Teverola

Duemila operai della Indesit a Torino: “No alla chiusura di None”

TEVEROLA. Centinaia di lavoratori della Indesit Company di Teverola e Carinaro, assieme ai rappresentati delle amministrazioni comunali del loro territorio, hanno manifestato venerdì scorso, a Torino, contro la chiusura degli stabilimenti di None, in segno di solidarietà verso i propri colleghi torinesi. foto-video

Assieme a loro anche gli operai marchigiani di Fabriano e quelli trevigiani di Refrontolo. In tutto 2mila lavoratori. Tante bandiere di Fim, Fiom e Uilm, i tre principali sindacati di categoria, che per una volta si sono incrociate con i gonfaloni delle istituzioni, tra queste i comuni di Teverola (rappresentato dal vicesindaco Carmine Tana), Carinaro (con il vicesindaco Angelo Sglavo), Gricignano (con il vicesindaco Francescantonio Russo), paesi da cui provengono in gran parte gli operai degli stabilimenti casertani, nonché i comuni di Torino, con il sindaco Sergio Chiamparino, Rivoli e Alpignano e la Provincia di Torino con il presidente Antonio Saitta.

Ad aprire il corteo un furgoncino con sopra Caterina e Fabio, due operai di Teverola vestiti da sposi, a simboleggiare la loro contrarietà al “divorzio” tra la Indesit e None. Poi una grossa bara di cartone con su scritto “Indesit-None: il futuro di 650 lavoratori?”. E ancora persone vestite da lavatrici “in lacrime” e cartelloni rivolti soprattutto alla famiglia Merloni, che controlla la Indesit, e in particolare alla figlia di Vittorio Merloni, Maria Paola, erede del gruppo e deputato del Partito Democratico. “Maria Paola riesci a dormire la notte?” – “Vittorio Merloni è un signore, i figli sono vampiri”. In piazza Castello sono intervenuti i vari sindacati e i politici. “Anziché andare in tv a fare proclami che pur riteniamo condivisibili contro la chiusura dell’Indesit di None, il governo deve prendere in mano la situazione convocando un tavolo nazionale con l’azienda e i sindacati”, ha detto il sindaco Chiamparino.

il corteoLa Indesit annovera 17mila dipendenti e 18 siti produttivi in Italia, Russia, Polonia, Turchia e Gran Bretagna. Negli ultimi mesi è in preda alla crisi: i fatturati sono in calo, le vendite diminuite, la redditività ridotta e gli operai spesso vengono messi in cassa integrazione. Gli ordinativi prevedibili per il 2009, ha comunicato l’azienda, non giustificano il mantenimento di due siti, uno in Italia e uno in Polonia, e ovviamente si vuole tenere in vita quello polacco dove ci sono minori costi per manodopera ed energia e un’inferiore tassazione. Non bisogna poi dimenticare la situazione degli stabilimenti casertani di Teverola e Carinaro, anche qui c’è preoccupazione per un’analoga sorte. “Ma – sottolinea Anna Trovò, segretario nazionale della Fim-Cisl – se queste fossero motivazioni sufficienti per chiudere una fabbrica, potrebbero essere considerate utili per chiudere anche tutte le altre. E’ inaccettabile la scelta di dismettere l’attività, di farlo con quelle motivazioni, dimenticando i profitti di anni, escludendo ipotesi di recupero. E’ socialmente irresponsabile immaginare che la storia industriale di tanti anni si arresti in base ad una valutazione contabile di breve periodo”.

Guarda le foto (clicca x ingrandire)

Sciopero Indesit a Torino (20.03.09) VIDEO

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