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Atletica, “giallo” sul sesso della campionessa Semenya

Caster SemenyaAi Mondiali di atletica di Berlino scoppia il caso Caster Semenya, la diciotteenne sudafricana che ha vinto, con un distacco abissale sulle altre concorrenti, l’oro negli 800 metri femminili. Secondo alcuni non sarebbe una donna.

Tra questi l’azzurra Elisa Cusma, che ha partecipato alla gara, arrivando sesta: “Caster secondo me è non è donna. Ha vinto ma nemmeno la considero e mi dispiace anche per le altre. Deve fare il test della femminilità? Era già successo con la Jelimo, ma intanto a questa gente fanno vincere medaglie. E’ inutile giocare con queste cose, e non è giusto”.

La Iaaf, intanto, ha sottoposto a dei controlli l’atleta sudafricana, dei quali si attende l’esito. “Si tratta di un test estremamente difficile e complesso. – conferma il portavoce della Federazione internazionale, Nick Davies – Al momento siamo in una situazione tale da non avere prove sufficienti per non consentirle di correre”.

Semanya, sia per la muscolatura che per il viso, mostra caratteristiche maschili e qualche dubbio era sorto già quando quest’anno aveva migliorato il suo personale di ben sette secondi, facendo segnare la miglior prestazione mondiale stagionale con 1’56″72.

“Capiamo che la gente possa farsi delle domande perché sembra un uomo, la curiosità è umana”, ammette il suo allenatore, Semè, che ha anche raccontato di come una volta, mentre si trovavano in una stazione di servizio a Città del Capo, l’atleta venne fermata da un impiegato del posto quando si stava dirigendo verso la toilette riservata alle donne. “Forse vuoi che ti mostri il mio sesso?” fu allora la replica della Semanya. “Posso darvi il telefono delle sue compagne di stanza a Berlino – ha aggiunto Semè – L’hanno vista sotto la doccia e non ha niente da nascondere”.

Sul caso intervengono anche i familiari dell’atleta. “Spero che lascino mia figlia in pace. E’ la mia bambina. L’ho cresciuta e non ho mai avuto alcun dubbio sul suo sesso. E’ una donna, posso ripeterlo un milione di volte”. Sono le parole di Jacob Semenya, il padre di Caster, che parla al quotidiano ‘The Sowetan’.

“Dio l’ha fatta così, io l’ho tirata su. Queste chiacchiere non mi disturbano molto, perché lei è una donna”, dice Maphuthi Sekgala, la nonna. La ragazza è cresciuta nel villaggio di Fairlie, a circa 60 km dalla città di Polokwane. I sospetti sull’identità sessuale della Semenya, l’unica giocatrice a far parte della squadra di calcio di Fairlie, non sono però una novità per la famiglia. “Mi ha chiamato dopo le batterie della gara, mi ha detto che gli altri la consideravano un uomo. Cosa posso farci quando la chiamano ‘uomo’, visto che lei è una donna?”, aggiunge la nonna paterna. “E’ Dio che l’ha fatta così” ripete.

In sua difesa anche la sorella Nkele, 16 anni: “La gente deve smettere di dire che è un uomo. Siamo orgogliosi di lei: sapevamo che avrebbe vinto, ma all’inizio eravamo un po’ nervosi”. Anche Deborah Morolong, 22 anni, una delle migliori amiche di Caster dai tempi delle scuole superiori frequentate alla Nthema High School, ci tiene a sottolineare: “Penso che stiano dicendo queste cose solo per invidia. Mi fa male sentir parlare di lei in questo modo”. La stessa Morolong peròlascia spazio ad una presunta omosessualità: “Non ha mai avuto un ragazzo, non le piacciono i ragazzi”.

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