Italia

Napolitano a Berlusconi: “Dica se ha ancora una maggioranza per governare”

 ROMA.Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con una nota ha chiesto al premier Silvio Berlusconi di dire se c’è ancora una maggioranza in grado di operare.

Il capo dello Stato ha poi manifestato preoccupazione per il voto di ieri che ha visto il governo andare in minoranza sull’articolo 1 del Rendiconto generale del bilancio dello Stato 2010 e sollecitato premier e parlamento a dare una risposta credibile. Il premier domani alle 11 andrà alla Camera per chiedere al Parlamento di rinnovare la fiducia al governo. Berlusconi parlerà domani alle 11 nell’Aula di Montecitorio. A seguire, “presumibilmente porrà la fiducia”, ha detto il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto al termine della riunione dei capigruppo.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini andrà nel pomeriggio al Quirinale per spiegare come sia diventato difficile, vista la situazione in cui versa la maggioranza, garantire il normale andamento dei lavori parlamentari. Fini si recherà al Quirinale dopo che le opposizioni hanno chiesto al presidente della Camera di esporre a Napolitano le ragioni secondo cui non è possibile procedere alle comunicazioni del presidente del Consiglio dopo la bocciatura dell’articolo 1 del rendiconto 2010. “Sono ore abbastanza turbolente per la politica”, ha poi detto Fini.

La nota di Napolitano: “Ho finora sempre preso imparzialmente atto della convinzione espressa dal governo e dai rappresentanti dei gruppi parlamentari che lo sostengono circa la solidità della maggioranza che attraverso reiterati voti di fiducia ha confermato il suo appoggio all’attuale esecutivo. Ma la mancata approvazione, da parte della Camera, dell’articolo 1 del Rendiconto Generale dell’Amministrazione dello Stato, e, negli ultimi tempi, l’innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione, con le conseguenti incertezze nell’adozione di decisioni dovute o annunciate, suscitano interrogativi e preoccupazioni i cui riflessi istituzionali non possono sfuggire”.

“La questione che si pone è se la maggioranza di governo ricompostasi nel giugno scorso con l’apporto di un nuovo gruppo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l’insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei. E’ ai soggetti che ne sono costituzionalmente responsabili, Presidente del Consiglio e Parlamento, che spetta una risposta credibile”, conclude Napolitano.

La giunta del regolamento di Montecitorio intanto ha ritenuto a maggioranza che la Camera non può andare avanti con l’esame del rendiconto di bilancio dello Stato. L’articolo 1, è stato stabilito, preclude i restanti articoli, e l’iter è da considerarsi pertanto concluso. Il consiglio dei ministri è stato convocato per domani alle 9. Intanto il Senato a maggioranza ha approvato la nota di aggiornamento del Documento economico e finanziario (Def). Le opposizioni per protesta non hanno partecipato al voto.

“Dopo la decisione della Giunta per il Regolamento e il messaggio del Presidente della Repubblica, l’unico chiarimento possibile sono le dimissioni del Governo”. Lo afferma il Segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Il Pd vuole la linea dura delle opposizioni davanti allo stallo parlamentare provocato dalla bocciatura ieri del rendiconto di bilancio. Il segretario del Pd ha insistito, nell’incontro con Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli e poi con il presidente della Camera per mettere in atto l’Aventino fino a quando il premier non vada al Quirinale a dimettersi. Ma il Terzo Polo ha preso tempo in attesa di capire l’atteggiamento della maggioranza.

Pier Ferdinando Casini, nel suo intervento in aula alla Camera, si rivolge a Fini , definendolo “presidente ineccepibile”. “Confidiamo – ha detto il leader Udc – che rappresenti questa anomalia al Presidente della Repubblica”. “Ci auguriamo che le parole del presidente Napolitano, come sempre chiare e sagge, siano prese in considerazione dal presidente del Consiglio e dalla maggioranza. Non ci vengano a raccontare che le cose vanno bene e si può andare avanti così. È il momento di cambiare e dare vita a un governo di responsabilità nazionale per il bene del paese”. Così il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. “Auspichiamo ci sia la possibilità – aggiunge Cesa – di fare un governo di larghe intese tra tutte le forze politiche responsabili. Se questo non è possibile perché qualcuno vuole impedirlo, se ne assuma la responsabilità. E allora a quel punto meglio andare a votare prima possibile”.

Il vicepresidente della Camera Antonio Leone (Pdl) parla di “decisione aberrante” da parte della giunta della Camera: “la bocciatura dell’articolo 1 – spiega – non preclude in alcun modo la possibilità di proseguire l’esame del testo.”Con la bocciatura dell’articolo 1 viene bocciato il presupposto dal quale muovere. Situazione, questa sì, assolutamente inedita e rispetto alla quale nessuno dei precedenti può essere invocato”, ha detto in Aula la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro. “La confusione – sottolinea – si misura su uno dei versanti più delicati dell’azione di un Governo, soprattutto in questa fase della storia politica italiana, che è quella di una crisi economica e finanziaria assai grave e della necessità di opporvi provvedimenti che abbiano il carattere della serietà e della definitività dopo il vaglio del Parlamento”.

“Il presidente Fini è stato di parte non avendo consentito al governo di riferire oggi stesso quanto è accaduto. Questo è un atto lesivo della dignità del Parlamento”. Così il capogruppo della Lega, Marco Reguzzoni. “Fini non ha consentito a Berlusconi di venire oggi alla Camera per permettere alle opposizioni di fare le loro riunioni”, prosegue Reguzzoni. Quanto alla “scaletta” stabilita in capigruppo: domani il premier riferirà alla Camera, dovrebbe chiedere con ogni probabilità un voto di fiducia che verrà votata nella giornata di venerdì.

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