Caserta

Un tè con il vescovo per celebrare la festa del lavoro

 CASERTA. Il vescovo di Caserta Pietro Farina esalta l’artigianato e si augura che possa rifiorire come un tempo per dare occupazione più umana ai giovani.

L’occasione è stata la celebrazione della festa del lavoro all’indomani del primo maggio e che si è tenuta nella biblioteca del seminario voluta dal Centro Studi ed Alta Formazione Maestri del Lavoro con la partecipazione dei Cavalieri del Lavoro. Come è nell’ordine naturale degli insigniti dal presidente della Repubblica, ad accompagnare la folta schiera di stelle al merito del lavoro c’erano gli studenti. In particolare quelli del liceo Manzoni, guidati dalla preside Adele Vairo. Un istituto tra i più attivi istituti che sono partner del centro e che usufruiscono delle sue offerte formative.

Tra gli intervenuti, Stefania Brancaccio Cavaliere del Lavoro, Giovanni Bo industriale e responsabile dei rapporti con le imprese del CeSAF, una folta rappresentanza di maestri del lavoro della provincia di Napoli e di Caserta, il direttore responsabile della semestrale “Gerarchia del lavoro” Roberto della Rocca. Per l’occasione è stata presentato al vescovo, Francesco Orabona che il primo maggio ha ricevuto a Napoli dalle mani del prefetto di Caserta Ezio Monaco il brevetto di maestro del lavoro e la stella al merito del lavoro.

E’ stato Mauro Nemesio Rossi presidente del CeSAF a ringraziare il vescovo per aver voluto celebrare la ricorrenza con il conviviale che si è concluso attorno al tavolo dove nel lontano 1992 il papa Giovanni Paolo II cenò con la curia casertana. Ai presenti, considerato l’ora in cui si è svolta la riunione le 17, il vescovo ha offerto un thè con biscotti.

“Un papa Giovanni Paolo II – ha spiegato Stefania Brancaccio – che ha fatto del suo lungo e insuperabile pontificato una continua battaglia non solo politica contro le dittature, ma di riscatto e riaffermazione dei valori fondamentali insiti nel lavoro che rappresentano il riscatto da tutte schiavitù ed l’affermarsi della dignità umana”.

Durante l’incontro è stato proiettato un racconto per immagini dell’insediamento a Caserta del vescovo Farina, mentre gli allievi del Manzoni hanno cantato per un canto religioso. “Dobbiamo entrare nella logica per cui ognuno di noi attraverso il lavoro realizza se stesso. – ha detto il vescovo – Quando stiamo in uno stato di necessità la nostra intelligenza si acuisce. Riusciamo a immaginare cose che prima non pensavamo. Ricordo di avere partecipato alla conferenza in cui un missionario, raccontava che quando stava in Italia nell’agio e nella vita facile pensava di essere una persona con poche facoltà creative, quando poi si trovava in missione e da solo, scopriva che il Signore gli aveva fatto molti doni e dato molte qualità. Riportando questo nel nostro contesto ho ripensato ai giovani senza stimoli e come sarebbe bello se pensassero a migliorare. Cosi facendo sarebbero da esempio, portando l’attenzione verso il bene e verso il progresso, verso quelle attività che ci aiutano a crescere. Questo deve essere il motivo di fondo per cui si ricorda la festa del lavoro. Nella linea cristiana bisogna sottolineare un altro aspetto. Si ascolta sempre il concetto di natura e cultura. Spesso la cultura la si attribuisce a elementi ed intellettuali letterari. Quando si parla di Natura e Cultura, quello che fa la cultura è proprio il lavoro. Natura si intende lo status con cui si nasce. Un animale non fa cultura perché nasce in questa condizione. L’uomo invece si ciba del lavoro per creare la cultura. Ringrazio voi perché ci siamo incontrati oggi. Mi auguro che possiamo continuare a stimolarci ancora reciprocamente e fare qualcosa insieme di concreto. Sono stato per le cresime nelle vicina città di Maddaloni nella parrocchia di San Martino, ed ho visto nella sacrestia delle belle sedie impagliate come si costruivano una volta e mi sono chiesto se quelle sedie venivano ancora prodotte. Mi è stato detto che c’erano ancora qualche artigiano le costruiva. Ebbene ho pensato di acquistarne una decina per la cappella personale. Uno modo per dire a chi mi fa visita che quelle sedie si costruiscono a Maddaloni. Da qui chiedo a voi, ci sono delle possibilità di fare rifiorire l’artigianato?”.

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