Italia

Decreto “salva liste”, proteste in tutta Italia

Emma Bonino in piazzaROMA. E’ protesta contro il decreto legge del governo che, su avallo dal presidente Napolitano,ha di fatto riammesso la lista del Pdl collegata a Renata Polverini nel collegio di Roma e Provincia.

Un presidio notturno si è tenuto davanti a Palazzo Chigi e al Quirinale, contemporaneamente ad una serie di manifestazioni spontanee di piazza in varie città d’Italia. Nella capitale in tanti si sono radunati sabato mattinaal Pantheon,domenica saranno in piazza Navona.

Il “popolo viola” -organizzatore del “No-B Day” – è sceso nelle strade con bandiere e cartelli che contestavano il provvedimento. Sit-in autoconvocato sotto al Quirinale: un centinaio di persone, sono rimaste sedute o sdraiate nella piazza con lumini e candele accese. Alcuni manifestanti imbracciavano cartelli di appello a Napolitano. Altri striscioni con la scritta: “E’ il funerale della democrazia”. Un gruppo di esponenti del Popolo viola si è poi diretto verso Palazzo Chigi, dove i manifestanti hanno formato una catena umana “per proteggere le istituzioni da chi governa all’interno di quel palazzo”. Sempre il Popolo viola ha inscenato una mobilitazione in piazza Montecitorio per “chiedere spiegazioni al presidente della Repubblica e agli esponenti del governo sulle ragioni del decreto legge salvaliste”. I manifestanti mostravano cartelli viola con la scritta “Presidente, non abbiamo capito”. I “viola” invitano “tutti quanti a partecipare e diffondere” la manifestazione è sul web in collegamento via streaming su www.ilpopoloviola.it “per leggere anche i commenti di coloro che non possono esserci”.

In piazza della Rotonda oltre ai viola sono arrivati i politici. “Non realizzeremo sterili e perdenti aventini” ha detto scatenando l’applauso della folla, la candidata del centrosinistra per la Regione Lazio, Emma Bonino. Rivolgendosi alla folla con l’appellativo “compagni e compagne, amici ed amiche”, la Bonino ha chiesto: “E’ questo il paese che vogliamo? Quando poter dire che dobbiamo vivere in un paese civile e democratico in cui nessuno cambi le regole per convenienza?”. Verso il presidente Napolitano il più agguerrito è l’Idv con Antonio Di Pietro: “Un provvedimento golpista”. Massimo D’Alema invece difende il Quirinale: “Un provvedimento dovuto, la colpa è di Berlusconi, non di Napolitano”. Anche la Federazione della Sinistra con Paolo Ferrero raggiunge i militanti viola in piazza: “Tutte le forze democratiche e le energie intellettuali si devono mobilitare da subito contro questo scempio nei confronti di quell’atto supremo della sovranità popolare che è il voto”. Intanto dal centrodestra la candidata Renata Polverini fa sapere: “E’ ora di proseguire. Questo decreto troverà la soluzione”.

Secondo il governo, “il diritto all’elettorato attivo e passivo è preminente rispetto alle formalità”: è questo il concetto fondante del contestato decreto. Ma per l’Idv si tratta di un golpe: “Questa decisione riporta indietro il Paese al fascismo e alla dittatura. È un vero colpo di Stato. Si inizia così e si normalizza lentamente un Paese libero”, commenta il senatore Idv Stefano Pedica, che venerdì sera aveva invitato il Presidente della Repubblica a “non firmare questo decreto, la gente non capirebbe”. Pedica da sabato è in sciopero della fame “in difesa della democrazia e della libertà”.

La prima conseguenza del decreto è che lunedì 8 marzo dalle 8 alle 16, il Pdl avrà l’opportunità di ripresentare le liste. A spiegarlo è il responsabile elettorale del Pdl Ignazio Abrignani: “Il comma 1 del decreto – rileva – fa riferimento a chi è in grado di provare in qualsiasi modo di essere all’interno del tribunale o della corte d’appello entro i termini: e noi abbiamo una dichiarazione del Tribunale che attesta che c’eravamo”. Di fatto, ribadisce l’esponente del Pdl, “lunedì, come prevede il comma 4, potremo depositare le liste all’ ufficio centrale circoscrizionale del Tribunale di Roma, dove normalmente si depositano e dove peraltro la nostra documentazione si trova già”. Con la lista Pdl potrebbero però rientrare anche altre liste delle 22 inizialmente rigettate dalla Corte d’Appello.

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