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E‘ gay e non gli fanno donare sangue. Fazio: ‘Chiarire comportamenti a rischio‘

Ferruccio FazioMILANO. L’ospedale “Gaetano Pini” di Milano rifiuta la donazione di sangue di un omosessuale dichiarato e scoppia il caso, soprattutto perché il soggetto in questione aveva precedentemente ottemperato a questa pratica senza cadere in problemi di questo tipo.

La donazione di sangue operata da un gay è vietata? Sulla questione è intervenuto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ha colto l’occasione per mettere molti punti in chiaro nel Consiglio Superiore di Sanità. Nei vademecum pubblicati on line dalle associazioni di donazione (Avis e singoli ospedali), si parla solo dei singoli comportamenti e in particolare di rapporti sessuali non protetti con persone a rischio o infette, o con più partner in un arco di tempo limitato: non c’è nessun riferimento all’omosessualità.

Ad intervenire anche l’ex ministro della salute Girolamo Sirchia: “La letteratura scientifica mondiale specifica che i rapporti omosessuali sono comportamenti a rischio. Ad oggi, in mancanza di chiare norme, in Italia c’è qualcuno che accetta donazioni dai gay. Ma la legge è abbastanza ambigua, perché dice che non possono essere assoggettati a prelievo i candidati donatori che sono ad alto rischio o a rischio più elevato del normale, però non dice quali sono questi rischi. Sappiamo però dalla letteratura che queste persone sono a più alto rischio, quindi li escludiamo. Questo però – aggiunge l’ematologo – è contro tutte le normative internazionali”.

La categoria degli esclusi è notevolmente ampia, come fa notare Sirchia: “Un mare di proteste dalle persone che vanno in Africa per turismo e che, nonostante la profilassi anti malaria e l’ottimo stato di salute, fino a poco tempo fa non potevano donare. Poi ci sono le persone che soggiornano più di sei mesi in Inghilterra: la loro donazione viene rimandata, perché lì è più elevata la frequenza della mucca pazza, e noi usiamo cautela per evitare di importare questo agente pericoloso. In passato purtroppo questo non è accaduto, e ancora oggi piangiamo per l’epatite C e l’Hiv che abbiamo trasmesso inconsapevolmente, molti pazienti ci hanno rimesso la vita e la salute”.

L’unica soluzione sarebbe regolamentare la pratica di donazione con una legislazione molto più chiara e meno ambigua. E Sirchia da qualche suggerimento: “Serve una legge che uniformi la materia a livello nazionale, elencando esplicitamente le categorie a rischio a cui interdire la donazione del sangue. I gay, come altri gruppi, presentano una maggiore prevalenza di infezioni a trasmissione sessuale rispetto agli eterosessuali e un centro trasfusionale deve preoccuparsi di tutelare chi riceve il sangue, non di non ferire la sensibilità di chi lo dona. Sebbene vengano ovviamente fatti dei test sul sangue dei donatori, questi coprono solo l’esistente e non individuano i nuovi virus, quindi bisogna intervenire per evitare di correre rischi”.

Il caso verificatosi a Milano nei giorni scorsi ha portato con sé uno strascico di polemiche politiche. L’esponente dell’Idv Franco Grillini commenta: “Respingere le donazioni di sangue da persone omosessuali è del tutto illegale, lo stabilisce con chiarezza il decreto sulla donazione dell’aprile 2001 dell’allora ministro della sanità Veronesi”. La Commissione ha inviato una richiesta di relazione all’assessore alla Sanità lombardo Bresciani. E Luciana Pedoto (Pd), della Commissione affari sociali della Camera, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute Fazio: “Il protocollo per la donazione non può che essere unico per tutto il territorio nazionale, non potendo la donazione stessa essere oggetto di alcuna fase sperimentale. Rispettando tali corrette e uniformi indicazioni un potenziale donatore può essere ammesso o escluso alla donazione”.

A cercare di smorzare i toni èPasquale Spagnuolo, responsabile delle politiche sanitarie dall’Avis: “Le norme vigenti – dice Spagnuolo – non intendono discriminare a priori una categoria di persone, ma assegnano al medico responsabile della selezione del donatore il compito di individuare, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dal genere, eventuali comportamenti sessuali a rischio cui conseguono l’esclusione permanente o temporanea”. Spagnuolo aggiunge che la donazione prevede preliminarmente un colloquio anamnestico col medico responsabile della selezione del donatore seguito da eventuale visita medica; una serie di esami di laboratorio; la lettura di una nota informativa circa la potenzialità di trasmettere infezioni con la donazione; infine la sottoscrizione di un modulo di consenso informato attraverso il quale il donatore periodico o aspirante tale risponde a una serie di domande, compresa l’esposizione a eventuali comportamenti cosiddetti a rischio.

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