Italia

Omicidio via Poma, si è suicidato il portiere Vanacore

Pietro Vanacore (Skytg24)TARANTO. “Venti anni di martirio senza colpa e di sofferenza portano al suicidio”.

E’ questa io messaggio scritto su alcuni biglietti che Pietrino Vanacore ha lasciato nella sua auto prima di suicidarsi. L’uomo faceva il portiere nel palazzo di via Poma a Roma dove il 7 agosto del 1990 fu uccisa Simonetta Cesaroni. Il corpo di Vanacore è stato ritrovato da alcuni amici nelle acque di Marina di Torricella, in località Torre Ovo, in provincia di Taranto, nella notte tra lunedì e martedì.

Ha lasciato due bigliettini d’addio uno sul parabrezza e l’altro all’interno della sua autovettura, una Citroen Ax, che ha parcheggiato non lontano dal luogo del suicidio, poi si è tolto la vita legandosi una lunga fune al collo e lasciandosi andare in un corso d’acqua. Sul posto, si trovano i carabinieri che stanno aspettando il magistrato di turno Maurizio Carbone della Procura di Taranto. Vanacore avrebbe dovuto testimoniare venerdì prossimo, il 12 marzo, nel processo contro Raniero Brusco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni e indagato per l’omicidio. L’uomo, che in passato fu coinvolto in questa stessa inchiesta, avrebbe potuto anche avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del pm Ilaria Calò.

Fu proprio Vanacore a ritrovare il cadavere della Cesaroni che fu uccisa con 29 coltellate nell’ufficio in cui lavorava. Dopo qualche giorno il portiere dello stabile di via Poma fu fermato dalla polizia per poi essere rilasciato il 30 agosto dello stesso anno. Dopo cinque anni dall’omicidio, Vanacore fu definitivamente prosciolto poiché la Cassazione confermò la decisione della Corte d’appello di non rinviarlo a giudizio con l’accusa di favoreggiamento, e allora decise di lasciare Roma e tornare nella sua terra d’origine.

Secondo Paolo Loria, legale di Raniero Brusco, Vanacore si è ucciso perché sapeva qualcosa: “La morte di Vanacore è troppo vicina alla scadenza processuale per non essere collegata. Lui ha vissuto con rimorso sulla coscienza questa storia, e non perché fosse l’autore dell’omicidio, ma perché sapeva. Evidentemente, però, non poteva parlare neanche a distanza di anni. Non se l’è sentita, in sostanza, di affrontare i giudici e gli avvocati in aula. Non so come interpretare questo fatto – ha concluso – l’ho saputo 20 minuti dopo che era successo”.

No comment, invece, da parte di Lucio Molinaro, legale della famiglia Cesaroni : “Aspetto di parlare con il magistrato per avere una idea più chiara di quanto successo. Al momento sto seguendo le notizie di stampa. Personalmente cerco di essere prudente per capire come deve essere interpretata la notizia del suicidio di Vanacore. Mi dispiace ovviamente per il fatto umano in sé ma occorre capire che ricaduta avrà sul processo in corso questa vicenda”.

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