Aversa

Viaggio nelle scuole aversane: il Liceo Scientifico “Fermi”

AVERSA. Riprendiamo il nostro “viaggio” nel mondo delle scuole aversane. Soprattutto in questi giorni d’esame, riteniamo utile per tanti continuare a leggere e a conoscere le realtà scolastiche aversane da noi incontrate nei mesi scorsi.

Ne approfittiamo anche per ringraziare i tanti che hanno mostrato gradimento per questa “rubrica”, un modo diverso di far conoscere tante realtà che operano nelle scuole della nostra città. Apprezzamenti a noi pervenuti, che ci spronano ad andare avanti, per noi è importante dare voce anche ai giovani e ascoltarli, loro rappresentano il futuro. Oggi siamo al Liceo scientifico “E.Fermi” di Aversa. All’epoca della nostra visita si stava svolgendo una prova di evacuazione, alla quale abbiamo assistito.

Nella stanza della preside Adriana Mincione, per la prima volta in questo nostro viaggio, abbiamo avuto il piacere di conoscere e di vedere a capo di un istituto superiore una donna. Lei, con un sorriso, ci ha invitato a sederci e, mentre iniziava la nostra chiacchierata, attorno a lei, il suo “factotum”, il professor Graziano Giampaolo, seduto alla stessa scrivania: un uomo di una gentilezza infinita, che risponde a tutti, elargendo consigli e disponibilità. Encomiabile. Poi la vicepreside Angela Comparone, una donna di una disponibilità e cordialità davvero uniche, e alla fine il direttore amministrativo Vincenzo Aprile, anch’egli perno essenziale e vitale dell’istituto. E poi, l’attivissimo personale Ata. Non c’è che dire, davvero una “bella squadra!”.

L’Istituto Fermi è il più numeroso della città, oltre 2100 allievi iscritti. Lei, la preside, all’apparire sembra “distante”, ma è solo un’impressione, appena iniziamo a conferire con lei subito si mostra persona sensibile, preparata, e di una gentilezza unica. Secondo noi, se questo istituto funziona bene è grazie soprattutto alla sua preparazione, intrisa di una grande “carica umana”. Ma questa è la forza delle donne, noi “maschietti” possiamo solo copiarle.

 INTERVISTA ALLA PRESIDE.

Si presenti ai nostri lettori, magari iniziando a parlarci di Lei e di come è stata accolta in questo Istituto. “L’accoglienza è stata più che buona: ho sentito immediatamente un’intesa con diversi docenti di questa scuola, ne ho percepito la passione sociale ed educativa in alcune iniziative in particolare, come la cura del vasto giardino botanico, nato qualche decina di anni fa, o l’impegno nel promuovere attività di eccellenza come i viaggi presso le istituzioni europee di Bruxelles e Strasburgo. E, tuttavia, penso si tratti di una scuola che abbia bisogno di ulteriori stimoli, di raccogliere le sfide presentate dalla Riforma della secondaria superiore e dal nascente sistema di valutazione delle competenze, che ci chiede di formare ragazzi in grado di far valere la propria personalità e la propria istruzione in contesti sempre più ampi e competitivi. Ho desiderato fortemente di poter dirigere questa scuola, cercando di contribuire a suscitare questi stimoli. Anche perché sono madre di tre figli che affrontano, in questi anni, le fasi più impegnative della loro formazione, quelle degli studi liceali e universitari. Attraverso la loro esperienza, dunque, mi sembra di capire meglio ciò che vivono i ragazzi del nostro Liceo; e confrontandomi con le loro paure e i loro desideri, capisco meglio anche quelli dei miei figli”.

Una donna a capo di un Istituto così importante, compresa la sede distaccata di Trentola Ducenta, in una città come Aversa. Cosa, secondo Lei, può rappresentare, soprattutto per i tanti docenti e personale Ata, essere donna con una responsabilità come la sua? “Non credo che ci sia differenza tra un uomo e una donna in ruoli dirigenziali, piuttosto si potrebbe parlare di diverse sensibilità. Sono ben consapevole del fatto che un dirigente deve soprattutto sapersi porre in ascolto, deve capire le persone e, se possibile, riuscire a interpretarne anche le domande inespresse. E questo è un compito importante da esercitare sia nei confronti dei lavoratori della scuola, che sono i miei quotidiani collaboratori, sia nei confronti degli utenti: studenti, genitori e tante realtà territoriali che, oggi sempre più, si propongono in relazione sinergica con la scuola. Il mio atteggiamento, nell’affrontare la sfida della dirigenza di una scuola così grande e diffusa sul territorio, è stato appunto quello dell’ascolto. Soltanto da qui vengono le decisioni che, di volta in volta, possono rappresentare le risposte più opportune ai bisogni formativi del territorio”.

Prima di questa esperienza dove ha lavorato, e successivamente come ha accolto questo importante incarico? “La mia esperienza precedente è stata, per lunghi anni, quella di docente di Lettere nella scuola superiore: un incarico che ho esercitato con passione, in un territorio difficile come quello di Casal di Principe, che mi ha dato tanto dal punto di vista umano e professionale. Dopo il concorso quale dirigente scolastico, invece, il primo incarico l’ho svolto nella scuola primaria, presso il Circolo didattico di Cesa: un’esperienza indimenticabile, che mi ha dato tanto e a cui spero di aver lasciato qualcosa. Ora attenderò qualche anno per vedere i miei piccoli alunni di Cesa raggiungere l’età giusta per iscriversi al nostro Liceo!”.

La scuola oggi è in continua evoluzione e si propone di apportare tante migliorie per garantire un servizio e un’assistenza estesa in tutti i settori della vita sociale. Lei come si adeguata e come si pone in tutto questo? “Credo che, nella società attuale, la scuola non possa più permettersi di essere autoreferenziale, di confinarsi nello steccato della cultura disciplinare e dei saperi settoriali. Bisogna, invece, essere pronti a recepire ciò che di buono viene dal territorio, bisogna essere in grado di dargli spazio e forza, per crescere insieme alla società di cui intendiamo porci al servizio”.

Ci parli delle iniziative assunte sotto la sua presidenza, quali quelle di rilievo e perchè? “Proprio nell’ottica di una più intensa e approfondita relazione con il territorio, da quest’anno abbiamo avviato, oltre a quelle già esistenti, due grandi lavori progettuali: ‘Aree a rischio’, orientato a diminuire la dispersione scolastica, l’analfabetismo di ritorno e a favorire il successo scolastico, e ‘Aree a forte fenomeno immigratorio’, che si occupa della nuova realtà in crescita degli studenti provenienti da altri paesi e delle loro famiglie, per favorirne l’inserimento pieno nei compiti e nei valori della cittadinanza. E poi sono orgogliosa di aver dato, grazie a un concorso interno tra gli studenti, che ha riscosso grande consenso, un logo e un’immagine al nostro Liceo. Ma le iniziative di cui parlare sarebbero davvero tante, dal teatro alle attività sportive per i ragazzi diversamente abili : diciamo che quest’anno abbiamo lavorato con entusiasmo e tensione, cercando di suscitare nella scuola il desiderio di sperimentare, confrontarsi, imparare insieme”.

Cosa vorrebbe dire a tutti coloro che lavorano e studiano in questo Istituto e quale consiglio si sente di dare loro compreso gli allievi? “Chiederei a tutti loro, come a me stessa, ogni giorno, di non accontentarsi: di non aver paura di sottoporre a critica ciò che si è fatto finora e di cercare sempre quel gusto che deriva dall’apertura di nuove frontiere”.

Questo è periodo di gite scolastiche, occasione per riunire tante classi e realtà assieme. Lei vi partecipa a queste gite e le ritiene utili sotto l’aspetto formativo e umano? “Le visite e i viaggi d’istruzione, se ben progettati e condotti, sono momenti in cui si riesce finalmente a misurare sul campo le competenze che si vanno formando nella scuola. E poi sono occasioni preziose, insostituibili, per rinsaldare il senso del gruppo, di una comunità un cui si cresce e si apprende insieme” Auguriamo a Lei e a quanti lavorano al “Fermi” un buon lavoro.

 INTERVISTA AI RAGAZZI DELLA “QUINTA N”.

Ci siamo. Tra poco sosterrai l’esame di Stato come ti stai avvicinando a questo momento ti senti preparato? Allieva A. Michele: “Sulla scorta di questi cinque anni, e sulle tante informazioni e nozioni apprese da parte dei professori, molto competenti del Corso ‘Sperimentazione Pni’ (Programma Interno Informatico) ho avuto da parte di tutti tanta assistenza e sostegno. Penso di avvicinarmi all’esame con la preparazione adeguata”.

In questa classe hai tanti amici, hai collaborato in gruppi di lavoro dove la sinergia vi poneva a confronto. Allievo Z. Giacomo: “L’organizzazione della nostra classe nasce sull’idea di creare gruppi in base a scelte ed interessi condivisibili. In questo lungo tragitto posso dire di aver avuto un’ottimo rapporto con tutti”.

Fuori di qui ci sono tante insicurezze, scelte da fare per l’università o comunque per il futuro. Allievo Di T. Luigi Dario: “Sicuramente tanta insicurezza nasce dall’ignoto che mi aspetta. Ma son certo che troverò senz’altro le giuste indicazioni e che le stesse mi facciano intuire il tragitto e il mio nuovo percorso”.

Il dialogo con i docenti i loro insegnamenti li ritieni soddisfacenti? Allievo G. Caiazza: “Tanti sono i rapporti consolidati, sicuramente avrei detto ai miei docenti tante cose. Ma poi mi son trattenuto dal farlo, e successivamente senza che io ponessi domande loro mi rispondevano attraverso un dialogo fatto di conoscenza e chiarivano i quesiti che erano in me”.

Cos’è cambiato in te e cosa pensi ti abbia dato questa seppur breve esperienza in questo istituto? Allievo R. Luca Antonio: “Tanti apprendimenti di vita vera, mi sono fortificato e sono molto più maturo, affronto le difficoltà con maggiore responsabilità. Il mondo della scuola mi ha dato tanto e questo grazie ai miei docenti e ai miei compagni di classe. Tutti sono stati un ottimo punto di riferimento. Peccato che tra poco tutto finirà”.

DONATO LIOTTO

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