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Iorio: “La camorra teme la narrativa e la conoscenza dei fatti”

da sin. Magi e IorioCASTEL VOLTURNO. La narrativa come fonte di conoscenza per contrastare le mafie e quale mezzo per raccontare episodi di resistenza della società civile contro il crimine organizzato.

E’ questo in sintesi il tema affrontato nell’ultimo lavoro editoriale di Pasquale Iorio (giornalista pubblicista ed esperto dello sviluppo locale e dell’innovazione tecnologica), il quale l’altra sera, nella sala consiliare “G.Rega” di Castel Volturno, ha presentato il libro “La lotta alle mafie come narrazione collettiva – l’Italia che resiste”. L’iniziativa editoriale realizzata in collaborazione con le Librerie La Feltrinelli, Edicolè, Auser Caserta, Carta 48, Etica dei Valori e Cgil è stata portata a Castel Volturno, grazie all’associazione “La piazza dei saperi e dei colori”. Hanno partecipato ai lavori di presentazione del testo letterario, il magistrato Raffaello Magi, l’ex assessore Rosalba Scafuro, l’ex sindaco di Castel Volturno, Mario Luise, nonché il giornalista e addetto stampa della Cgil Campania, Carmine Bonanni. Al giornalista Pasquale Iorio abbiamo posto alcune domande sul suo ultimo lavoro.

Castel Volturno, città colpita da episodi delittuosi e scabrosi, nonché da fenomeni criminali che hanno sconvolto la società civile, oggi diviene, grazie all’associazione “La piazza dei saperi e dei colori” luogo di cultura contro le mafie. Cosa prova nel presentare il suo lavoro editoriale proprio qui? “E’ proprio il posto adatto. Questo libro è l’ultimo di una serie di volumi in cui si parla di storie di cittadini, di uomini, di associazioni, che lottano contro le mafie. A differenza del filone narrativo di Saviano, in cui tutti sono travolti dall’immagine del territorio e del contesto in cui vivono, il mio sforzo editoriale è stato quello di risaltare, a partire da Castel Volturno, quella parte del Sud che resiste alla camorra, alla mafia, alle forme di criminalità organizzata. Basti pensare alla nostra provincia, quella di Caserta, in cui i beni confiscati alla camorra vengono concessi per legge ad associazioni che stanno realizzando importanti interventi. Lo stesso sta accadendo anche qui a Castel Volturno”.

Int. Pasquale Iorio

Int. Mario Luise

Interventodi Raffaello Magi

Un esempio?

“Possiamo parlare della ‘Mozzarella di Don Diana’. Questa iniziativa portata avanti sulle terre di Don Peppino Diana, vede realizzare oggi a Casal di Principe un caseificio in un bene confiscato alla camorra. La narrativa pertanto utilizzata come narrazione collettiva, tende ad informare e ad educare la cittadinanza, al fine di contrastare le mafie. Oggi a Castel Volturno, dopo le operazioni di polizia, dopo l’arrivo dell’esercito, dopo la cattura dei boss delle stragi, occorre costruire un’alternativa. Non basta la repressione, ma necessita anche la presa di coscienza collettiva che occorre creare un sistema alternativo al malaffare. Questo offre la Piazza dei saperi e dei colori”.

Quali progetti si intendono realizzare? “Oltre ai presupposti già annunciati, occorre anche coinvolgere gli immigrati in un progetto di allontanamento dalla criminalità e di un loro regolare ingresso nella società civile. Se non si vincono le contrapposizioni tra stranieri e cittadini locali, non potremo costruire una legalità democratica. Visti gli ultimi risvolti storici del nord-Africa, certamente Castel Volturno, diverrà un luogo di transito e di accoglienza dei cittadini extracomunitari. Occorrono progetti di aggregazione e ricezione, che non consentano alla criminalità di fare affari sui nuovi arrivi”.

Gli interventi succedutisi nella sala consiliare “G.Rega” di Castel Volturno, inoltre hanno affrontato una serie di questioni storiche della città. L’ex sindaco di Castel Volturno, Mario Luise, ha raccontato ai presenti la vicenda della bomba che fu fatta esplodere nell’atrio di ingresso del Comune cittadino, negli anni in cui si sversavano rifiuti tossici, provenienti dal Nord Italia. Inoltre ha ripercorso con la memoria episodi intimidatori subiti dalla classe politica locale che era timorosa e non riusciva a dichiararsi ufficialmente contro la camorra.

L’ex assessore Scafuro, invece ha riproposto ai presenti alcuni episodi e ricordi sulla strage di San Gennaro, nella quale morirono sei immigrati. Nel suo vivo ricordo ha denunciato la difficoltà della società civile a farsi sentire innanzi ai fenomeni criminali. Magi, invece, ha effettuato un’analisi giudiziaria su alcuni episodi criminali e storici della città di Castel Volturno, quali il caso Bortolotto affrontato nel processo al clan La Torre, nonché la vicenda dei demani e dei suoli su cui è sorto il Villaggio Coppola. Il magistrato, nel contempo, distanziandosi dal “Tremendismo narrativo” ha affermato, che la narrativa oggi è uno strumento che lede profondamente la camorra. La conoscenza dà fastidio alle organizzazioni criminali di alto livello. Pertanto, ha supportato l’idea di rilanciare il concetto di condanna dei mafiosi, tenendo conto però che le sentenze devono costruire i fatti o restituire alla collettività la conoscenza dei reati commessi in danno della comunità locale.

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