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Sisma Abruzzo, “strage annunciata”: sette accuse di omicidio colposo

 L’AQUILA. Un terremoto è imprevedibile, ma mai sottovalutare le sue avvisaglie come hanno fatto i membri della Commissione Grandi Rischi, che si ritrovano ora ad essere accusati di omicidio colposo.

La decisione è stata comunicata dal Procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini, che ha concluso le indagini scattate dopo l’esposto dei cittadini relativamente ai lavori condotti dalla Commissione Grandi Rischi circa l’attività sismica che da mesi interessava la regione Abruzzo. Tra gli indagati ci sarebbero alcuni esponenti della Protezione Civile e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Tra i sette nomi degli accusati per concorso in omicidio colposo, per aver sottovalutato gli allarmi sismici che precedettero quello devastante del 6 aprile del 2009, spiccano quelli di Franco Barberi (presidente vicario della commissione nazionale per la prevenzione e previsione dei grandi rischi e ordinario di vulcanologia all’universita’ Roma Tre), Bernardo De Bernardinis (vie capo settore tecnico operativo del dipartimento nazionale di Protezione civile), Enzo Boschi (presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e ordinario di fisica terrestre presso l’universita’ di Bologna), Giulio Selvaggi (direttore del centro nazionale terremoti), Gian Michele Calvi (direttore della fondazione ‘Eucentre’), Claudio Eva (ordinario di fisica terrestre presso l’universita’ di Genova) e Mauro Dolce (direttore dell’ufficio Rischio sismico del dipartimento di Protezione civile e ordinnario di tecnica delle costruzioni presso l’universita’ Federico II di Napoli).

Le indagini avevano preso il via in seguito ai sospetti dei cittadini relativamente al lavoro di analisi della Commissione: nei mesi precedenti al sisma molti erano stati i segnali manifestati dalla terra, però sottovalutati dai membri della stessa commissione, in quanto considerati non precursori al grande terremoto. Ma così non è stato. “Questo è un lavoro serio – ha commentato Rossini. – Si sono concluse le indagini preliminari di un filone di inchiesta molto importante. In tal modo gli indagati possono portare avanti le loro difese con tutto il tempo possibile. Speriamo di arrivare a un risultato conforme a quello che la gente si aspetta”. La strage, restando a quanto riferito dalle indagini, era annunciata ma evitabile: bastava applicare e recepire ciò che la terra e qualche membro della commissione “sottovalutato” avevano preannunciato. Bisognava avvisare in tempo la popolazione e portare avanti piani di evacuazione, utili a liberare le zone sismiche. Nel documento della Procura ci sarebbe scritto che “la protezione civile è venuta meno ai doveri di previsione e prevenzione”. Perciò, la colpa consiste nella “negligenza, imprudenza e imperizia”.

La commissione era stata riunita il 31 marzo 2009 ad una settimana dal sisma, necessaria, come si legge dal verbale, “per esaminare la fenomenologia sismica in atto da alcuni mesi nel territorio della Provincia Aquilana”. Ma all’occasione Franco Barberi ritenne che “non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento”, anche in seguito alla scossa di magnitudo 4.0. Dichiarazioni furono lasciate anche da Boschi che evidenziò come “la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore”. Anche Barbieri ribadì il concetto affermando che “l’unica difesa dai terremoti consiste nel rafforzare le costruzioni e migliorare la loro capacità di resistenza”.

Anche il sindaco della città sommersa dalle macerie ricorda quella riunione della Commissione, Massimo Cialente: “Io in quella sera del 31 marzo ero il vaso di coccio che faceva domande, ma ricordo molto bene le parole di Enzo Boschi dell’Ingv: ‘Ma che volete, all’Aquila prima o poi un terremoto arriva..’”. Il sindaco ricorda: “E io, dopo essermi arrabbiato per la risposta, mi preoccupai subito, anche perché in quei giorni stavo mettendo in sicurezza delle scuole che avevo chiuso per colpa delle scosse precedenti senza avere i soldi per farlo – racconta – il 2 aprile feci richiesta di 20 milioni al governo e una delibera sullo stato d’emergenza”.

La preoccupazione per lo sciame cresceva sempre di più: le scosse che precedettero quella del 6 aprile 2009 “oltre a procurare una più che comprensibile preoccupazione nei cittadini dell’Aquila, ha generato un comprensibile allarme nelle pubbliche amministrazioni per la stabilità delle scuole e delle sedi istituzionali” come si legge, infatti, nella lettera che il sindaco dell’Aquila inviò il 2 aprile al capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

Nella missiva il primo cittadino spiegava che “le verifiche di questi giorni portavano ad un quadro piuttosto allarmante, mentre in numerose abitazioni private sono stati riscontrati dei problemi di staticità”. Cialente a quel punto chiedeva a Bertolaso le necessarie risorse “per il rigore estremo con cui sono costretti gli enti locali per il controllo della spesa e la possibilità in tempi ragionevoli, a fondi statali riferiti alla Protezione Civile, con soluzioni come quella recentemente operata a beneficio della ricostruzione nelle aree colpite dai sismi degli anni 80”. Un appello che non fu accolto, ma che condusse al grande disastro consumatosi nella notte del 6 aprile.

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