Cesa

Ai miei giovani amici…

Carlo Rossi  CESA. Maggio 2009. Pensieri: “Quanta energia, tantissima, forse, per gli standard a cui eravamo abituati.
…C’è forse rischio di ubriacarsi? Si corre forse il rischio di perdere di mira gli obiettivi per cui era nato tanto entusiasmo e tanta voglia di fare bene? Credo che a questo punto ci si debba porre seriamente un quesito E’ giusto che qualcuno o qualcosa cerchi di indirizzare tutte queste energie in un certo senso, oppure lasciare che questo vento spiri in piena libertà verso il proprio destino?Tenere fuori la politica da questi contesti, da questo tipo di associazione, è d’obbligo. Parlo ovviamente della politica dei partiti, non certo di quella della comunità a favore della comunità”.
Novembre 2009. Ecco ciò che scrivevo alcuni mesi orsono. Avevo un serio dubbio, ma da persona corretta pensavo fosse giusto che quei giovani vivessero sulla loro pelle le difficoltà che le associazioni incontrano nel normale svolgersi della loro esistenza. Purtroppo per me, e non solo per me, ma per l’intera comunità, quel dubbio si è rivelato estremamente fondato. Ancora una volta la politica ha fatto i suoi biechi interessi. Ancora una volta persone che non vedono al di là del proprio naso, che non hanno idea di cosa sia un progetto a lungo raggio, sono riuscite a far abortire in uno squallore unico un’idea che poteva avere un brillante futuro. Fagocitare quell’entusiasmo giovanile è stata cosa facile per delle menti con pochi scrupoli e tanta meschinità.
E allora ci si ricorda di qualcosa letto da qualche parte e poi vissuto nel proprio quotidiano, qualcosa che recitava più o meno così: “Ci sono momenti nella nostra vita in cui vediamo le nostre convinzioni romantiche, metafisiche, morali, politiche e perfino le nostre convinzioni intellettuali, immolate sull’altare della nostra profonda natura di ominidi alla esclusiva ricerca della migliore posizione nelle gerarchie della nostra società. E’ in quei momenti che si ha disperatamente bisogno di una illusione spirituale, oppure della bellezza dell’arte o, comunque, di qualcosa che ci salvi dal mero destino biologico”.
In queste poche righe c’è una constatazione forse un tantino cruda, ma di una verità inconfutabile, seguita da una soluzione, a dir poco eccellente, alle delusioni della vita. Ovviamente tali soluzioni possono andar bene per persone un pochino in là negli anni, come me, ma non si addicono crtamente ai miei “giovani amici”. A loro chiedo di non mollare, di non cedere al mero destino biologico, di credere ancora negli ideali che fanno dell’uomo un Essere Superiore.

ai miei giovani amici col massimo rispetto
Carlo Rossi

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