesta sulla collusione di funzionari e agenti di polizia, Narducci ha affermato che quell’indagine “fu tra le più scomode mai fatte a Napoli”. ”Erano anni difficili, io e altri colleghi indagavamo sui rapporti collusivi tra camorra e forze dell’ordine. Io ero stato individuato come il pm più ostinato nell’attività di indagine e nella ricerca di prove su elementi collusivi”.

Narducci è poi ritornato sulle dichiarazioni del pentito Lo Russo. “E’ lusinghiero che un capo camorra si sia detto sbalordito delle insinuazioni di Pisani e abbia affermato che negli ambienti camorristici ero considerato integerrimo. Io invece non sono sorpreso e sbalordito, ma indignato”. “Narducci lo sa che chi fa il magistrato, il poliziotto o il carabiniere in un certo modo sa perfettamente che oggi le tecniche migliori sono quelle di delegittimare le persone oneste con il fango, la violenza morale e quella della carta da bollo”.

Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, commentando le dichiarazioni di un pentito secondo cui l’ex capo della squadra mobile, Vittorio Pisani, avrebbe indagato sul conto di Giuseppe Narducci, magistrato in aspettativa e attualmente assessore comunale alla Sicurezza. “Da parte dell’Amministrazione, me in testa, c’é massima solidarietà – ha affermato – ma devo dire che bisogna essere abituati a questo”. “La storia personale e professionale di Narducci dimostrano che persona è – ha aggiunto – e probabilmente paga con il fango le doverose e coraggiose inchieste che ha portato avanti da magistrato a Napoli”. “Mi riferisco – ha spiegato infine il sindaco – soprattutto a quelle su infiltrazioni della camorra nelle istituzioni e nella politica”.

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