Italia

Licenziamenti, Sacconi: “Rischio terrorismo”

Maurizio SacconiROMA.“Il termine licenziamenti facili è falso, il governo sta lavorando alle protezioni dei lavoratori. Mi auguro che anche le imprese, anche collettivamente, facciano la loro parte”.

Lo ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, parlando del tema dei licenziamenti contenuto nella lettera che l’Italia ha inviato alla Ue. Intervistato da Maria Latella su Sky Tg24, Sacconi ha definito la proposta del Pd Ichino (tre anni di protezione per i lavoratori licenziati) “interessante. Con ideee molto simili alle nostre”.

“Ho paura – ha detto Sacconi – ma non per me, perché sono protetto. Ho paura per persone che potrebbero non essere protette e proprio per questo diventare bersaglio della violenza politica, una violenza che nel nostro paese non si è del tutto estinta. L’Italia ha conosciuto l’anomalia di circa 40 anni di terrorismo. Oggi vedo una conseguenza, dalla violenza verbale a quella spontanea e organizzata che mi auguro non arrivi ancora anche all’omicidio, come è già accaduto, l’ultima volta dieci anni fa con il povero Marco Biagi, nel contesto di una discussione simile a quella di oggi”.

“La maggioranza voterà compatta come ha sempre fatto, soprattutto sulle decisioni fondamentali, distratta solo a volte su piccole decisioni”, sostiene il ministro del Lavoro, dicendosi certo che non ci saranno intoppi nella maggioranza nel corso della road map che dovrebbe portare all’approvazione delle misure indicate dall’Italia all’Europa. “Sono pronto a scommettere – ha detto Sacconi – Non ci saranno problemi, assolutamente. La lettera alla Ue ha rappresentato una ripresa vigorosa per la coalizione e per il governo e in Italia non c’è nessuno capace di compiere quegli atti. Tesi testimoniata da un’opposizione che non è disponibile a cambiamenti in materia di lavoro e pensioni”.

“Se fossi Bini Smaghi mi dimetterei. – dice il ministro parlando della questione ancora aperta tra Italia e Bce – Al di là delle regole formali e dell’autonomia dell’istituzione, deve considerare che non è arrivato lì per concorso pubblico e che c’è l’interesse nazionale in gioco”.

BERSANI. “Invito il governo a spegnere la miccia che ha acceso e mettersi a ragionare seriamente – dice il segretario del Pd Pier Luigi Bersani – No a diversivi e alzate di ingegno che aggravano la situazione invece di risolverla. Siamo già nei guai, se accendiamo micce di divisione sociale invece che di coesione registriamo un danno drammatico per il Paese”. “Come si può pensare di incoraggiare le assunzioni licenziando?”. “Ma come si può pensare ragionevolmente, in una situazione come quella che sta vivendo il Paese, che incoraggiamo le assunzioni licenziando? Ci rendiamo conto o no che siamo da un anno e mezzo in una fase drammatica di espulsione dal lavoro e abbiamo centinaia di migliaia di cassintegrati? E ci rendiamo conto che chiunque voglia assumere ha a disposizione la più grande flessibilità che c’è nel mondo? E pensiamo in questa fase che licenziando si assuma? È una cosa che non esiste”. A chi enuncia ricette come la “flexsecurity”, Bersani domanda: “Ma dove sono i soldi? Ci sono i soldi? No. E allora di cosa stiamo parlando? Vogliamo affrontare sul serio una riforma? Iniziamo da un segno netto contro la precarietà: fare in modo che un’ora di lavoro precario venga pagata un po’ di più e un’ora di lavoro stabile un po’ di meno. Poi vediamo il resto. Se si vuol discutere di una riforma seria del mercato del lavoro, come anche ci dice la lettera della Bce che chiede di allestire dei meccanismi, noi la discutiamo. Mentre le ricette facili non vanno bene e deprimono l’economia ancora di più. Queste idee troppo semplici ci hanno portato al disastro”.

FINI. Intanto, il presidente dela Camera, Gianfranco Fini, ha messo in guardia dai rischi di tensioni sociali. “Se, come mi sembra di aver capito, si tende solo a favorire la possibilità di licenziare, c’è il rischio di veder moltiplicare il tasso di disoccupazione. – aveva detto Fini – Mi auguro che il governo non sia così irresponsabile da non confrontarsi con le parti sociali e le categorie economiche per tutelare non solo le imprese ma anche per farle crescere e prosperare. Altrimenti si rischia un autunno caldo che ci farebbe tornare indietro”.

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