Caserta

Brancaccio: “Zinzi emula Pippo Baudo”

Angelo BrancaccioCASERTA. “Peccato per le vallette, altrimenti Zinzi non avrebbe avuto nulla da invidiare a Pippo Baudo per lo stile con cui ha presentato la giunta nell’ultimo consiglio, dal momento che di politico, in quello che ha fatto il presidente della Provincia, non c’è stato proprio nulla”.

E’ netto il commissario e consigliere provinciale dell’Udeur Angelo Brancaccio nell’analizzare i lavori di giovedì sera. “Visto che in politica, spesso ci si ispira ad un modello, Zinzi avrà pensato di emulare le gesta del mitico Pippo, vista la vicinanza dello showman al partito di riferimento del presidente – ha detto sarcasticamente Brancaccio – il problema, però, è che, quando a Baudo è stato chiesto di candidarsi come presidente della Regione Sicilia, lui ha fatto un passo indietro, mentre Zinzi ha forzato la mano per diventare presidente della Provincia di Caserta. Evidentemente, perso il suo modello, Zinzi non sapeva che, dopo una crisi durata due mesi, dopo aver conferito e revocato incarichi illegittimi, dopo aver nominato senza un bando di gara un direttore generale ad oltre duecentomila euro all’anno, dopo aver introdotto una tassa che tartassa i casertani e dopo aver, perfino, rassegnato le dimissioni, doveva venire in Consiglio e dare delle spiegazioni. Solo così mi riesco a spiegare il comportamento dell’altra sera del nostro presidente”.

Brancaccio sottolinea che, nella prima vera uscita, il presidente ha palesato limiti sia sul piano politico che sul piano amministrativo. “Nell’unico vero punto all’ordine del giorno, i criteri di nomina negli enti strumentali, Zinzi è andato sotto – ha detto – il Pdl, partito di maggioranza relativa, con il sostegno dell’Udeur, ha chiesto in maniera legittima di rinviare il punto in discussione per ulteriori approfondimenti, rendendosi conto che, la proposta di delibera, così com’era, permetteva a Zinzi di sollevare dall’incarico anche i consiglieri provinciali…”.

Il portacolori del Campanile sottolinea come, alla fine, le votazioni si siano concluse con solo tredici voti a favore della posizione del presidente. “Per rendere la figuraccia rimediata più completa, con un atto che non mi è mai capitato di vedere nella mia pur lunga esperienza amministrativa, Zinzi ha votato, derogando a quella funzione di imparzialità che la sua figura presupporrebbe – ha detto – cosa che non ha fatto il presidente del Consiglio Della Cioppa, che in maniera corretta si è astenuto, nonostante la proposta di sospendere la delibera arrivasse proprio dal suo partito”.

Il commissario del Campanile spiega come dietro queste figuracce ci sia sempre lo stesso problema di fondo: “Tutte le decisioni sono nate senza un confronto politico all’interno della maggioranza. Da vero presidente-padrone, addirittura, Zinzi non voleva nemmeno aprire la discussione dopo la presentazione della giunta”.

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