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Pdl, Berlusconi: “Nostra missione è ammodernare lo Stato”

Silvio BerlusconiROMA. Il Popolo delle Libertà è nato ufficialmente. La terza e ultima giornata del congresso fondativo ha visto protagonista il premier Silvio Berlusconi, acclamato all’unanimità presidente del partito unico.

Dopo l’intervento di venerdì, durante il quale aveva ripercorso le tappe fondamentali di questi ultimi 15 anni di politica, dalla “discesa in campo” a questa nuova esperienza di governo, il presidente del Consiglio ha tenuto un discorso conclusivo di circa un’ora, parlando stavolta del futuro.

Assente Gianfranco Fini, ma l’entourage del premier ha assicurato che si trattava di un’assenza prevista e che dunque non va caricata di significati politici. “Grazie per la vostra fiducia e amicizia, per l’affetto. Mi avete affidato una entusiasmante responsabilità, quella di guidare il Pdl. Mi auguro di essere all’altezza, cercherò di non deludervi mai”, esordisce Berlusconi, ringraziando subito Fini per avergli riconosciuto, nel suo intervento di sabato, “una lucida follia”, anche perché ammette: “Un po’ matto lo sono davvero”.

Il primo argomento trattato dal Cavaliere è quello delle riforme istituzionali: “La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. Una delle missioni della nostra maggioranza è ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato”. E, proprio sulle riforme, che andrebbero fatte assieme alle opposizioni, attacca i suoi avversari politici: “Le riforme andrebbero fatte in due, ma dopo le esperienze di questi anni c’è molto da dubitare sulla serietà della nostra controparte. Se ci sarà un atteggiamento di confronto, sarò il primo a rallegrarmene e a darne atto ai leader della minoranza; ma nel frattempo la nostra maggioranza e il Pdl non possono sottrarsi al dovere di fare la loro parte”.

Poi un tema affrontato anche da Fini, quello della modifica della seconda parte della Costituzione: “E’ urgente farlo, senza stravolgerla”, dice Berlusconi che, parlando dei poteri del premier, sottolinea: “Noi la riforma istituzionale l’avevamo già fatta, completata nel 2005, ma la sinistra, la stessa che oggi plaude alla richiesta di riforme, impedì di raggiungere la maggioranza dei due terzi del Parlamento e promosse il referendum che abolì quella riforma. La conclamata volontà costituente degenerò in una campagna di insulti, in ridicole accuse di regime. Ora le riforme per la modernizzazione delle istituzioni le stiamo facendo con la nostra maggioranza”. “La Costituzione – continua il Cavaliere – assegna al presidente del Consiglio dei poteri quasi inesistenti. In altri Paesi, invece, il premier ha poteri veri: in Italia ahimè ha solo poteri finti e così il governo non può intervenire con prontezza e lo Stato non può funzionare. Il Paese ha bisogno di governabilità”.

Sulla crisi economica annuncia un’iniziativa: “Un prestito d’onore per tutti i giovani che vorranno aprire un’impresa”. Mentre sul federalismo, che definisce “una riforma importante, non un tributo alla Lega di Bossi”, evidenzia come “ci sarà una riduzione delle spese inutili e tutto ciò che sarà risparmiato verrà utilizzato per diminuire le tasse”.

E, ancora, il piano casa (“Sarà dedicato anche e soprattutto ai giovani”), la scuola (…“non sarà più un ammortizzatore sociale. Il titolo di studio non sarà più un pezzo di carta, ma garanzia di lavoro e le famiglie meno fortunate dovranno poter scegliere tra istruzione statale e privata. Saranno premiate le università con gli standard migliori, la selezione del corpo docente non deve essere più una riserva privata per parenti e amici”) e le pari opportunità (“C’è una disparità occupazionale e salariale a danno delle donne, in Italia c’è una questione femminile da risolvere”).

Sul prossimo appuntamento delle Europee, Berlusconi cita un ultimissimo sondaggio (“Siamo al 44% e non ci possiamo accontentare”) e, annunciando ufficialmente la propria candidatura a capolista del Pdl, lancia la sfida al leader del Pd Dario Franceschini: “La mia candidatura è una candidatura di bandiera, una bandiera dietro la quale un vero leader chiama a raccolta il suo popolo. Sarebbe bello che anche il leader dell’opposizione, se è lui stesso un leader, facesse altrettanto”.

Il congresso ha approvato lo statuto del Pdl, sui 5.820 delegati 4 i voti contrari e 5 gli astenuti. Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini (già coordinatore nazionale di Forza Italia) sono i tre nuovi coordinatori del Pdl.

Durante il suo intervento, il ministro della Difesa La Russa ha parlato anche dell’alleata Lega Nord e dell’ex alleata Udc. Al partito di Bossi ha detto: “Sono convinto che si possa trovare un percorso, ma devono sapere che vanno rinnovate le formule di intesa per una più vicina e forte assimilazione. La competizione non è un male ma non può non essere ad armi tra pari tra alleati. Non può dunque essere quella in cui tocchi sempre al Pdl di farsi da parte, perché noi dobbiamo dare delle risposte ai nostri elettori”. A Casini invece l’appello: “Il percorso verso il bipolarismo per noi è irrinunciabile, lo dico all’Udc”.

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