Campania

Battenti e sangue a Guardia Sanframondi per i settennali riti dell’Assunta

BENEVENTO. Decine di migliaia tra fedeli e curiosi domenica a Guardia Sanframondi (Benevento) per i riti penitenziali che si ripetono ogni sette anni.

“Fratelli, forza e coraggio: in nome di Maria, battetevi”.A questo grido, risuonato nella basilica dell’Assunta, hanno risposto centinaia di fedeli incappucciati e con sai bianchi, cominciando a percuotersi il petto con un sughero irto di spilli. Per i battenti, dei quali ufficialmente non si conosce l’identità, anche troupe televisive da tutto il mondo.

Dal sangue al sangue, ogni piccola goccia che fuoriesce dal corpo umano penitente è una prova di fede verso la Madonna Assunta. Bastano in effetti poche considerazioni per poter comprendere il fascino, tutto antropologico, che avvolge i settennali riti di penitenza che si svolgono a Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento, ma non sono sufficienti per capirne tutto il sostrato culturale e religioso che affonda le proprie radici in epoche ignote, quasi come se tutto avesse una origine antica come quella dell’universo.

Il carattere ancestrale dei misteri, sfilanti in processione sotto forma di quadri figurati, sono probabilmente il frutto di una derivazione barocca, che ha a che fare con i dettami controriformati promossi, fra il Sei ed il Settecento, dai teatini e dai gesuiti, quest’ultimi già presenti nella storia di Guardia. Il pathos della teatralità, la cura per i costumi così come per le acconciature, l’ostentata staticità dei figuranti, come se fossero delle vere e proprie sculture, tentano di emulare i virtuosismi baroccheggianti del Bernini, anche se ad esser plasmato non è il marmo, ma la carne. Ed è in quest’ultima che affonda l’esasperante religiosità dei guardiesi, divisi in quattro quartieri, attraverso il battere di un rudimentale strumento munito di aghi, puntato verso il proprio petto, o tramite il fustigarsi continuo di un cilicio di metallo. L’intera popolazione partecipa ad ogni singolo evento caratterizzante la settimana di penitenza; dall’apertura della teca contenente la Vergine Assunta, che verrà vestita d’oro per la processione della domenica successiva al ferragosto, alle veglie contraddistinte da canti e litanie dai motivi arcaici.

La cittadina, per l’occasione, si riempie di gente: dagli abitanti dei comuni limitrofi, agli emigranti (tantissimi), ai tanti curiosi che giungono non soltanto dal resto della Campania, ma anche da altre parti d’Italia e dell’estero; del resto il mistero ed il sangue hanno da sempre attratto le folle. Forse è anche per questo che la chiesa ufficiale, in special modo la diocesi beneventana, non condivide appieno tali crudi rituali, venati da un evidente paganesimo. I richiami ed i velati divieti promulgati dalla moderna società ecclesiale non sono riusciti ad avere il sopravvento sull’irrazionalità della fede dei guardiesi, anzi ne hanno rafforzato il carattere, facendo divenire l’evento sempre più ricco di immagini e di contenuti escatologici.

La penitenza è anche un modo per evocare i drammi e le tragedie del passato. Ogni quartiere sfila con i suoi quadri, dai 15 ai 20, centinaia e centinaia di figuranti camminano per il paese mostrando episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento, della Bibbia, le agiografie e le passioni dei Santi, gli orrori della guerra (prima e seconda), il nazismo e quant’altro, fino ad arrivare alle brutalità del nostro tempo, come quella professata dalla camorra. Una forte emozione hanno provato gli astanti campani nel vedere un quadro dedicato a Don Peppino Diana vittima dei casalesi. Proprio attraverso tale figurazione emerge la modernità dei riti settennali, se ne capisce l’importanza e l’elemento significante dal punto di vista religioso. I misteri, i battenti e le varie processioni di penitenza e di comunione non sono l’espressione di una tradizione traghettata nel tempo solo per una pura forma di ovvio campanilismo, al contrario svelano la consapevole continuità di un precetto che è al passo con i propri tempi, manifestato in maniera sincera e chiaramente mirato alla affermazione della sentita devozione verso la madre di Cristo.

La domenica successiva alla festività dell’Assunta le processioni dei penitenti raggiungeranno l’apoteosi, le strade, le viuzze e le caratteristiche scalette saranno gronde di sangue e di vino bianco versato per lenire le ferite; la Madonna farà il suo percorso processionale e ad un certo punto incontrerà i battenti che la omaggeranno attraverso la lacerazione del proprio corpo. A sera tutto sarà finito, alla Vergine non resterà che prender posto nella propria teca per poi offrirsi ai suoi fedeli fra altri lunghi sette anni.

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