Caserta

“Cittadinanza e Costituzione”, intervista al professor Mingione

Giuseppe MingioneCASERTA. Intervista al professor Giuseppe Mingione, già ordinario di scienze all’Itc “C. Pavese” di Caserta, e componente della Commissione “Cittadinanza e Costituzione” del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

D. La legge Gelmini n. 169 dell’ottobre scorso ha previsto la sperimentazione nazionale della disciplina “Cittadinanza e Costituzione”. A che punto si trova questa iniziativa?

R. A breve, il Ministro Gelmini firmerà il Decreto che presenta le caratteristiche di questa nuova disciplina.

Nel corrente anno scolastico le scuole si dedicheranno alla sensibilizzazione, alla formazione del personale e alla messa a punto dei progetti sperimentali, mentre nel prossimo tutte le scuole, da quella dell’infanzia alla secondaria superiore potranno aderire alla sperimentazione nazionale, che avrà il fine di ottimizzare le modalità di acquisizione delle conoscenze e delle competenze relative a “Cittadinanza e Costituzione”, e di massimizzare gli effetti formativi.

D. Si tratta di una novità o semplicemente della riesumazione dell’educazione civica ?

R L’educazione civica, introdotta nel 1958 dall’allora ministro Aldo Moro, affidata all’insegnante di storia, con due sole ore mensili, senza voto distinto, finì per scomparire, a beneficio della storia.
Il mondo non solo giovanile soffre per la mancanza di una diffusa “cultura costituzionale”, e ancor più profondamente di una coscienza etica e civile. Negli ultimi anni la domanda di “educazione civica” (la civic education internazionale) è stata assai diffusa e motivata, come dimostrano i sondaggi d’opinione, e il gradimento di questa iniziativa, che le rappresentanze degli insegnanti, degli studenti e dei genitori hanno espresso nelle audizioni parlamentari.
Quella che ritorna, nell’intenzione del legislatore e del gruppo ministeriale che ha lavorato al progetto, non è una “educazione”, una delle tante educazioni “trasversali”, che negli anni ’90 hanno arricchito assai debolmente il curricolo scolastico, ma una disciplina con contenuti precisi “da studiare” e da vivere negli atteggiamenti e nei comportamenti.
Vivere in una società, anche nella microsocietà scolastica, con l’impegno a farne una comunità di vita, significa maturare la capacità di cercare e di dare un senso all’esistenza e di elaborare dialetticamente i costrutti dell’identità personale e della solidarietà, della libertà e della responsabilità, della competizione e della cooperazione.

In questa prospettiva, l’ordinamento giuridico, che trova nella Costituzione il suo nucleo generativo e il suo fondamentale impianto organizzativo, non va considerato come uno dei tanti schemi astratti e immutabili con cui la scuola obbliga gli studenti ad affaticare la memoria, ma come un germe vitale, che si sviluppa lentamente, non senza ostacoli e resistenze di tipo interno ed esterno, nella vita dei ragazzi e in quella della classe e della scuola.

Tale ordinamento si rivela progressivamente come potente strumento per comprendere, per accettare e per trasformare la realtà, per impostare relazioni, per affrontare e risolvere in modo non violento i conflitti a tutti i livelli e per immaginare e promuovere nuove regole, coerenti con quei principi e con le linee portanti dell’ordinamento democratico.
L’educazione alla cittadinanza e alla cultura costituzionale è una finalità di ampio respiro cui la scuola è prioritariamente chiamata, ma che richiede il supporto delle famiglie, nonché articolate condivisioni tra istituzioni politiche e scolastiche.

D. Come si potrà, con la limitatezza delle ore a disposizione delle scuole, e in particolare della storia?

R. La sperimentazione consentirà di mettere a punto questa idea. Se le cose andranno bene, si potrà anche ricalibrare il curricolo, e cioè i regolamenti approvati in prima lettura dal Governo, tenendo conto non solo del passato, ma anche del presente e degli strumenti per affrontare il futuro. Operazione difficile, ma non impossibile, che chiama in causa anche le Indicazioni nazionali, che dovranno essere riviste. Ora la parola è agli insegnanti e ai dirigenti.

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