Esteri

Usa, elezioni midterm: i Democratici perdono la Camera ma tengono al Senato

Barack ObamaWASHINGTON. Controllo della Camera dei rappresentanti con un’ampia maggioranza, forte avanzata al Senato ma non sufficiente per assumerne la guida.

I risultati delle elezioni di medio termine confermano i sondaggi della vigilia per i repubblicani: un grande successo ma non il trionfo sperato. Un successo inoltre condizionato dalla forza dell’ala destra dei conservatori, formata dai candidati del Tea Party, che elegge due senatori in Kentucky e Florida. E anche per quanto riguarda i governatori, i repubblicani ne strappano dieci ai liberals, ma perdono il più importante: la California di Schwarzenegger.

OBAMA. Insomma, i democratici vacillano ma non crollano e Obama può guardare allo scampato pericolo di entrambe le Camere sotto il controllo repubblicano. Il presidente ha già chiamato John Boehner, il leader della nuova maggioranza repubblicana alla Camera, per complimentarsi con lui e, come dice una nota della Casa Bianca, per «discutere di come lavorare insieme per concentrarsi sulle principali priorità degli americani», che Boehner ha individuato nella creazione di posti di lavoro e nel taglio delle spese. Obama ha chiamato anche altri leader politici: Mitch McConnell, capogruppo repubblicano al Senato, Nancy Pelosi, l’attuale speaker della Camera, Steny Hoyer, capogruppo democratico alla Camera.

TEA PARTY. Restano ancora da assegnare tre seggi per il Senato: negli Stati di Washington, Colorado e Alaska i candidati hanno scarti ridotti a poche migliaia di voti. Lo riportano i media statunitensi. Nello Stato di Washington, l’uscente Patty Murray per i democratici è al 50%, con un distacco di circa 14 mila voti dallo sfidante repubblicano Dino Rossi. In Colorado, il testa a testa è tra Ken Buck, repubblicano, e l’uscente Michael Bennet per i democratici: il distacco è di circa 7.000 voti, e varia di minuto in minuto. In Alaska, il repubblicano Joe Miller è accreditato al 35% dei voti, contro il 25% del democratico Scott McAdams, ma la voce «altri candidati» – tra i quali l’uscente Lisa Murkowski – raccoglie oltre il 40% dei consensi. Il Tea Party riesce a eleggere due candidati: Rand Paul (figlio del due volte candidato alla presidenza Ron Paul) in Kentucky e la stella Marco Rubio che ha superato l’indipendente Charlie Christ nella corsa alla scranno in Florida. In Delaware, invece, la candidata del Tea Party Christine O’Donnell non ce l’ha fatta a conquistare il seggio che era del vicepresidente Joe Biden: ha vinto con ampio vantaggio il democratico Christopher Coons.

SENATO. I conservatori conquistano sei Stati: Indiana (lo Stato di Obama, determinante per la sconfitta dei democratici, il 3% andato al candidato del Green Party), Arkansas (lo Stato di Clinton), Wisconsin, Pennsylvania e Nord Dakota ma non sono sufficienti per raggiungere la maggioranza. Mantengono i seggi in Kentucky, Ohio, Georgia, Utah, Sud Carolina, Florida, New Hampshire, Alabama, Missouri, Oklahoma, Sud Dakota, Kansas, Louisiana, Idaho e Arizona (dove viene rieletto il candidato alla presidenza John McCain, sconfitto da Obama nel 2008). I democratici mantengono il loro seggio in Vermont, Delaware, Maryland, Connecticut, Iowa, Oregon, California (la repubblicana Carly Fiorina, ex numero uno di Hewlett Packard, non ce l’ha fatta contro la senatrice democratica uscente Barbara Boxer), Washington, West Virginia, Nevada, Hawaii e il doppio seggio a New York (l’unico Stato dove si votava per entrambi i senatori).

CAMERA. I seggi alla Camera finora attribuiti nel voto di midterm vedono 14 vittorie dei repubblicani e una vittoria dei democratici. Per avere la maggioranza bisogna conquistare almeno 218 seggi. Le proiezioni indicano che la Camera dei rappresentanti passa sotto il controllo dei repubblicani. I primi risultati assegnano 224 seggi ai repubblicani e 149 ai democratici. Per avere la maggioranza bisogna conquistare almeno 218 seggi sui 435. Secondo gli exit poll, i repubblicani guadagneranno 53 seggi alla Camera rispetto ai 178 di cui disponevano. La speaker (presidente) della Camera, la democratica Nancy Pelosi, dovrà lasciare la sua poltrona al nuovo leader repubblicano della Camera: John Boehner.

GOVERNATORI. I repubblicani strappano dieci Stati ai democratici, ma perdono il più importante che controllavano: la California. L’Arkansas, Maryland, New Hampshire, Colorado e il Massachusetts restano ai democratici, così come lo Stato di New York che elegge Andrew Cuomo (figlio dell’ex governatore Mario Cuomo). L’unico posto da governatore che i democratici sottraggono ai rivali è in California, dove Jerry Brown (già governatore circa 20 anni fa) prende il posto di Arnold Schwarzenegger: alla repubblicana Meg Whitman, ex presidente di eBay non sono bastati i 140 milioni di dollari spesi di tasca propria in campagna elettorale per sedere sulla poltrona di Terminator. I repubblicani conservano Texas, Connecticut, Georgia, Idaho, Nevada, Alabama, Nebraska, Sud Dakota, Arizona, Utah e Sud Carolina, e strappano ai liberals Kansas, Ohio, Iowa, Oklahoma, Pennsylvania, Michigan, Tennessee, Wisconsin, Wyoming e New Mexico dove viene eletta Susana Martinez, prima donna di origine ispanica a guidare uno Stato.

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