Italia

Ballottaggi, 80 Comuni e 6 Province al voto

 ROMA. 81 comuni, 3.906.012 elettori, di cui 1.855.363 maschi e 2.050.649 femmine. In tutto 4606 sezioni elettorali.

Sono i numeri del ballottaggio con cui, domenica 29 e lunedì 30 maggio, nove capoluoghi di provincia (Novara, Milano, Varese, Rovigo, Rimini, Grosseto, Napoli, Cosenza e Crotone) e 72 cittadine sopra i 15 mila abitanti sceglieranno i nuovi sindaci. Numeri ai quali vanno aggiunte le regioni a statuto speciale. In particolare: in Friuli Venezia Giulia sarà ballottaggio in quattro comuni, di cui due capoluoghi di provincia (Pordenone e Trieste), in Sardegna andranno al voto tre città, tra cui Cagliari e Iglesias. In Sicilia, invece, gli elettori sono chiamati alle urne per il primo turno in 27 comuni, di cui un capoluogo di provincia (Ragusa).

Le operazioni di votazione si svolgeranno domenica dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15; lo scrutinio avrà inizio nella stessa giornata di lunedì al termine delle operazioni di voto e dopo il riscontro del numero dei votanti.

Si vota anche il turno di ballottaggio per l’elezione dei presidenti delle amministrazioni provinciali di sei regioni: Vercelli, Mantova, Pavia, Macerata, Reggio Calabria, Trieste.

COMUNI. Ecco una breve panoramica, da nord a sud, dei principali Comuni al voto, oltre alle sfide più importanti di Milano, Napoli e Cagliari.

A Novara, città natale del governatore leghista della regione Piemonte Roberto Cota, si sfideranno per la poltrona di sindaco Mauro Franzinelli, segretario provinciale della Lega sostenuto anche dal Pdl e da una lista civica, con Andrea Ballaré, esponente del Pd sostenuto anche da Sel, Prc-Pdci, Pensionati e Invalidi. Al primo turno hanno ottenuto rispettivamente il 45,9% dei voti 31,2%. Udc e Fli (che hanno presentato insieme un candidato al primo turno) hanno dato libertà di voto ai loro elettori. Idv, pur non fornendo indicazioni, ha sottolineato il proprio “legame organico con il centrosinistra”. Il Movimento 5 Stelle si è chiamato fuori dai giochi, esortando i propri a fare quel che meglio credono. Nelle ultime due elezioni comunali il Carroccio aveva conquistato il municipio al primo turno.

Apparentamenti in vista invece a Varese. Nella storica roccaforte del Carroccio l’Udc ha infatti deciso di appoggiare il sindaco uscente Attilio Fontana, candidato di Pdl e Lega Nord, nel ballottaggio contro il candidato di centrosinistra Luisa Oprandi. L’esito del primo turno è stato uno dei casi più eclatanti per misurare come l’arretramento del Pdl abbia trascinato con sé anche il Carroccio. L’elezione di Fontana era data per scontata, ma il sindaco uscente, per duemila voti, è stato costretto al ballottaggio. E Varese non è l’unico caso di comune costretto al ballottaggio per un soffio di voti, come mostra un’analisi di Anci-Comunicare.

A Rovigo sarà ballottaggio tra Bruno Piva (centrodestra) e Federico Frigato (sostenuto da un’ampia coalizione di centrosinistra). Il 15 e 16 maggio hanno ottenuto, rispettivamente, 42,79% e 26,51%. A dare il segno della battaglia politica che ha caratterizzato la campagna elettorale della città il fatto che alle urne, al primo turno, gli elettori abbiano dovuto scegliere tra undici candidati, sostenuti da 26 liste uninominali o in coalizione. Tra questi non c’era però il sindaco uscente di centrosinistra Fausto Merchiori.

A Rimini, si confronteranno il candidato di centrosinistra Andrea Gnassi (37,9%) e Gioenzo Renzi (Pdl-Lega, 34,8%). I due aspiranti sindaco hanno sottoscritto insieme mercoledì 25 maggio la Carta dei Valori per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, proposta dal Consorzio sociale romagnolo (Csr). Nella perla della riviera, dunque, la sfida si gioca anche sui temi del lavoro. Nel penultimo giorno di campagna elettorale Gnassi ha presentato una querela per diffamazione contro ignoti alla procura in seguito a una lettera che sarebbe stata spedita a tutti gli albergatori riminesi con la sua firma, i simboli e il format grafico della sua campagna elettorale, ma con i contenuti completamente diversi dai suoi.

A Grosseto il candidato sindaco di centrosinistra, Emilio Bonifazi, potrà contare su un appoggio (meglio non parlare di un vero e proprio apparentamento) fuori dai canoni: l’Msi-Destra Nazionale, infatti, ha deciso di sostenerlo nel ballottaggio contro Mario Lolini. La notizia è riportata dal quotidiano la Nazione: “Meglio appoggiare i nostri avversari e anche il diavolo che il Pdl e Berlusconi”, ha dichiarato a proposito il presidente nazionale di Msi-Dn, Maria Antonietta Cannizzaro. Una mossa simile è stata fatta pochi giorni fa anche a Cagliari, dove l’Msi-Destra ha deciso di appoggiare Massimo Zedda. Il quale però ha schivato l’offerta: “Non ci sarà nessun apparentamento con Msi-Dn. Era una polpetta avvelenata. Ad una loro richiesta di incontro non abbiamo risposto”.

Scendendo più a sud, a Cosenza, il Pd, dopo la sconfitta al primo turno del suo candidato ufficiale e sindaco uscente Salvatore Perugini fermatosi al 15,6% delle preferenze, ha deciso di appoggiare Enzo Paolini (sostenuto, tra gli altri, da Sel, Idv, Verdi, Psdi e Pli) che si contenderà la poltrona di primo cittadino con Mario Occhiuto (centrodestra e Udc). Paolini era stato scelto inizialmente come candidato dai vertici del Pd cosentino, una scelta poi cambiata al termine di una serie di riunioni a Roma tra i capi nazionali del partito.

A Crotone sarà ballottaggio tra Peppino Vallone, sindaco uscente e candidato per il centrosinistra, e Dorina Bianchi, senatrice del partito di Casini (Udc) presentata dalla coalizione di centrodestra. A sostenere quest’ultima in questo secondo round saranno l’ex primo cittadino Pasquale Senatore, con il quale è stato formalizzato l’apparentamento (con qualche stizza nell’Udc che avrebbe preferito proseguire in autonomia), e anche Giusy Regalino che al primo turno aveva raccolto quattro liste tra cui Api e il Polo di centro per Crotone.
A pesare nel voto potrebbero essere anche gli strascichi della polemica tra la Bianchi e il suo stesso partito, l’Udc, che la accusa di non aver difeso il suo leader attaccato da Berlusconi proprio durante un comizio a Crotone. Dalle minacce di addio (sarebbe il secondo per la Bianchi che era stata anche nelle file del Pd), con l’ipotesi di un passaggio nel Pdl, non è seguito però nessun atto formale. Se ne parlerà dopo il voto.
Al primo turno era risultato favorito, con il 35% dei voti, il sindaco uscente Peppino Vallone, unico dei sindaci uscenti in Calabria a essere riconfermato dal Partito democratico.

Per quanto riguarda le regioni a statuto speciale, a Pordenone non c’è stato nessun apparentamento in vista del ballottaggio che vedrà Claudio Pedrotti (Pd, Vivo Pordenone e Lista Bolzonello) contro Giuseppe Pedicini (Pensionati, Lega Nord, Pdl e Nuova Pordenone). Il 15 e 16 maggio hanno ottenuto, rispettivamente, il 40,56% delle preferenze e il 35,63%.

A Trieste Pdl e Lega correranno assieme al ballottaggio. Al primo turno, le liste collegate al candidato Roberto Antonione (Pdl-Lista Antonione-Lista Dipiazza-Fiamma Tricolore-Pensionati) avevano raggiunto il 27,5%, la Lega Nord il 6,2%. Il centrosinistra non ha fatto invece alcun apparentamento. Il candidato Roberto Cosolini due settimane fa aveva avuto il 40,6% dei voti,

Infine Iglesias, dove si è andati al ballottaggio per un soffio. Il candidato dell’Udc Luigi ‘Ginetto’ Perseu, a capo di una coalizione di centrodestra, non ha infatti superato il primo turno per 12 voti e ora si sfiderà con la candidata del centrosinistra, esponente di Sel, Marta Testa.

Significativo anche il voto in due centri minori. Arcore, storica residenza di Berlusconi, dove è in vantaggio il candidato del centrosinistra col 46,84% del primo turno. Gallarate, dove il candidato Pdl è al 33,5% contro quello del centrosinistra al 31,2%, ma dove sarà la Lega, con la propria candidata arrivata oltre il 30% al primo turno, a decidere il vincitore.

PROVINCE. A Vercelli, provincia commissariata dal marzo dello scorso anno dopo l’arresto dell’ex presidente Renzo Masoero, (eletto nelle file di An nel giugno 2002 e riconfermato nel maggio 2007 ha poi patteggiato due anni per concussione), gli elettori sono chiamati a scegliere tra il candidato del centrodestra Carlo Riva Vercellotti e quello di centrosinistra Luigi Bobba. Vercellotti è sostenuto da Pdl, Lega, Pensionati, La Destra e Fiamma Tricolore e potrà contare anche sul sostegno dell’Udc, che ha scelto di apparentarsi. Nessun apparentamento per Luigi Bobba, sostenuto da Pd, Moderati e una lista civica. Idv e Sel (che al primo turno hanno corso con un loro candidato), e i centristi di Fli e Api (che il il 15 e 16 maggio si sono presentate separatamente dall’Udc) hanno però informalmente assicurato a Bobba il loro impegno per sostenerlo. Al primo turno il candidato di centrodestra Carlo Riva Vercellotti ha ottenuto il 49% dei voti, contro il 33% del candidato di centrosinistra Luigi Bobba.

A Trieste l’uscente Maria Teresa Bassa Poropat (Centrosinistra) e Giorgio Ret (Centrodestra) si sfidano per la presidenza della provincia di Trieste. La prima si è fermata al 48,5%, il secondo al 30%. Il dato politico più rilevante del primo turno è il risultato della Lega Nord che cinque anni fa era all’1%. Il candidato presidente, Paolo Polidori, ha invece portato a casa il 7,6% ed è giunto terzo nella competizione. Al secondo turno i voto leghisti dovrebbero convergere su Giorgio Ret, dato l’apparentamento ufficiale.

Ballottaggio di grande incertezza è quello della Provincia di Mantova, con Alessandro Pastacci (centrosinistra) che al primo turno ha ottenuto il 41,8% contro il 41,1% di Gianni Fava (centrodestra). Solo 1400 voti, infatti, separano i due contendenti. Pastacci è sostenuto nella sua campagna da Partito Democratico, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà ed una lista civica; Gianni Fava da Popolo della Libertà, la Lega Nord ed i Popolari di Italia Domani.

A Pavia, al primo turno il centrodestra di Ruggero Armando Invernizzi (uomo della Lega) ha conquistato il 44,1% mentre Luigi Bosone per il centrosinistra è arrivato al 33,8%. Il dato interessante del primo turno delle amministrative 2011 è che per la prima volta in 18 anni è necessario ricorrere al ballottaggio per decidere chi sarà il nuovo presidente che guiderà il consiglio provinciale di Pavia.

Quella per la Provincia di Macerata è una delle sfide più serrate. 42,7% è il risultato ottenuto dal presidente uscente Franco Capponi, candidato per il centrodestra. Lo 0,4% in meno del candidato del centrosinistra, Antonio Pettinari, che ha raggiunto il 43,1%. Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista hanno invitato i propri elettori a non votare nessuno dei due candidati. Sinistra e Libertà, invece, sosterrà il candidato del centrosinistra Pettinari (al primo turno aveva appoggiato un altro aspirante governatore). La Provincia di Macerata è stata commissariata nel giugno 2010 dopo la decisione del Consiglio di Stato di annullare le elezioni del 2009 in seguito al ricorso di una lista civica esclusa dalla competizione.

In provincia di Reggio Calabria il candidato di centrodestra e dell’Udc , Giuseppe Raffa, il 29 e 30 maggio dovrà vedersela con il presidente uscente, Giuseppe Morabito, del Pd. Al primo turno per la corsa alla poltrona della Provincia di Reggio Calabria il centrodestra ha nettamente prevalso con il 45,4% di Raffa, mentre il centrosinistra si è attestato al 26,5%. Al ballottaggio Raffa avrà anche il sostegno del candidato Pietro Fuda che al primo turno aveva ottenuto un ragguardevole 21,8%. Composita la coalizione che sta dietro a Fuda, un polo civico di estrazione di centrosinistra formato essenzialmente da dissidenti di Pd, Udc. Su Morabito dovrebbero convergere i voti di Italia dei Valori e Sinistra e Libertà, che al primo turno avevano un loro candidato. Nell’ultimo anno, Raffa ha ricoperto il ruolo di sindaco di Reggio Calabria dopo l’elezione, nel 2010, di Giuseppe Scopelliti alla presidenza della Regione.

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