Caserta

Occupazione, Iodice (Pd): “Rilanciare accordo per reindustrializzazione”

Enzo IodiceCASERTA. “I dati forniti dall’Inps e apparsi oggi sulla stampa, relativi all’aumento della cassa integrazione e delle domande di disoccupazione in provincia di Caserta, …

… sono la conferma drammatica di un tessuto produttivo e occupazionale devastato, di fronte al quale nulla viene messo in campo dal Governo, che anzi non favorisce le opportunità di sviluppo che già esistono in Terra di Lavoro”.

Il segretario provinciale del Pd, Enzo Iodice, commenta le cifre allarmanti sulla crisi occupazionale, che tra l’altro fa registrare un aumento di oltre il 600 per cento delle ore autorizzate di cassa integrazione. “Occorre ripartire dai fatti – spiega – e non dalle promesse. La prima azione concreta da fare è rilanciare l’attuazione dell’Accordo di Programma per la reindustrializzazione in provincia di Caserta, firmato nell’aprile 2008 da Regione e Provincia con l’allora Governo Prodi e confermato poi dall’attuale maggioranza parlamentare. Si tratta di un’intesa da 200 milioni di euro, fondamentale per il territorio, di cui però non abbiamo ancora visto alcun risultato”.

L’Accordo è finalizzato alla promozione di nuovi investimenti produttivi, in grado di assicurare la salvaguardia della presenza industriale e dell’occupazione nelle aree in crisi della provincia di Caserta, con investimenti complessivi pari a 205,5 milioni di euro nel triennio 2008-2010, di cui circa 100 milioni di incentivi finanziari pubblici e un incremento occupazionale di circa 450 addetti, di cui almeno 350 assunti tramite la prioritaria valutazione e selezione di personale delle aziende in crisi 3M, Costelmar, Finmek, Ixfin.

“Abbiamo un’occasione concreta – conclude il segretario – di portare sviluppo e linfa occupazionale nel nostro territorio. Invece il Governo Berlusconi decide di stanziare 32 miliardi di euro destinati agli ammortizzatori sociali, che resteranno tuttavia non spesi. Già, perché a quegli ammortizzatori non possono accedere un gran numero di categorie di lavoratori, come i collaboratori a progetto ad esempio. Una discriminazione inaccettabile, che taglia fuori dalla tutela una larga fetta di cittadini, di professionisti e di giovani validi”.

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