Italia

Claps, perizia: “Violenza sul corpo anche dopo la morte”

Elisa ClapsPOTENZA. Chi uccise Elisa Claps, la ragazza sedicenne assassinata a Potenza il 12 settembre del 1993 e il cui cadavere è stato ritrovato solo il 17 marzo di quest’anno nella chiesa della Trinità nel capoluogo lucano, si accanì sul suo corpo dopo la morte.

Lo sostiene la paleontologa Eva Sacchi, nella perizia depositata nei giorni scorsi alla Procura di Salerno, nell’ambito del primo incidente probatorio sul caso dell’omicidio della ragazza di Potenza, un documento di cui l’Ansa ha potuto prendere visione. “Il taglio di tutti i vestiti e lo spostamento di alcuni di questi – scrive il perito – (operazioni svolte probabilmente anche rivoltando il corpo) necessitano che l’aggressore abbia continuato ad agire sul corpo stesso per un tempo relativamente lungo dopo la morte, o comunque dopo che la vittima non era più in grado di opporre qualsiasi resistenza”.

TAGLIATI I VESTITI. “Tutti gli indumenti ad eccezione delle spalline furono tagliati con una forbice” si legge ancora nella perizia. “Tali soluzioni di continuità sono state verosimilmente realizzate con l’intento di accedere al corpo della vittima dopo la morte”, spiega il perito. La Sacchi fornisce poi una dettagliata descrizione dei diversi tagli riscontrati sugli abiti di Elisa: “Il reggiseno è stato tagliato lungo la porzione mediana che divide le due coppe, dal basso verso l’alto. – scrive – Lo slip è stato tagliato verticalmente lungo il fianco destro. Il top è stato tagliato verticalmente dal fianco sinistro fino alla zona del decoltè, o viceversa. Il pantalone è stato tagliato dal bordo inferiore della gamba destra, fino all’interno della tasca destra, arrivando quasi all’altezza dei passanti. Il pantalone è stato poi tagliato dall’alto verso il basso, posteriormente, a partire dal margine superiore fino a dietro la coscia destra. Verosimilmente quest’ultimo taglio è avvenuto per secondo”. L’assassino si accanì con almeno due armi, una forbice e una lama, sul corpo della Claps. “Sulla scena del crimine erano presenti almeno due tipologie differenti di armi: una forbice e una lama. – scrive la Sacchi – L’insieme dei dati ottenuti dall’analisi dei danneggiamenti fanno supporre verosimilmente che la forbice fosse di medie dimensioni e la lama molto tagliente”. “Tutti gli indumenti della porzione del corpo, ad eccezione delle spalline – aggiunge – hanno subito danneggiamenti da lama”.

PERIZIA SUL BOTTONE. Ma la perizia della dottoressa Sacchi si è soffermata anche su uno dei reperti trovati nei pressi del cadavere: il “celebre” bottone rosso. Per la paleontologa il bottone rosso può essere appartenuto all’abito di un cardinale. Il bottone non è invece compatibile con quelli dell’abito talare di don Mimì Sabia – lo storico parroco di Potenza della chiesa della Trinità deceduto nel 2008 – il giallo rimane aperto però: proprio quell’abito fa supporre, infatti, a chi lo ha analizzato, che i bottoni siano stati sostituiti. “Ammettendo l’appartenenza del bottone a un abito talare, dato il particolare tipo di rosso, rosso ponso – scrive il perito -, ammettendo che il colore, (cosa verosimile data la composizione della fibra), non abbia subito una variazione, il bottone potrebbe essere appartenuto ad un abito cardinalizio”. “I bottoni dell’abito talare cardinalizio trovati in un armadio dei locali della chiesa della Santissima Trinità non sono compatibili da un punto di vista strutturale con il bottone trovato nel sottotetto”, sottolinea poi il perito, che aveva appunto il compito di analizzare l’abito del parroco, per fugare i dubbi su un eventuale coinvolgimento dell’anziano sacerdote nell’occultamento del cadavere. È a questo punto che però la Sacchi conclude: “Le condizioni dell’abito, usurato e più volte riparato, e l’ottima condizione dei bottoni fanno ritenere possibile che i bottoni siano stati sostituiti”.

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