Italia

Ddl intercettazioni: protesta della Fnsi, Cgil e Popolo Viola

 ROMA. Al grido di “intercettatici tutti”, la Federazione Nazionale della Stampa è scesa in piazza Navona per protestare contro il ddl varato dalla Camera che vieta la pubblicazione delle intercettazioni.

Una cinquantina tra giornalisti, politici e rappresentanti del mondo sindacale che hanno aderito alla manifestazione promossa dalla Fnsi. In piazza, al fianco del popolo viola e degli iscritti al sindacato Cgil, sono scesi anche il presidente della Fnsi Roberto Natale, il segretario generale Franco Siddi, Paolo Gentiloni del Pd, Enzo Carra dell’Udc, Paolo Ferrero per Rifondazione Comunista e Pancho Pardi dell’Italia dei valori, Giuseppe Giulietti di Articolo 21 e Gianfranco Mascia del Popolo viola. Un coro unanime si è levato dalla piazza che ha protestato contro il ddl sulle intercettazioni, oggi in discussione al Senato, il quale prevede che l’utilizzo delle intercettazione deve essere motivato da gravi indizi di reato e deve essere assolutamente indispensabile per la prosecuzione delle indagini.

“E’ un testo che colpisce non solo il nostro lavoro ma più ancora il diritto dei cittadini a sapere. – ha affermato il presidente della Federazione nazionale della stampa Roberto Natale – Il testo che sta andando in discussione alla Commissione giustizia di palazzo Madama riesce ad esser perfino peggiore di quello già pessimo uscito dalla Camera con una gigantesca mistificazione propagandistica si cerca di presentare questo testo come un modo per tutelare meglio il diritto alla riservatezza: non centra nulla, noi stiamo rivendicando non il diritto di far pettegolezzo o gossip ma il diritto-dovere di continuare a parlare. C’è un rischio di ricatto. – aggiunge Natale – Nel momento in cui gli atti sono pubblici ma non pubblicabili ci sono tanti che quegli atti li conoscono che potrebbero esser tentati dall’alzare il telefono e dire ‘guarda che ho letto una cosa per te imbarazzante’. Si crea lo spazio per un ricatto pericolosissimo. Non ci accontentiamo del ritiro dell’emendamento D’Addario, di cui si sta parlando nelle ultime ore, ma vogliamo andare avanti con la nostra battaglia fino in fondo e adotteremo tutti i modi possibili, dallo sciopero fino alla Corte Europea. Se è necessario – ha concluso – ci saranno scioperi e disobbedienza civile e professionale massima, con totale copertura da parte del sindacato e, credo, dell’Ordine dei giornalisti. Ricorreremo anche alla Corte Europea di Strasburgo perché il diritto di cronaca non può essere calpestato, l’Europa l’ha già detto, men che meno per ragioni atte a impedire che vicende di interesse pubblico vengano raccontate”.

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