Cesa

Maxi truffa a finanziarie: 15 arresti

Guardia di FinanzaCESA. Quindici persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare (5 in carcere e 10 ai domiciliari) emesse su richiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

Tra loro anche un direttore di banca e 10 amministratori di società che, attestando falsamente rapporti di lavoro con soggetti disoccupati, consentivano, per il tramite di una società di mediazione creditizia di Aversa, di ottenere finanziamenti garantiti dalla cessione del quinto dello stipendio.

In carcere sono finiti: Giuseppe Oliva, 37 anni, nato a Cesa e residente ad Aversa; Antonio Cavaliere, 41 anni, nato a Napoli; Mario Cafasso, 35 anni, nato a Napoli; Massimo Grimaldi, 35 anni, nato a Melito. Ai domiciliari: Ciro Folgieri, 38 anni, nato a Caserta, direttore della filiale di Cellole (e non di Cesa, come riferito in un primo momento) del Banco di Napoli; Michele Ragucci, 67 anni, nato a Napoli; Ciro Bianco, 58 anni, nato a Napoli; Emilio Mormile, 48 anni, nato a Cardito; Giovanni Santabarbara, 49 anni, nato a Piana di Monte Verna; Raffaele Di Stasio, 48 anni, nato a Santa Maria Capua Vetere; Mario Cantone, 40 anni, nato a Napoli; Annamaria Grassia, 33 anni, nata a Napoli.

L’indagine è partita dalla denuncia presentata direttamente alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere dal rappresentante legale di una delle tre finanziarie truffate con cui erano stati sottoscritti oltre 300 contratti con “dipendenti” di diverse società presenti nella regione Campania. Oltre un terzo dei contratti fraudolenti erano stati sottoscritti da “falsi lavoratori” di due società di Caserta operanti nella raccolta dei rifiuti. La quasi totalità dei dipendenti veniva reclutata nelle zone popolari di Afragola e Melito di Napoli.

Ifinanzieri del Gruppo di Aversa hannoaccertato che ad alcuni di questi dipendenti venivano aperti dei conti correnti presso istituti bancari e, a fronte di poche decine di euro, erano stati fatti sottoscrivere carnet degli assegni in bianco. Una volta erogato il finanziamento, l’assegno, circolare e con la clausola di non trasferibilità, veniva posto all’incasso presso filiali bancarie in cui operavano direttori compiacenti. Per gli istituti in cui i direttori si rifiutavano di cambiare gli assegni in assenza dell’intestatario del titolo di credito, intervenivano direttamente gli operatori della società di Aversa che, dopo aver accompagnato personalmente il falso lavoratore presso lo sportello della banca, si facevano consegnare il denaro per rinvestirlo a loro piacimento.

Parte del denaro, come emerso nel corso delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza, è stato utilizzato anche per dare un acconto ad una società finanziaria di cui si volevano acquisire le quote azionarie. I rappresentanti della società aversana, infatti, miravano ad acquistare una finanziaria al fine di poter allargare il proprio giro di affari. La finanziaria individuata per la “scalata” ha sede legale a Milano ma gli uffici operativi sono presenti nell’hinterland napoletano. Alla stessa, la societas sceleris indagata presentava pratiche per l’erogazione di finanziamenti garantiti dalla cessione del quinto dello stipendio che, una volta “monetizzati”, venivano rigirati per l’acquisto delle quote azionarie. In pratica, il sodalizio stava acquistando le azioni della finanziaria con il denaro della stessa società di finanziamento.

L’attività investigativa, denominata “Money for nothing”, ha consentito alle Fiamme Gialle aversane di accertare una truffa superiore ai 6 milioni di euro.

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