Italia

Romano, la Camera respinge la sfiducia

Saverio RomanoROMA.La Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata da Idv e Pd nei confronti di Saverio Romano, ministro dell’Agricoltura. Hanno votato sì alla mozione 294 deputati, mentre i no sono stati 315.

La mozione era stata presentata dopo che i magistrati di Palermo hanno chiesto il rinvio a giudizio del ministro per concorso in associazione mafiosa. “Ci vuole una commissione d’inchiesta sul comportamento dei magistrati”. Lo ha detto, a quanto si apprende da fonti di maggioranza, il premier Silvio Berlusconi parlando ad alcuni esponenti del Pdl.

Incontrando diversi parlamentari nel corso del voto sulla sfiducia a Romano, il premier è tornato a parlare delle inchieste a suo carico, ribadendo di sentirsi perseguitato. Il premier avrebbe dunque deciso di andare in televisione per parlare agli italiani. Berlusconi, riferiscono ancora alcuni parlamentari del Pdl, avrebbe detto che se fino a ora non è andato in tv è perché lo hanno frenato i suoi legali. Gli avvocati mi hanno consigliato fino adesso di stare tranquillo e non fare dichiarazioni sull’argomento, avrebbe detto il premier, per poi aggiungere rivolto ad alcuni deputati: ma voi immaginate quanta voglia ho di dire quello che penso veramente e prima o poi un giorno lo farò.

Il Cavaliere, riferiscono, è molto amareggiato per il balletto delle Procure di questi giorni e l’accanimento giudiziario contro la sua persona. C’è un clima che non mi piace, vogliono farmi fuori, ma finché ho la maggioranza in Parlameno non vado da nessuna parte, avrebbe detto, stanco degli attacchi arrivati da più parti in questi giorni.

“In un momento così difficile per l’Occidente, per l’Europa e per l’Italia mi piacerebbe che si mettessero da parte i contrasti e gli scontri e si lavorasse tutti insieme per rilanciare l’economia e per portare l’Italia fuori da questa crisi”, aveva detto poco prima Berlusconi al Tg5 rispondendo alla domanda sul regalo che vorrebbe per il compleanno. Berlusconi si è detto comunque “molto soddisfatto” del voto a Montecitorio. “Anche perché – spiega il presidente del Consiglio a Saverio Romano, che riceve dopo la votazione, ci sono stati 315 voti con le assenze giustificate e questo significa che la maggioranza è a 325 e si possono fare le riforme”.

Al voto sulla mozione di sfiducia per Romano ci sono stati 19 assenti di cui 2 di Fli (Tremaglia e Buonfiglio), 7 del Pd (6 Radicali che non hanno votato per protesta, più Marianna Madia che ha appena partorito), 6 del Pdl, 1 dell’Udc. Tra gli assenti anche Calogero Mannino (Mpa), Roberto Commercio e Antonio Gaglione del gruppo Misto.

Al suo arrivo in Aula a Montecitorio, il leader leghista e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, si è andato a sedere accanto al ministro Romano, che ha seguito fin dall’inizio il dibattito sulla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni nei suoi confronti. Insieme a Bossi è entrato in aula anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Come è andata? “Normale. I primi a fare casino sono i magistrati”. Così Umberto Bossi dopo il voto dell’Aula. “I magistrati prima dicono sì e poi non fanno andare avanti i processi”, aggiunge il leader della Lega Nord.

Felice ovviamente anche il ministro Romano, che attacca gli ex amici dell’Udc. “Sono molto amareggiato, è stato disperso un patrimonio di garantismo”, rileva. Nella propria replica, l’imperturbabile ministro siciliano (lasciato solo per un un bel po’ dai colleghi al banco del governo), era andato all’attacco. “Quello che un tempo era l’ordine giudiziario ormai ha soverchiato il Parlamento e ne vuole condizionare le scelte”, ha detto il ministro in Aula, definendo “odiosa” la mozione di sfiducia. “Può un provvedimento giudiziario istruttorio, quale che sia, incidere sulla tenuta di un governo senza che di quel provvedimento nessuno debba rispondere?”, ha continuato. Romano ha poi lamentato di essere stato tenuto “per anni sulla graticola” da un organo, la magistratura “che non ha nessuna responsabilità”. “Io e i miei familiari fino alla settima generazione siamo incensurati”, ha affermato ancora il ministro. “L’accusa grave e importante a cui molti di voi fanno riferimento – ha aggiunto – è un titolo di reato privo di sostanza perché per ben tre volte lo ha stabilito il pm procedente”.

“Chi le darà la fiducia diventerà complice morale dei suoi comportamenti”. Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietrosi rivolge così a Romano, nella Aula della Camera, dopo aver ricordato che il ministro è stato rinviato a giudizio per reati mafiosi. “In questo momento abbiamo due fotografie: da una parte esiste un Paese formale, dove c’è un governo pieno di soggetti politici che intendono rovinare la credibilità dell’Italia e delle istituzioni. Dall’altra parte, abbiamo un Paese reale, con una disperazione sociale tale da diventare rivolta sociale. E la responsabilità di tutto questo è solo di questo governo”, aveva già detto ancora Di Pietro nel question time sulle affermazioni di Bossi.

“Oggi ho la sensazione più che in ogni altro momento, di un distacco enorme tra quell’assemblea di cui siamo partecipi e il paese”. Così Massimo D’Alema ospite a Otto e Mezzo. “La sensazione – dice – è che la maggioranza non capisca che questa immagine di un palazzo arroccato a difesa dei suoi diritti e dei suoi privilegi rischia di creare una frattura insanabile tra i cittadini e le istituzioni. E mi stupisce – prosegue D’Alema – che anche il ministro Romano che è intelligente, non si renda conto che la richiesta di un ministro che è indagato per mafia si faccia da parte fino a che non si completino le indagini, è una richiesta normale. Talmente normale – conclude – che per indagini molto meno gravi altri come Scajola o Brancher si sono dimessi”. E conclude: “Oggi non c’è più neanche questa normale consapevolezza: sono asserragliati nel palazzo e il paese è sempre più lontano”.

“Dico chiaramente che rifarei subito quello che ho fatto il 14 dicembre, per liberare questo Paese dai cialtrioni”. Lo ha detto nell’Aula della Camera Domenico Scilipoti prima della votazione della mozione di sfiducia al ministro Romano.

Sit-in e catena umana del Popolo Viola davanti a Montecitorio in difesa del parlamento in occasione del voto su Romano. Il gruppo di manifestanti, una trentina, contemporaneamente all’avvio della seduta dedicata a Romano, dopo essersi presi per mano, formando una catena, hanno esposto cartelli con su scritto: “Ieri Milanese, oggi Romano. Superlavoro per i servi di Berlusconi” e “Romano e Milanese, Bossi unisce il Paese”. E poi ancora: “Napolitano Salvi l’Italia”, “Italiani ostaggio del Parlamento”. La manifestazione è stata organizzata “per segnalare ai deputati che dovranno prendere posizione che la sovranità appartiene al popolo ed è solo in nome del popolo che si amministra lo Stato”.

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