Esteri

Obama: “Via dall’Iraq, i soldi della guerra per l’economia”

Barack Obama WASHINGTON. Il presidente Barack Obama ha annunciato la “fine delle missioni di combattimento per le truppe americane in Iraq”, sottolineando che “questo momento storico giunge in un momento di grande incertezza per gli americani”.

“Ho mantenuto la promessa. L’operazione Iraqi Freedom è terminata e adesso il popolo iracheno ha la responsabilità per la sicurezza del paese”, ha detto il presidente ma “gli Stati Uniti hanno pagato un prezzo enorme”.

Dal suo studio ovale, in diretta televisiva, il presidente Obama parla alla sua nazione ponendo l’accento su uno dei capisaldi della sua campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca: “Ho mantenuto la promessa”. Obama ha definito “una pietra miliare” ed “un momento storico” la fine delle operazioni di combattimento delle forze Usa in Iraq. Quando era giunto a Washington gli Stati Uniti avevano 140mila soldati in Iraq. Adesso sono diventati meno di 50mila. Con l’impegno a completare il rimpatrio di tutte le forze Usa entro la fine del 2011.

“In Iraq abbiamo assolto le nostre responsabilità. Ma adesso è giunto il momento di cambiare pagina. – ha detto il presidente Usa – Mettere fine a questa guerra non è solo interesse dell’Iraq: e’ anche interesse dell’America. Abbiamo mandato i nostri uomini e le nostre donne in divisa a fare enormi sacrifici in Iraq ed abbiamo speso vaste risorse in quel Paese in un momento economico difficile sul fronte domestico”. Parlando della guerra in Afghanistan, Obama ha confermato che il ritiro delle truppe americane comincerà dal luglio 2011, ma ha sottolineato che “il ritmo del ritiro sarà determinato dalle condizioni sul terreno”.

Obama ha sottolineato che la fine della guerra in Iraq consentirà agli Stati Uniti di investire altrove il denaro finora speso nel conflitto. “Oggi il nostro compito più urgente è rilanciare la nostra economia e ridare a milioni di americani che hanno perso il loro lavoro di nuovo un impiego – ha detto Obama nel suo discorso -. Per rafforzare la nostra classe media dobbiamo dare a tutti i nostri ragazzi l’educazione che meritano e a tutti i nostri lavoratori le capacità necessarie per competere nella economia globale”.

Quello sull’Iraq è stato solo il secondo discorso dallo Studio Ovale del presidente Obama. Il primo, il 15 giugno scorso, era stato dedicato alla marea nera. I critici hanno giudicato comunque “prematuro” il discorso di Obama, che è giunto in un momento in cui l’Iraq, a sei mesi dalle elezioni, non è ancora riuscito a formare un nuovo governo e con il livello di violenza ancora alto. La Casa Bianca aveva già messo le mani avanti: Obama non avrebbe usato la frase “missione compiuta”, a suo tempo usata dal suo predecessore George W. Bush nel maggio 2003 e rivelatasi prematura.

Obama ha sempre criticato la decisione di Bush di invadere l’Iraq. La Casa Bianca ha sottolineato che l’amministrazione Bush ha commesso “enormi errori strategici e tattici” nella conduzione del conflitto in Iraq. Nel suo discorso, Obama ha detto di aver telefonato a Bush: “Io e lui siamo stati in disaccordo sulla guerra in Iraq fin dall’inizio. Ma nessuno può dubitare del sostegno del presidente Bush per le nostre truppe o del suo impegno per la nostra sicurezza”.

“L’Iraq è molto vicino a formare un nuovo governo”. Lo ha affermato dall’Iraq il vice presidente americano Joe Biden, durante un’intervista alla rete tv Cbs. Biden si trova a Baghdad per celebrare, con il ministro della Difesa Robert Gates, il passaggio di consegne tra le truppe combattenti, che hanno concluso la loro missione, e quelle di appoggio logistico e di addestramento.

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