Caserta

Sace, la Corte dei Conti condanna ex sindaco Falco

Luigi FalcoCASERTA. L’ex sindaco Luigi Falco, tre ex assessori e un ex dirigente comunale sono stati condannati dalla Corte dei Conti ad un risarcimento di oltre 8 milioni di euro.

Il caso si riferisce alle indagini eseguite dai finanzieri del Nucleo Regionale di polizia tributaria Campania che, quattro anni fa, segnalarono il pagamento, da parte di due diverse amministrazioni comunali, di somme non dovute, per 40 milioni di euro, alla Sace, società appaltatrice del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti nel comune di Caserta.

Sotto processo sono finiti gli amministratori in carica tra il 1996 e il 2003, ossia gli ex sindaci Aldo Bulzoni e Luigi Falco, gli ex assessori Francesco Cundari, Gerardo Di Vece, Giuseppe Maccauro, Carlo Marino, Giuseppe Messina, gli ex consiglieri Vincenzo Ascione, Giuseppe Caccavale, Pio Del Gaudio, Pietro Della Peruta, Giuseppe Ferrante, Lorenzo Gentile, Giovanni Lombardi, Pasquale Pratillo e Catello Tronco, i dirigenti Marcello Iovino, Bruno Mariano, Alfredo Messore e Ferdinando Sibillo.

La sezione regionale della Corte dei Conti, composta dal presidente Enrico Giustapane, e dai consiglieri Federico Lupone e Tommaso Viciglione, ha stimato in 8 milioni e 330mila euro il danno subito dal Comune di Caserta, condannando Luigi Falco (sindaco dal 1997 al 2003) nella misura di 1.056.000 euro, Gerardo Di Vece (assessore all’ecologia dal 1998 al 2000) per 2.007.500 euro, Giuseppe Maccauro (assessore all’ecologia dal 2001 al 2002) per 999.500 euro, Attilio Romano (assessore all’ecologia dal 2002 al 2003) per 630.000 euro, e Alfredo Messore (dirigente settore ecologia dal 1999 al 2003) per 3.637.000 euro.

Il collegio ha ribadito “l’assoluta e inescusabile negligenza o superficialità dei convenuti che, nello svolgimento delle rispettive funzioni, non potevano non essere più che consapevoli delle problematiche che andavano delineandosi nell’ambito del servizio di igiene urbana gestito dalla Sace”.

Secondo i giudici, il sindaco “avrebbe dovuto sovrintendere al funzionamento del servizio in questione e, ispirandosi ai molteplici dibattiti che andavano svolgendosi in Giunta e in Consiglio, individuare più di un motivo di censura in ordine al comportamento sia della Sace che dei suoi interlocutori e, quindi, attivarsi quale organo responsabile dell’Amministarzione per equilibrati e calibrati interventi”; gli assessori all’ecologia “erano tenuti ad esercitare il mandato senza sottrarsi al dovere istituzionale di evidenziare e contestare comportamenti omissivi o commissivi che andavano registrandosi ai danni della finanza comunale”; il dirigente del settore ecologia “era certamente ben consapevole di ogni questione che contribuiva a rendere sempre più ampio il denunciato panorama di illegittimità e illiceità”.

Prosciolti, invece, tutti gli altri ex amministratori imputati.

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