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Euro, Londra dice no al fondo salva-Stati

Josè Manuel BarrosoROMA.La Gran Bretagna rifiuta di sottoscrivere il fondo europeo da 60-70 miliardi a sostegno dell’euro. “Il fondo non potrà contare sulla nostra garanzia”, dice il ministro delle Finanze Alistair Darling.

La posizione della Gran Bretagna – che non fa parte della zona dell’euro – anche se confermata non dovrebbe ostacolare il meccanismo di prestiti garantiti che vuole avviare l’Eurogruppo, Italia compresa. Per la decisione non è richiesta infatti l’unanimità, ma solo la maggioranza qualificata. A quanto si è appreso, al vertice dell’Eurogruppo di venerdì scorso, il presidente francese Nicolas Sarkozy ed altri leader hanno sottolineato la necessità di andare avanti comunque, anche senza avere il sì di tutti e 27 gli Stati membri.

La mossa di Londra arriva nel corso del primo dei due vertici previsto per oggi (uno della Commissione europea, uno dell’Ecofin) per varare le misure in grado di mettere in sicurezza l’euro e gli Stati dell’Eurozona che sono sottoposti all’attacco della speculazione finanziaria. La proposta sarà discussa in una riunione straordinaria della Commissione Ue già cominciata e poi sarà presentata ai ministri delle finanze della Ue, ai quali spetta la parola conclusiva.

Cominciano intanto a trapelare le prime indiscrezioni sui provvedimenti che saranno sul tavolo dell’Ecofin. Innanzitutto si pensa di realizzare un fondo cosiddetto salva-Stati, per evitare altri rischi di default dopo quello della Grecia, che dovrebbe funzionare come “un piccolo Fmi in versione europea o una piccola banca”. Il meccanismo – che dovrebbe essere in grado di movimentare tra i 60 e i 70 miliardi di euro – dovrebbe prevedere, così come avviene per i prestiti a favore delle bilance dei pagamenti dei paesi che non fanno parte dell’euro, la raccolta di fondi sui mercati da parte della Commissione Ue a sostegno degli Stati in difficoltà. L’emissione di titoli sul mercato sarebbe garantita dagli Stati membri in modo “esplicito”. Il sostegno della Banca centrale europea sarebbe “implicito”. L’Istituto di Francoforte, con decisione autonoma, sarebbe pronto ad agire acquistando titoli pubblici degli Stati con problemi di finanziamento sul mercato.

Intanto, il premier Silvio Berlusconi ha proseguito anche domenica i colloqui con i leader europei, in vista delle riunioni sulle misure in difesa dell’euro. In particolare, fa sapere Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio ha parlato con Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ed è rimasto in continuo collegamento con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in partenza per l’Ecofin a Bruxelles. Berlusconi rimarrà in contatto per tutta la giornata con gli altri leader europei.

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