Sant’Antimo

C’è anche l’area Texas nella presunta inchiesta a carico di Cesaro

Luigi CesaroAVERSA. Spunta anche l’area della dismessa TexasInstruments di Aversa nell’inchiesta della Dda di Napoli che, come riporta il quotidiano Il Mattino, coinvolgerebbe il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, la cui famiglia è proprietaria dei terreni.

In un precedente articolo del 13 luglio, la giornalista Rosaria Capacchione rivelava che le presunte accuse, per reati di camorra, nei confronti del politico originario di Sant’Antimo (Napoli) emergerebbero dalle 300 pagine di un verbale di interrogatorio del 25 marzo scorso nelle quali Michele Santonastaso – avvocato penalista accusato di associazione camorristica e in carcere da dieci mesi – parla della sua carriera, sempre in bilico tra legalità e illegalità, e ricostruisce l’antefatto del primo, timido e subito abortito avvio di pentimento di Luigi Guida, camorrista della Sanità che il boss dei CasalesiFrancesco Bidognetti, alias “Cicciotto ‘e mezzanotte”, aveva cooptato nell’omonima fazione del clan fino a farlo diventare reggente. Antefatto che porta la data dell’autunno 2006, ma che getta nuove ombre su indagini ancora in corso e su una prevedibile bufera giudiziaria che – scrive sempre Il Mattino – potrebbe toccare amministratori comunali e il presidente della Provincia di Napoli Cesaro sul quale pesa già il coinvolgimento – seppur indiretto – nelle vicende politiche e criminali di Quarto collegate alle attività del clan Polverino.Ora Cesaro, insieme ad altri, compare nel registro degli indagati per reati di camorra in un’inchiesta della Dda di Napoli. Inchiesta che – nota Capacchione – vista la pubblica discovery di alcuni atti, sarebbe la sintesi di quanto raccolto dagli investigatori che indagano sui Casalesi, sui Polverino e sui clan di Sant’Antimo e Aversa e che sarebbe ormai arrivata alle battute finali. Il verbale di interrogatorio di Santonastaso è stato depositato integralmente nel processo a carico di Carmine D’Aniello, avvocato penalista arrestato l’anno scorso con l’accusa di aver abusato del suo ruolo per favorire il boss Bidognetti.

I PIP DI LUSCIANO. Le dichiarazioni del pentito Luigi Guida (che inizia a collaborare nel 2009) su Cesaro sono ancora in parte segrete mentre quelle depositate in altre procedimenti risultano ancora coperte da omissis. Non lo sono però, quelle di Santanastaso che ha difeso anche il boss della Sanità. Il penalista casertano racconta che, fuori verbale, Guida parlò della vicenda del Piano di insediamenti produttivi (Pip) di Lusciano, degli interessi della famiglia Cesaro nell’affare immobiliare da 50 milioni di euro e delle manovre dei Casalesi. In quell’occasione però, Guida si rifiutò di citare i nomi dei politici coinvolti. Nomi che fece successivamente nei colloqui con il suo difensore – Santonastaso – e in una lettera.

L’AREA TEXAS DI AVERSA. Nell’obiettivo degli investigatori, – scrive oggi la Capacchione – oltre alla speculazione da 50 milioni di euro a Lusciano, sull’area Pip, c’è anche la dismissione della Texas Instruments di Aversa: operazione alla quale aveva fatto cenno, già nel 2008, il collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo, ma oggetto anche di denunce (in sede politica e giudiziaria) da parte dei sindacati dei lavoratori estromessi dal circuito produttivo in seguito alle vendite successive dello stabilimento a società che hanno progressivamente svuotato le unità produttive.

IL “NO” DEL COMUNE ALLA CEMENTIFICAZIONE. Da parte della società proprietaria dei terreni dell’ex Texas è giunta, a più riprese, la richiesta al Comune di Aversa di porre in essere attività edificatorie sull’area situata lungo viale Kennedy. L’ultima riguardante un progetto di “housing sociale”. Tuttavia, l’amministrazione in carica, sia in Consiglio che al tavolo regionale appositamente istituito, ha finora dato il proprio parere contrario, dicendo ‘no’ alla cementificazione nell’area Texas.

CESARO SMENTISCE: “SOLO FANGO SU DI ME”. Già all’indomani dell’articolo de Il Mattino datato 13 luglio, Cesaro smentiva: “Io indagato? Se così fosse, ad informarmi sarebbe stata la rassegna stampa notturna di Rete 4 che riportava un articolo di un quotidiano napoletano, perchè allo stato non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. Il copione è sempre lo stesso: il processo mediatico prima dell’eventuale comunicazione dovuta dagli organi giudiziari”. Queste le prime parole del presidente Cesaro riferite alle indiscrezioni di stampa “che lo vorrebbero coinvolto in un’inchiesta giudiziaria della Procura di Napoli”. “Comunque – continua Cesaro – le premesse poco importano. Se effettivamente il mio nome fosse coinvolto nell’inchiesta giudiziaria della Dda di Napoli, la mia collaborazione con i magistrati, di cui ho assoluta fiducia, sarebbe totale e immediata. La mia linea difensiva si baserebbe su due concetti elementari: primo, non conosco assolutamente i personaggi che mi chiamano in causa, nè questo presunto avvocato dei boss Michele Santonastaso, nè tanto meno il pentito Luigi Guida; secondo, mancherebbe il corpo del reato, perchè nè io nè alcun componente della mia famiglia abbiamo portato a termine alcun affare da 50 milioni di euro su terreni resi edificabili a Lusciano, nè ovviamente avremmo conseguentemente pagato alcuna tangente al clan Bidognetti, di cui diffido chiunque a fare accostamenti con la mia persona”.

“MANCA IL CORPO DEL REATO”. “Insomma, – aggiunge Cesaro – manca il corpo del reato ed i collegamenti di un presunto teorema che mi tirerebbe in ballo in questa vicenda giudiziaria dai contorni torbidi. In conclusione, posso solamente dire che sono assolutamente sereno perchè questa è una storia, d’altronde vecchia e già ampiamente smentita, che non rischia assolutamente di macchiare la mia onorabilità. Anzi, a questo punto, sono io che chiedo ai giudici, se ritenessero effettivamente di indagare sulla mia persona, di ascoltarmi al più presto per chiarire definitivamente la mia posizione, come già ho più volte chiesto nel passato. Ma sono anche amareggiato per l’ennesimo copione già scritto e già letto, che vede ondate di fango colpire un uomo dello Stato in maniera provvisoria, superficiale ed infamante”. “Non voglio consentire a nessuno – conclude Cesaro – di inficiare specialmente il lavoro fatto in un ruolo istituzionale che ricopro con scrupolo e profonda attenzione da due anni a questa parte alla Provincia di Napoli, in un momento quanto mai delicato per la vita politica e sociale della nostra area metropolitana”.

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