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Violenza sulle Donne, convegno Fidapa a Teano

 TEANO. Il convegno organizzato dalla F.i.d.a.p.a. (Federazione Italiana Donne Arti e Professioni) di Teano, presso la sala del Loggione, il giorno 21 maggio, sulla difficile condizione delle donne anche in quanto vittime di reato, …

… ha visto un’ampia presenza di ospiti ed un’appassionata partecipazione alle discussioni proposte dai relatori. Era presente all’incontro Clementina Abbate, presidente dell’Associazione “Veri” e madre di Veronica Abbate, la giovane di Sessa Aurunca, assassinata tre anni fa da Mario Beatrice, il fidanzato. Presenti inoltre Giuseppe Stellato, avvocato penalista e difensore di parte civile della famiglia Abbate nel corso del procedimento giudiziario, Deborah Riccelli, scrittrice e autrice del libro dedicato alle donne vittime di reato: “Nessuno mai potrà più udire la mia Voce”, Carla Capolongo, psicologa, operatrice presso il carcere di Secondigliano a Napoli, Egle Pilla, Gip del Tribunale di Napoli.

Una testimonianza ancora una volta terribile quella di Clementina Abbate sulla morte di sua figlia Veronica ha scosso la platea e concentrato l’attenzione sul discorso della certezza della pena, oggi argomento più che sentito: “Non voglio raccontare ancora la morte di mia figlia ma testimoniare che rappresento molte madri, tutte quelle a cui sono state strappate le figlie, ragazze che non hanno più voce e mai più potranno parlare. Ad oggi, così come stanno le cose – ha denunciato con rabbia la mamma di Veronica – con gli sgravi di pena, le licenze premio per buona condotta, ecc ecc, fra quattro cinque anni mi vedrò camminare fuori casa l’assassino di mia figlia”.

Il Beatrice, infatti, nonostante una prima sentenza di 30 anni, è stato poi condannato a soli 18 anni, nonostante l’accertata colpevolezza e l’aggravante dei futili motivi. Il racconto delle fasi processuali da parte dell’avvocato Stellato ha ulteriormente sgomentato il pubblico: “Abbiamo vissuto un processo denso di tensioni e pressioni – ha raccontato Stellato – ricco anche in contraddizioni ed incongruenze, nel corso del quale pare che al Beatrice siano stati abbuonati almeno 15 anni. Ma la storia di Veronica processualmente non è ancora finita. Il 28 maggio saremo ancora in aula a discutere in Cassazione, l’ultimo grado di giudizio e a contestare quei 18 anni, insoddisfacenti relativamente all’orrido delitto commesso. Noi ci auguriamo di aprire una breccia, perché un processo del genere è un processo che non si ripete. Ci auguriamo che la Cassazione possa riequilibrare gli elementi sfalsati, solo così si può recuperare una fiducia nell’individuazione della pena. Se dovessimo fare una valutazione generale dovremmo rivalutare parecchie cose del nostro sistema giuridico”.

Un dibattito serrato in particolare quello tra il Gip Egle Pilla e l’uditorio. Il magistrato si è trovato quasi a dover difendere il proprio operato e quello dell’intera magistratura dalla rabbia e dall’incomprensione dei presenti che, profittando di questa simbolica presenza, hanno chiesto leggi nuove che consentano di giudicare con maggiore equilibrio e pene esemplari casi del genere. “Entrare in quella Camera di Consiglio e prendere una decisione – ha dichiarato il Gip Pilla – è la cosa più difficile in assoluto che si possa fare, soprattutto relativamente all’aderenza tecnica alle leggi. Il nostro lavoro è denso di condizionamenti che dobbiamo assolutamente e costantemente superare”.

Sul Blog di Veronica Abbate: www.veronicaabbate.it ci sono tutte le informazioni sulla battaglia che mamma Clementina sta conducendo con la sua associazione Veri per la petizione sulla Certezza della Pena. Sul sito http://www.movimentoperlitalia.it troverete il modulo da scaricare.

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