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P4, i pm: “Bisignani influenzava la Rai”

Luigi BisignaniROMA.Nuova tappa per l’inchiesta napoletana sulla cosiddetta P4: in tarda mattinata è giunto in procura di Napoli Luigi Bisignani, per l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Luigi Giordano.

Ai domiciliari dalla scorsa settimana, Bisignani è stato fatto entrare da un ingresso secondario per dribblare la folla di giornalisti e operatori. L’interrogatorio è durato poco più di un’ora. Uno dei difensori, Giampiero Pirolo ha sottolineato che Bisignani ha offerto piena collaborazione facendosi interrogare “diverse volte”. Intanto emergono nuove intercettazioni dalle carte dell’inchiesta, con veri e propri terremoti su Rai e Ferrovie.

I due sostituti procuratori titolari dell’inchiesta nell’allontanarsi dall’ufficio del giudice per le indagini preliminari non hanno voluto fare dichiarazioni lasciando però intendere di essere fiduciosi. Il collegio difensivo dell’uomo d’affari ha fatto sapere che solo nelle prossime ore presenterà al gip l’istanza di revoca della misura cautelare e poi valuterà l’eventuale impugnazione davanti al tribunale del riesame. Al momento gli stessi legali non hanno ancora ritirato gli atti integrali allegati alla misura cautelare.

MORETTI, AD FERROVIE. L’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti risulta infatti indagato per favoreggiamento personale nell’indagine sulla P4. L’iscrizione nel registro degli indagati è riportata nella richiesta di arresto per Bisignani. Nella richiesta i magistrati scrivono che il nome di Moretti viene fuori in seguito alla denuncia che l’imprenditore De Martino avrebbe voluto presentare per una serie di presunti illeciti perpetrati ai danni della propria società da parte di Ferrovie dello Stato e segnatamente da alcuni soggetti dell’ufficio tecnico di Trenitalia legati all’ad Moretti. Denuncia che sarebbe stata bloccata da Papa. Interrogato, Moretti ha messo a verbale, dicono i pm “non solo di conoscere Bisignani e Papa” ma ha anche dichiarato “di essere stato contattato dall’onorevole Papa che – secondo il racconto del Moretti – si sarebbe lamentato per il trattamento ricevuto su un treno da parte di un controllore”. Al riguardo, dicono ancora i pm, “appare invece evidente che, mentre appare una vera e propria presa in giro l’ipotesi che un uomo come il Papa potesse incomodare il Moretti per vicenda tanto banale (e per tale ragione il Moretti è stato iscritto a mod.21 per il delitto di cui all’art 378 cp), il Papa, dopo aver stoppato la denuncia del De Martino abbia, poi, contattato il Moretti… appunto per vantare, per rivendicare e per spendere nei confronti dello stesso Moretti il credito derivante, appunto, dall’avvenuta surrettizia sottrazione alla cognizione dell’autorità giudiziaria di una vicenda che comunque avrebbe coinvolto in qualche modo il Moretti stesso e/o comunque l’azienda da lui amministrata”.

LE INFLUENZE NELLA RAI. I rapporti di Luigi Bisignani con i mass media “costituiscono uno dei punti di rilievo che caratterizzano l’attività del sodalizio”, scrivono i pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio. “Se per le notizie scandalistiche viene utilizzato Dagospia dal gruppo Papa-Bisignani, i rapporti con la Rai costituiscono un momento rilevante nella strategia mediatica del gruppo”. I pm riportano il verbale delle dichiarazioni rese dall’ex direttore generale della Rai Mauro Masi definendole “sintomatiche del potere di incidenza e condizionamento esercitato da Bisignani sull’azienda che gestisce il servizio pubblico di informazione radiotelevisiva”. Masi ha spiegato ai magistrati di aver conosciuto Bisignani nel 1995 quando era portavoce di Dini e di aver incontrato lui e il parlamentare del Pdl Alfonso Papa “tre o quattro anni fa”. Più volte Masi risponde chiarendo il contenuto di alcune intercettazioni di telefonate con Bisignani. “Nella conversazione in esame faccio riferimento alla posizione che riguardava Gianni Minoli, che come dico mi era stata segnalata anche da Gianni Letta; in particolare con Bisignani si parlava della nomina di Minoli come responsabile delle attività della Rai per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia; Minoli mi veniva segnalato quotidianamente anche da Amato che è il presidente del comitato dei garanti delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità. Nella sintesi della conversazione si dice e si parla di fregare Ruffini nel senso che Ruffini non voleva ospitare sulla seconda serata di Rai Tre la trasmissione di Minoli, di fatto poi è accaduto il contrario, nel senso che ha avuto ragione Ruffini e continua ad andare in onda in seconda serata su Rai Tre Parla con me della Dandini. Dunque ciò che ci diciamo con Bisignani nella conversazione non è accaduto rispetto a quello che riguarda Ruffini. Il Massimo a cui si fa riferimento è Massimo Liofredi che proteggeva la Setta che io non volevo; la lei cui si fa riferimento è la Setta. Effettivamente nelle conversazioni io dico a Bisignani di informare di tali questioni il dott. Letta e ciò perchè Bisignani è sicuramente più legato a Letta di quanto lo sia io. Bisignani per la verità insieme a tanti altri mi ha chiesto la cortesia di far lavorare Monica Setta, ma io non l’ho rinnovata perchè fa una televisione che non mi piace. Per la Setta mi hanno chiamato esponenti di tutto l’arco costituzionale…”.

MONICA SETTA. “Dopo aver letto le dichiarazioni rese a verbale da Mauro Masi a proposito del fatto che l’ex dg Rai avrebbe subito influenze politiche per farmi lavorare essendo lui contrario al mio tipo di tivù, ho dato mandato ai miei legali Irene Ferrazzo e Giuseppe Fevola di procedere legalmente nelle opportune sedi per tutelare la mia immagine già gravemente danneggiata dall’ingiustificata cancellazione del programma politico Il fatto del giorno da me condotto su Raidue con ascolti record del 10% nel day time della rete – dice la giornalista – E la mia sparizione continua, anche dopo Masi. Oggi stesso ho scritto una lettera all’attuale dg Lorenza Lei per avere chiarimenti. Liofredi, infatti, mi aveva riferito di aver presentato un progetto di spazio politico per il pomeriggio di Rai due 2011-2012 e invece quello spazio nei palinsesti che verranno presentati stasera alla Sipra non c’è”.

I “SONDAGGI” DI MASI. Masi fa poi riferimento a un’altra telefonata: “Io chiesi a Bisignani di mettermi in contatto con Capezzone sapendo che avevano buoni rapporti… anche per Anna La Rosa mi ha telefonato tutto l’arco politico istituzionale, ritengo compreso Bisignani, sponsorizzando la La Rosa ai servizi parlamentari; anche per Anna La Rosa, come per la Setta, io ero contrario”. Masi commenta poi un’altra conversazione intercettata. Masi spiega di aver chiesto a Bisignani di informarsi presso Letta su “quale fosse l’atteggiamento della politica su talune questioni inerenti alle nomine Rai (riferite al digitale); ribadisco che chiedevo a Bisignani di parlare con Letta perchè i due avevano un rapporto più diretto e più personale… insomma ho sempre utilizzato Bisignani per sondare il clima politico riferito in particolare al dott. Letta e ad altri personaggi politici e ciò in termine di consiglio”.

Masi si rivolse a Luigi Bisignani per “sondare il clima politico e l’aria del Cda della Rai” sul licenziamento di Santoro. Masi spiega i motivi per i quali “mi sono fatto scrivere – afferma – la lettera di licenziamento di Santoro da Bisignani. Per dirla ancora più chiaramente io ho utilizzato e utilizzo Bisignani per avere una idea delle reali opinioni di Letta con il quale io ho un rapporto formale e che invece Bisignani conosce bene. Non escludo di aver chiesto a Bisignani di sondare l’opinione di Letta in ordine al licenziamento di Santoro, il governo non mi ha dato alcun segnale, ho ragionato, in questo caso come sempre, con la mia testa, perchè Santoro aveva offeso me e non il governo. Io ritenevo di doverlo licenziare. Confermo di aver criticato Saviano a causa di una serie di interviste rilasciate ai giornali dal suddetto, in particolare riferite alle spese che, a dire di Saviano, aveva strumentalmente contenuto e lesinato per mettergli il bastone tra le ruote, cosa assolutamente non vera”.

GARIMBERTI: “SCHIZZI DI FANGO”. “Troppi schizzi di fango, compresi quelli che ci ha tirato addosso l’ex direttore generale. Voglio che la Rai sia trasparente e ne esca pulita. In che modo sarà valutato e discusso nelle sedi opportune”, ha detto il presidente della Rai Paolo Garimberti durante la presentazione dei palinsesti autunnali. L’Usigrai parla di “troppe zone oscure e interferenze inquietanti intorno alla Rai. Masi appartiene per fortuna al passato, ma quel che emerge dall’inchiesta sulla P4 esige un’unità di crisi presso la commissione interna del codice etico. Ci vogliono nervi saldi e massima trasparenza, occorre dimostrare coi fatti che alcuni desiderata vengono respinti nell’interesse dell’azienda – sostiene Carlo Verna – Sarebbe bello che la Rai di oggi diradasse ogni nubeoffrendo subito un contratto a Roberto Saviano, che chiedesse a Michele Santoro di rinegoziare l’uscita e di continuare a fare Annozero, che garantisse senza indugio la tutela legale a Milena Gabanelli, che evitasse nomine chiacchierabili. Anche di questo parleremo domani alle 18 al teatro Piccolo Eliseo nella manifestazione Riprendiamoci la Rai”.

GIANNI LETTA. “Bisignani è persona estroversa, brillante e ben informata, ed è possibile che qualche volta dica più di quel che sa – ha detto il sottosegretario Gianni Letta il 23 febbraio – Con Bisignani intrattengo rapporti di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto come ogni altro. Bisignani è amico di tutti, Bisignani è l’uomo più conosciuto che io conosca. Bisignani è uomo di relazioni”. Letta ha detto di non escludere “che Bisignani mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da parte dell’autorità giudiziaria: sicuramente non mi ha detto che era intercettato e che era Woodcock che lo intercettava. Posso aver detto a Bisignani di non parlare troppo al telefono, visto che lui è piuttosto facondo”.

Letta a una domanda dei pm di Napoli ha risposto dicendo di non aver “mai cenato con Bisignani e il procuratore generale di Roma, tanto meno per festeggiare il nuovo giudice della Corte Costituzionale Lattanzi, che ho conosciuto solo al Quirinale al momento del giuramento”. Letta racconta di essere stato testimone di nozze di Bisignani: “Ho conosciuto Bisignani quarant’anni fa, dal momento che il padre era molto amico del mio direttore del Tempo Angiolillo, poi ho conosciuto la madre, poi il fratello Giovanni e poi anche Luigi che cominciò a fare il giornalista con Libero Palmieri che aveva iniziato anche me al giornalismo; poi fece carriera e diventò caporedattore dell’Ansa di Roma; Bisignani fu portavoce e addetto stampa di Stammati; io sono stato testimone di nozze, unitamente a Dini, di Luigi Bisignani”.

FIGLIO DI BISIGNANI ASSUNTO IN FERRARI. Il figlio di Luigi Bisignani è stato assunto in Ferrari lo scorso anno. A rivelarlo è lo stesso presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, ascoltato dai pm di Napoli lo scorso 23 febbraio. “Venni a sapere che il figlio di Bisignani lavorava per la Renault, e ciò perchè Bisignani è amico di Briatore; l’anno scorso, dal momento che ci serviva un ragazzo giovane che trattasse con gli sponsor, dissi a Domenicali (Stefano Domenicali, direttore sportivo della Ferrari, ndr) di incontrare il figlio di Bisignani e di testarlo; il ragazzo è poi stato assunto e mi dicono che sia in gamba”.

PETTEGOLEZZO SU VIETTI. “Ho un pettegolezzo su Vietti enorme… ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze”, dice il parlamentare del Pdl Alfonso Papa al telefono con Luigi Bisignani. La telefonata, scrivono i pm nella richiesta d’arresto, “appare di rilevante gravità” in quanto emerge che Papa utilizzava una sua amica (Maria Roberta Darsena, ndr) “al fine di carpire notizie e informazioni in grado di vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito privato che pubblico”. La telefonata intercettata è dell’11 settembre del 2009. “Giova evidenziare come il Bisignani – scrivono i pm – , non parlamentare, in qualche modo coordini le attività del parlamentare Papa, segnalandogli anche le priorità da seguire”. Circostanza questa che “può trovare spiegazione solo all’interno di un diverso sistema” e cioè “un’associazione a delinquere mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l’amministrazione della giustizia”. Ecco il testo della telefonata:

Papa: martedì sera sarò pronto ho fatto tutto e tutto a posto ci avevo un pettegolezzo su Vietti enorme
Bisignani: ah
Papa: ti ho mandato pure il messaggio per Dagospia
Bisignani: e non l’ho visto… quando me lo hai mandato?
Papa: ieri… ieri mattina.. .tanto, tanto ti frego perchè, nonostante le tue tecniche, sappi che quando lo accendi il telefono io lo so in tempo reale
Bisignani: bravo
Papa: quindi ti becco
Bisignani: bravo
Papa: praticamente vuoi sentire
Bisignani: sì certo
Papa: allora praticamente giovedì sera… al ristorante i Pazzi
Bisignani: è
Papa: Michele Vietti… ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze… che risultano lavorare all’ufficio legale delle Poste italiane
Bisignani: ah
Papa: la serata è stata organizzata dal suo segretario Enrico Caratozzolo… e hanno organizzato per settimana prossima una festa privata in casa Vietti dove ogni ragazza dovrà cucinare una pietanza
Bisignani: fantastico
Papa: hai capito?
Bisignani: ufficio legale eh?
Papa: di poste italiane
Bisignani: ah…va bene
Papa: va bene però va bene però non scopriamo poi troppo la fonte se no
Bisignani: no no
Papa: eh eh hai capito dobbiamo… dobbiamo fare hai capito… ristorante I Pazzi a Trastevere… va bene i dettagli della serata possono essere pure quelli interessanti?…che cosa si sono detti però ah no
Bisignani: con la scollacciata insomma
Papa: si si…scollacciata con avance…promesse
Bisignani: fantastico
Papa: promesse di interessamento e per qualcuna ci uscirà pure una promessa di inserimento nel suo staff al Csm.

Al termine della telefonata i pm annotano che “due circostanze rendono ancor più grave tale vicenda: la prima è quella che la notizia in esame, obiettivamente compromettente e nella migliore delle ipotesi destabilizzante per la vita privata di Vietti (e dunque in astratto idonea ad essere utilizzata come strumento di condizionamento) viene proposta e presentata al Bisignani per Dagospia, e ciò a conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani medesimo del noto sito scandalistico”. Ma “vi è di più – proseguono i magistrati – dalle dichiarazioni rese dallo stesso Bisignani da Alfonso Gallo (imprenditore napoletano costretto da Papa a fare un contratto fittizio all’amica del parlamentare) e dal vice presidente Vietti, emerge che la ragazza che avrebbe fornito al Papa le suddette notizie astrattamente scabrose (tale Maria Roberta Darsena), fosse molto amica dello stesso Papa”. Dunque, concludono i pm, “il Papa utilizzava, mostrando non comune spregiudicatezza, una sua intima amica al fine di carpire notizie e informazioni in grado di vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito pubblico che privato. Ciò peraltro, non può essere nascosto, era anche in grado di incidere e di condizionare il buon andamento di un’istituzione di rilievo costituzionale quale la vice presidenza del Csm. Ricattare l’uomo, infatti significa anche ricattare l’Istituzione che quell’uomo rappresenta”.

DAGOSPIA. Attraverso Luigi Bisignani il sito Dagospia ha ottenuto pubblicità per centomila euro all’anno, scrivono ancora Curcio e Woodcock. La circostanza emerge nel paragrafo in cui Papa e Bisignani parlano della cena di Vietti con “quattro avvenenti ragazze”. Una notizia che viene “proposta e presentata al Bisignani per Dagospia – scrivono i pm – e ciò a conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani medesimo del noto sito scandalistico, al quale lo stesso Bisignani, come lui stesso ha ammesso, ha fatto ottenere dall’Eni pubblicità per oltre 100mila euro all’anno”.

ALEMANNO. “La capacità di influenza di Bisignani e quindi del suo gruppo veniva in rilievo anche con riferimento al sindaco di Roma Alemanno”. Così scrivono ancora i pm in un capitolo delle richieste di misure cautelari. I magistrati fanno riferimento in particolare alla testimonianza resa da Maurizio Basile, amministratore delegato dell’Atac. “Nella primavera del 2010 Bisignani mi ha presentato al sindaco Alemanno e dunque Alemanno mi ha nominato suo capo di gabinetto dal luglio a novembre 2010. Dopodichè sono stato nominato amministratore delegato dell’Atac cumulando le due funzioni per un mese. Non c’è dubbio che Alemanno ascoltasse le indicazioni di Bisignani comprese la mia nomina. Tuttavia non so spiegare come mai Bisignani potesse vantare tale indubbio potere contrattuale su Alemanno”. A detta di Basile “Alemanno ha partecipato anche a due riunioni-cene a casa della madre di Bisignani”.

Basile spiega anche che “il sindaco doveva designare il direttore del Teatro Stabile di Roma e Luca Barbareschi era interessato: nella telefonata – dice – Bisignani mi chiede informazioni; in proposito il sindaco ha poi nominato un altro, e cioè Gabriele Lavia”. “Ricordo – racconta Basile – che in una delle due cene a casa della madre di Bisignani, cui eravamo presenti io, Bisignani e Alemanno, Bisignani fece parlare a telefono Alemanno e Briatore e da ciò che ho potuto apprendere da tale conversazione Briatore spiegò ad Alemanno che non c’era alcun reale interesse da parte delle società costruttrici di auto di fare un gran premio a Roma… Mi ricordo che in un’altra occasione Bisignani mi chiese di dare il numero di Briatore a Alemanno e si parlò della valorizzazione delle aree dell’Eur che doveva conseguire a tale Gran Premio. Maurizio Flammini, che mi pare sia il presidente della Conflazio, è quello che insisteva per il Gran Premio”.

BARBARESCHI. Sulla nomina al Teatro Stabile è stato ascoltato come testimone Luca Barbareschi. “Effettivamente – ha dichiarato – tra gli altri mi sono anche rivolto a Bisignani per chiedere un suo interessamento in merito a una mia nomina a direttore artistico del Teatro Stabile di Roma. Lui mi promise un interessamento ma di fatto non è riuscito ad ottenere nulla. Tenga presente che io conosco benissimo Alemanno con cui ho fatto campagna elettorale e quando lui per scherzare mi diceva “se vinciamo le elezioni che vuoi fare, l’assessore?” io gli dicevo che non mi interessava fare l’assessore ma che mi sarebbe piaciuto dirigere un teatro, un’esperienza che conoscevo e che volevo ripetere. Alla fine questo posto di direttore artistico è stato assegnato a Gabriele Lavia, che non è certo riconducibile al centrodestra”.

PARTE DI INCHIESTA NAPOLETANA A ROMA. Una tranche dell’inchiesta napoletana dovrebbe approdare a Roma: riguarda presunte anomalie su una serie di appalti pubblici in cui Bisignani avrebbe svolto un ruolo fondamentale. I pm romani saranno chiamati ad indagare su appalti con le Poste, Ferrovie dello Stato e la commessa per l’informatizzazione degli uffici di Palazzo Chigi. Le indagini potrebbero riguardare lanche a compravendita di un immobile con la presidenza del Consiglio dei ministri, poi non andata a buon fine a seguito della notizia di una inchiesta in atto, ed i rapporti tra Bisignani e Masi. I primi incontri tra gli inquirenti napoletani e quelli romani risalgono allo scorso mese di febbraio: in quell’occasione i pm di Napoli sottoposero all’attenzione dei colleghi romani contratti “sospetti” sui quali, però, non sono state svolte attività investigative. Lo stralcio capitolino, allo stato dei fatti, finirà in un fascicolo aperto come “modello 45, atti relativi a…”, ossia senza ipotesi di reato o indagato. Una volta giunte le carte da Napoli, il pool dei pm che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione, coordinato dall’aggiunto Alberto Caperna, affiderà un’ampia delega alla guardia di finanza per effettuare le verifiche.

PRESTIGIACOMO E I CINGHIALI. Bisignani si rivolse al prefetto in un’altra occasione e per un problema di tutt’altra natura: “la presenza di cinghiali all’interno di una scuola frequentata dalla figlia della Prestigiacomo”. Ma il prefetto gli rispose che “era una cosa di competenza della guardia forestale”.

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