San Giorgio a Cremano - San Sebastiano al Vesuvio

San Paolo, gli aversani rivogliono la tradizionale processione

San Paolo AVERSA. Oggi, 25 gennaio, la Chiesa celebra la conversione di San Paolo al Cristianesimo e per gli aversani ricorre la festività del santo patrono.

Una ricorrenza sentita, al di là della semplice festa. A proposito, scuole ed esercizi pubblici chiusi, ma negozi aperti. Ricorrenza che da qualche anno la Chiesa festeggia con molto meno fasto rispetto al passato, quando la città era impegnata praticamente per due giorni di seguito in quella che era la “processione” per antonomasia. E che ora moltissimi fedeli chiedono al nuovo vescovo Angelo Spinillo di ripristinare per il prossimo anno, anche perché non aveva alcuna fuoriuscita “pagana”, alcun rigurgito popolare, se non la partecipazione corale e religiosa.

Tutto iniziava il giorno precedente, quando le statue dei Santi prescelti per parteciparvi partivano dalle rispettive chiese in cui erano custodite per raggiungere la cattedrale di San Paolo. Qui trascorrevano la notte per dare vita, il mattino successivo, quello del 25 gennaio, ad una lunghissima processione alla quale partecipavano insieme ai rispettivi Santi le diverse congreghe cittadine con i loro segni distintivi.

La tradizione voleva che man mano che si avanzava ci fossero Santi sempre più importanti. Alla fine del corteo i Santi d’argento. Qui vado a mente, ricordo il magnifico busto di San Sebastiano trafitto da frecce (che fece parte dei pezzi pregiati esposti a New York in occasione della mostra sul Settecento napoletano negli anni Ottanta), un busto di San Donato (da quanto ricordo, sottratto da mani sacrileghe negli anni scorsi dalla Chiesa dell’Annunziata) e, ovviamente, per ultimo, il busto di San Paolo. Ritenuti i Santi più importanti. Da qui il detto “quando vedi i santi d’argento è fernuta ‘a processione” che sta ad indicare che quando si vedono in alcuni eventi le persone importanti, allora si è alla fine della manifestazione.

Una tradizione che potrebbe rinascere anche perché non offende la religione, anzi la esalta e la rende più vicina la popolo senza scadere negli eccessi di altre processioni che pure si svolgono ancora.

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