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La “Top Kill” funziona: bloccata la marea nera

 NEW YORK. Dopo un mese di tentativi finalmente è arrivato quello giusto che blocca la fuoriuscita di greggio nelle Acque del Golfo del Messico.

Il risultato è stato ottenuto applicando la “Top Kill”, un’operazione in due fasi che come ha annunciato la Guardia Costiera americanaha funzionato:frenato e arginato il pozzo petrolifero che si è creato nelle acque americane. Il disastro ambientale risale ad un mese fa circa, quando una delle navi della compagnia petrolifera britannica, la piattaforma Deepwater Horizon della Bp, è affondata nelle acque del Golfo creando il più grande disastro ambientale. Vari sono stati i tentativi fatti per arginare il disastro, ma solo la “Top Kill” si è rivelata la soluzione vincente.

L’operazione, che ha una durata minima di dieci ore vista la complessità di svolgimento, si è articolatain due fasi, sorvegliata da minirobot a 1500 metri di profondità. In un primo temposono statifatti calare da una nave in superficie e ad un’elevata pressione i cosiddetti “fanghi”, un mix di acqua, materie solide e minerali, che attraverso due canali ha bloccato la fuoriuscita di greggio, grazie anche alla super valvola ‘Blowout Preventer’ (Bop). Già in questa fase molti sono stati gli scettici: non a caso molti esperti in materiaavevano ritenutola valvola fin dall’inizio difettosa. La seconda è consistitanel verificare effettivamente la quantità di greggio e gas naturale intrappolato nel super sistema. Solo dopo i fanghi sono stati sostituiti da cemento con l’obiettivo di sigillare il pozzo petrolifero.

 Intanto, si cominciano a tirare le somme e ad attribuire le colpe. In primis si è proceduto con il licenziamento di Elizabeth Birnbaum, capo dell’Mms, l’agenzia federale che avrebbe dovuto vigilare sulle trivellazioni offshore. Gli studi hanno infatti dimostrato che le quantità di petrolio disperse in mare sarebbero maggiori rispetto ai dati forniti dalla compagnia petrolifera britannica. Al momento fila tutto liscio, anche se si potrà dare il risultato esatto dell’operazione solo tra 24 ore, come ha dichiarato il numero uno della Bp, Tony Hayward: “Le cose procedono come previsto, ma ci vorranno almeno 24 ore per capire se l’operazione è un successo”. D’altronde la compagnia petrolifera colpevole del disastro ambientale è scettica: ha stimato che l’operazione funzionerà solo per il 70% delle possibilità.

Dichiarazioni queste che hanno fatto arrabbiare il presidente degli Usa, Barack Obama, dati i risvolti che il disastro avrà sull’ambiente. L’intenzione del presidente americano è svelare il mistero che ha portato al disastro: cosa è successo tra la Bp e Mineral Management Service (Mms)? Ma la rabbia di Obama dipende anche dall’idea dell’opinione pubblica: secondo la metà della popolazione americana, parte delle colpe del disastro sarebbero da attribuire al capo degli Usa che ha mal gestito l’operazione trivellazioni. Questo è il più grande disastro ambientale che gli Usa hanno subito: secondo la stima del Servizio Geologico i barili che sono stati persi in mare, dal 17 maggio, giorno del disastro, sarebbero 270mila pari a 43 milioni di litri di petrolio. In media sarebbero andati persi circa 19 mila barili di greggio, contro i 5mila dichiarati dal colosso britannico. Intanto però Obama stamane ha approvato una moratoria prolungata di mesi per le trivellazioni offshare nel Golfo del Messico.

Il presidente in attesa dei risultati dell’inchiesta ha annunciato un inasprimento degli standard di sicurezza. Sono state pertanto bloccate concessioni già in programma nel Golfo del Messico, al largo della Virginia, arrivando fino all’Artico. Il blocco durerebbe fino al 2011, guadagnando così tempo per sperimentare tecnologie che possano sviluppare le trivellazioni in maggior sicurezza.

Cominciano però a piovere accuse a carico della compagnia petrolifera Bp: secondo un documento ricevuto da un investigatore del Congresso Usa, la società petrolifera avrebbe optato per una versione più economica per i materiali di rivestimento del pozzo. Le accuse che sono state rivolte dal “New York Times” parlano inoltre di una fuoriuscita di gas, testimoniata dagli operai che si trovavano sulla piattaforma, al momento dello scoppio. E proprio il gas potrebbe aver causato l’esplosione costata la vita a undici operai e l’affondamento della piattaforma stessa. A finire sotto accusa è anche la Us Minerals Management Service, chenon avrebbe preso in considerazione gli avvertimenti sui rischi ambientali ravvisati dai consulenti scientifici del governo. Alcuni funzionari avrebbero aggirato alcune procedure e falsificato documentazioni pur di rispettare le scadenze federali per la concessione delle licenze e riscuotere gli incentivi.

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